Carla Cantone (Spi-Cgil). Renzi operi per un paese di giovani e anziani. Invecchierà meglio

Carla Cantone (Spi-Cgil). Renzi operi per un paese di giovani e anziani. Invecchierà meglio

I dati non consentono equivoci. Parlano chiaro, siamo un paese dove nascono sempre meno figli. Ce lo rimproverano anche organismi economici europei che fanno della natalità uno dei fattori per la ripresa, la crescita del nostro Paese. Nel 2014 le nascite sono state solo 502 mila, livello minimo dall’Unità d’Italia. L’aspettativa di vita è di 80,2 anni per gli uomini, 84,9 per le donne. L’età media è 44 anni. Il 13,8% ha fino ai 14 anni, il 64,4 da 15 a 64 anni, il 21,7% oltre i 65 anni. È questo il quadro da cui parte l’intervista con Carla  Cantone, segretario generale dello Spi Cgil, il sindacato dei pensionati che sfiora i sei milioni di iscritti. Fa riferimento anche ad un articolo di llvo Diamanti comparso di recente su Repubblica: “L’ho letto con grande interesse. La sua analisi non lascia scampo ad interpretazioni e pone problemi reali: che il nostro non sia un paese per giovani è sotto gli occhi di tutti. Così come è del tutto evidente che i cosiddetti ‘vecchi’ siano tanti. In prospettiva, saranno sempre di più, come ci dicono tutte le analisi demografiche”.

Si inventa un conflitto di generazioni che non ha ragione di essere

“Invece di affrontare questo problema per quello che è, lo si guarda dal punto di vista del conflitto tra le generazioni. Gli anziani sarebbero privilegiati e tutelati, sottrarrebbero risorse ai giovani che invece non hanno né privilegi, né tutele. E in vari strati della società trova consensi, ma non per dare ai giovani quelli che vengono definiti privilegi e che gli anziani non hanno. Ma per toglierli punto e basta.”  È uno dei tanti danni innescati dalla crisi – dice Cantone – che ci ha reso più deboli e fragili, che ha minato certezze e reso meno roseo il futuro. E che oggi ci spinge a stare gli uni contro gli altri al grido dell’antico motto “mors tua vita mea”. La segretaria  dello Spi si è conquistata un posto in prima fila nei talk show televisivi in cui “fa entrare” un po’ di realtà della vita. Le parole, spesso,volano via in fretta. Come si dice scripta manent, non c’bisogno di tradurre dal nostro latino, perciò legge il primo punto programmatico dell’organizzazione che dirige, “il  patto di alleanza tra giovani e anziani per uscire dalla crisi con maggiore uguaglianza e giustizia sociale.

Non c’è una categoria che più di noi abbia a cuore i problemi dei nostri figli e nipoti

Non c’è una categoria che ha più a cuore il futuro dei giovani di quella degli anziani e dei pensionati. Sono i loro figli e nipoti, a cui danno tutto quello che hanno, anche e soprattutto in questo momento di grande difficoltà. Magari anche rinunciando a qualcosa per sé stessi come una medicina, un vestito, un prodotto alimentare, non raramente addirittura alla propria casa svenduta con la formula della nuda proprietà. Non è un caso che si parli spesso degli anziani come dell’ultimo ammortizzatore sociale ancora in grado di offrire un aiuto concreto.”

Prende fiato, come fa in tv quando ascolta i tanti “maestri”, i tuttologi vogliono impartire lezioni. Lei richiama la realtà.  “Pensiamo alle nostre famiglie, a quelle dei nostri amici e conoscenti, dei nostri vicini di casa. C’è sempre un anziano che si fa carico di un figlio che ha perso il posto di lavoro o di un nipote che dopo aver tanto studiato non riesce a trovare un’occupazione. Se il nostro paese oggi non è affondato del tutto è anche perché almeno queste relazioni e questa solidarietà generazionale ha tenuto.” O la interrompi oppure prende il largo e di “racconti di vita”, a contatto ogni giorno con persone che hanno tanti problemi, di “passare la giornata” e ricorda chi per sfamarsi gira per mercati quando i banchi chiudono e ortaggi e frutta li trovi per terra. Ma, le chiedo, quanto può durare, quanto regge un paese, un grande paese come il nostro che vede in difficoltà giovani e anziani, uniti nella lotta, si diceva una volta? “Il problema  è serio, molto grave, andrebbe affrontato.

Un milione di cartoline al premier: “Non stiamo sereni”. Si occupi della condizione degli anziani

 A Renzi abbiamo inviato,insieme a Cisl e Uil, anche un milione di cartoline dal titolo ‘Non stiamo sereni’, chiediamo al governo di occuparsi della condizione dei pensionati e degli anziani, a partire dall’estensione anche a loro del bonus di 80 euro”. Risposte? “Non ancora, ma non molliamo. Un premier giovane ha dalla sua l’energia e la vitalità di cui il paese ha bisogno per uscire fuori da questa situazione. Ma deve saper rappresentare tutti, se non vuole rischiare di invecchiare (politicamente) anche lui, come lascia intendere Diamanti. Ci permettiamo allora di suggerirgli alcune nostre considerazioni”.

Si intervenga sui redditi più elevati. Il problema del welfare

“Siccome bisogna dare risposte tanto ai giovani quanto agli anziani la nostra idea – afferma – è che si possa e si debba davvero ragionare su un prelievo di solidarietà. Ma non è una generazione sola che deve pagare – i pensionati – bensì una classe sociale, quella che negli anni della crisi ha continuato ad accumulare ricchezza.Si intervenga allora su tutti i redditi molto elevati, siano essi da pensione o da lavoro e si destinino tutte le risorse risparmiate sull’occupazione giovanile.” Andiamo avanti, “c’è il problema  del welfare, dei servizi sociali e sanitari, dell’assistenza a chi è più in difficoltà. Se ne parla poco e male. In un paese che invecchia – sottolinea – approntare un piano straordinario di welfare sarebbe non solo lungimirante ma anche e soprattutto utile perché in questo modo si darebbero delle risposte agli anziani e al tempo stesso si creerebbero nuove occasioni occupazionali per  i giovani”.

Professionalità e competenze di cui avremmo bisogno

“Di quante professionalità e competenze avremmo bisogno – conclude – per affrontare l’invecchiamento della popolazione? Quali contributi potrebbero portare la ricerca, l’innovazione, il mondo della scuola e dell’università per definire strategie all’avanguardia? Non sono domande retoriche. Il welfare può davvero diventare un elemento di traino della nostra economia. Basta volerlo. Basta che lo voglia Renzi. Il premier diventerà vecchio, come è giusto e normale che sia.” Mentre lo dice se lo immagina, sembra vederlo e gli dà un consiglio: “Adoperarsi per rendere il nostro un paese sia per i giovani che per gli anziani lo aiuterà ad invecchiare meglio”.

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