Israele scarcera la piccola Malak Al-Khatib. La detenzione dei minori palestinesi indigna il mondo

Israele scarcera la piccola Malak Al-Khatib. La detenzione dei minori palestinesi indigna il mondo

Dopo sei settimane di detenzione, la quattordicenne studentessa Malak Al-Khatib, palestinese residente nel villaggio di Beitin, Cisgiordania occupata, è stata finalmente rilasciata dalle autorità israeliane. La giovanissima palestinese arrestata e detenuta ingiustamente era diventata uno dei simboli della collera dei palestinesi, soprattutto contro gli abusi della polizia israeliana e gli arresti dei minorenni nei Territori occupati. Malak è la più giovane detenuta palestinese nelle carceri israeliane, ed è diventata una sorta di icona. Arrestata il 31 dicembre scorso nei pressi di una strada trafficata soprattutto dai coloni israeliani, Malak era stata accusata di aver lanciato pietre e di possedere un coltello col quale avrebbe minacciato di pugnalare i militari che cercavano di interrogarla. Dopo tre settimane di detenzione, Malak è stata giudicata da un tribunale militare, la sola corte israeliana competente nei Territori occupati, e condannata il 21 gennaio scorso a due mesi di reclusione e a 1500 dollari di ammenda. La corte si è affidata esclusivamente alla confessione dell’adolescente palestinese. Suo padre, però, Ali Al-Khatabi, contesta le accuse e obietta che la confessione è stata estorta, perché la ragazza è stata posta sotto evidente pressione (il carcere).

“Mia figlia ha 14 anni. Una volta condotta nelle galere dell’esercito israeliano, avrebbe confessato qualunque crimine, così tanto era il suo terrore. Se le avessero chiesto se possedeva bombe nucleari avrebbe certamente risposto che le aveva!”, ha detto il padre della ragazza alla stampa palestinese. L’Unicef, l’organismo dell’ONU per la difesa e la tutela dei diritti dei minori, già da tempo denuncia che i tribunali militari israeliani si fondano regolarmente sulle confessioni dei ragazzi e rifiutano la loro liberazione su cauzione. Inoltre, sostiene che i metodi d’indagine dei militari puntano al terrore che conduce i ragazzi a sottoscrivere qualunque cosa venga loro imposta.

In un rapporto del 2013, l’Unicef scrive che gli interrogatori dei soldati israeliani sono segnati da atti “intimidatori, da minacce fisiche o sessuali contro i ragazzi o contro membri delle loro famiglie”, e da privazioni di acqua, cibo, accesso ai bagni e ai farmaci. Si tratta di pratiche vietate dalla Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo e dalla Convenzione contro la tortura, segnala l’Unicef.

L’Associazione Defence for Children International rivela che “ogni anno, tra i 500 e i 700 bambini palestinesi compaiono dinanzi ai tribunali militari israeliani. La legge israeliana autorizza il processo dei minori nelle corti militari addirittura a partire dai 12 anni, un fatto unico al mondo”. E infine, solleva la grande questione dei numeri: dei 6500 detenuti palestinesi nelle prigioni israeliani, ben 200 sono minori.

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