Ucraina: il conflitto prosegue, nonostante la tregua. Parigi e Berlino lanciano un appello. La UE “spera”…

Ucraina: il conflitto prosegue, nonostante la tregua. Parigi e Berlino lanciano un appello. La UE “spera”…

Nella tarda serata di lunedì 16 febbraio, l’Unione europea ha fatto appello all’arresto totale dei combattimenti nell’est dell’Ucraina, dove invece proseguono le ostilità in parecchi punti caldi, nonostante la fragile tregua sigla a Minsk. Erano circa le ore 22, ora di Berlino, quando Hollande, la Merkel e il presidente ucraino Poroshenko hanno espresso “la loro preoccupazione sul proseguimento dei combattimenti a Debaltseve”, città strategica dell’est. L’esercito ucraino e i ribelli separatisti si sono accusati a vicenda lunedì di aver violato il cessate il fuoco in vigore dalla notte di domenica. Ciascuna forza ha sostenuto che non è possibile, in queste condizioni, procedere alla ritirata degli eserciti al di qua della linea del fronte, come convenuto negli accordi di Minsk.

Holland, Merkel e Poroshensko hanno avuto uno scambio telefonico nel quale hanno “sottolineato l’auspicio che gli osservatoti OSCE abbiano libero accesso, per proseguire nel loro lavoro sul terreno in modo obbiettivo e di far applicare il cessate il fuoco”. Angela Merkel aveva riconosciuto, fin dal pomeriggio di lunedì, che “la situazione è fragile. Non ci si poteva attendere altro. Ho sempre detto che non vi è alcuna garanzia che la nostra impresa avesse avuto successo. È un cammino estremamente difficile”.

Da parte sua, Federica Mogherini, Alto responsabile della politica estera UE, in missione a Madrid ha ripetuto che “fragile come sia, la nuova tregua è l’unica opzione per sperare nella risoluzione del conflitto. Il nostro ruolo in questi giorni è critico, cruciale e consiste non solo nell’attesa di poter vedere se l’accordo funziona, ma di fare tutto il possibile perché venga applicato”.

Sul terreno, combattimenti continuano a tormentare la cittadina di Debaltseve, nodo ferroviario a 65 chilometri a nord del confine separatista del Donetsk, e il villaggio di Chyrokine, a una quindicina di chilometri da Mariupol, nella parte meridionale della linea del fronte. In quest’ultimo villaggio, cinque soldati ucraini sono stati uccisi dall’inizio del cessate il fuoco. In questo contesto, la ritirata delle armi pesanti, prevista dagli accordi di Minsk 2, siglati la settimana scorsa tra i ribelli e gli ucraini, è di fatto rimessa in causa da entrambi i lati. “Non è in questione per il momento una ritirata delle armi pesanti”, ha dichiarato il portavoce dello stato maggiore dell’esercito ucraino, Vladislav Seleznev, “Come si possono ritirare le armi se i ribelli tentano di attaccarci con i carri e sparano contro di noi in continuazione?”.

Dal canto loro, i separatisti accusano l’esercito ucraino di sparare sull’aeroporto di Donetsk, ed hanno invitato i giornalisti in quel luogo perché ne potessero testimoniare. I media esteri all’aeroporto hanno poi constatato che gli spari erano cominciati prima ancora del loro arrivo. Eduard Bassourine, uno dei capi separatisti, ha detto ai giornalisti che “il ritiro delle armi pesanti non si può fare se non a certe condizioni, e soprattutto dopo l’arresto totale degli attacchi”.

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