Uno spettro si aggira per l’Europa: la sinistra antiliberista che vince in Grecia e in Spagna

Uno spettro si aggira per l’Europa: la sinistra antiliberista che vince in Grecia e in Spagna

“Uno spettro si aggira per l’Europa”. Le prime parole del Manifesto comunista di Karl Marx si adattano splendidamente a quanto sta accadendo in queste ore in molte capitali d’Europa e sulle piazze borsistiche. Nell’Europa del Sud, in realtà, tra Madrid e Atene, sta emergendo il fantasma della sinistra, che in tanti, a destra, si affannano a giudicare “radicale”, semplicemente perché propone un’alternativa politica ed economica al liberismo fin qui imperante, ovunque in Europa. Lo spettro è costituito da due fantasmi, che ormai spaventano il sonno di tanti leader europei, si chiamano Podemos in Spagna e Syriza in Grecia. E se in Spagna, per ora non si parla di elezioni, ma si sonda l’opinione pubblica, che dà a Podemos ottimi risultati, l’appuntamento greco delle elezioni legislative generali il prossimo 25 gennaio, con Syriza e il suo leader molto amati dal popolo greco e dati in crescita, spaventa cancellerie e palazzi presidenziali europei.

L’annata economica 2015, infatti, non poteva iniziare nel modo peggiore per la zona euro. Lunedì 5 gennaio, le Borse europee erano in caduta vertiginosa, la Borsa di Milano segnava un -4,92%, Parigi -3,31%, Atene -5,63%, prima di riprendersi leggermente il giorno dell’Epifania. Intanto, i tassi d’interesse sui titoli decennali tedeschi e francesi toccavano livelli molto bassi: 0,49% i francesi, e 0,80% i tedeschi. La moneta europea, infine, ha toccato l’1,18 contro il dollaro, la punta più bassa dal 2006 (e non è detto che sia un male, il deprezzamento dell’Euro).

A chi viene attribuita la colpa di tante clamorose difficoltà del capitalismo finanziario europeo? Ma certo, a Tsipras e a Syriza. Nelle maggiori piazze finanziarie la chiamano ormai “Grexit”, uscita della Grecia dall’Euro, dopo l’intemerata dichiarazione di Angela Merkel rilanciata dal settimanale Der Spiegel, per la quale l’uscita dall’Euro della Grecia sarebbe inevitabile se Syriza dovesse vincere le elezioni. Il timore della Merkel (e delle banche tedesche, che possiedono parte rilevante del debito pubblico greco) è che abbia successo la politica di Tsipras di uscita dalle politiche di austerità e di rinegoziazione del debito pubblico. Quest’ultimo ammonta al 174,4% del PIL greco e dopo la sua ristrutturazione del 2012, appartiene agli Stati europei e ai creditori internazionali. Dopo il fallimento del governo di Nuova Democrazia (famiglia dei Popolari europei) e del suo leader Antonis Samaras, che poteva contare su una maggioranza di centrodestra di pochi voti, e dopo la sorpresa del sorpasso di Syriza alle Europee di maggio 2014, è evidente che qualunque dichiarazione dei leader europei, che rimbalza in modo acritico sulla stampa di tutta Europa, ha l’effetto di una indebita ingerenza nel libero voto dei greci. Le dichiarazioni tedesche sono un intervento a gamba tesa, evidentissimo, sono una pressione sugli elettori greci. E anche false, perchè, come hanno spiegato i “burocrati” di Bruxelles, attraverso la portavoce della Commissione, Annika Breidthardt, l’appartenenza all’Unione monetaria è “irrevocabile” (occorre avvertire anche Grillo e Salvini in Italia). Da oggi, la signora Merkel è in visita a Londra, e il prossimo 11 gennaio incontrerà il presidente francese Hollande, a Strasburgo. Parleranno della Grecia e alla Grecia, dove appunto c’è una forza di sinistra che rifiuta di risolvere la crisi sociale ed economica attraverso ricette neoliberiste guidate dall’austerità. Cosa dice infatti Tsipras? La Grecia si è impegnata a rimborsare tra i 4 e i 18 miliardi all’anno, dal 2015 al 2047, ai creditori, senza contare gli interessi. Ciò significa che questa cifra ingoierà quasi integralmente le eccedenze primarie del paese, che gli impediranno di investire nel prossimo futuro. Se il governo greco non dovesse intervenire per rinegoziare questa situazione, il popolo greco non avrebbe più futuro. Questo dice Tsipras.

Il direttore del quotidiano francese Liberation ha scritto un puntuto editoriale a sostegno di Tsipras e di Syriza. “Due partiti falsamente definiti populisti”, scrive il direttor Laurent Joffrin, “minacciano di arrivare al potere in Grecia e in Spagna. Gli europei se la sono cercata. L’austerità ha fatto perdere a greci e spagnoli un quarto del loro potere d’acquisto. Ha determinato il record di disoccupazione giovanile. E questi sacrifici non hanno fatto ridurre il debito di un solo euro: è venuto il tempo di vagliare altre alternative”. Siamo perfettamente d’accordo con lui, soprattutto quando conclude: “rilanciare la crescita e rinegoziare il debito con la Banca centrale: Spagna e Grecia possono essere ottimi laboratori politici, non di un tramonto mitologico, ma di un nuovo compromesso sociale. Riformisti e radicali, tutta la sinistra europea li osserva”.

A sua volta, Marc Lazar, studioso e politologo noto anche in Italia, ha scritto che al di là delle forme politiche innovatrici, i programmi di Podemos e di Syriza riprendono ampiamente la sostanza delle ricette keynesiane della socialdemocrazia europea degli anni 60 e 70. Podemos è più vicina alla tradizione socialdemocratica svedese di Olof Palme, che al rivoluzionario venezuelano Hugo Chavez. E Syriza se fosse davvero in testa alle elezioni del 25 gennaio prossimo dovrebbe comunque trattare un nuovo compromesso sociale con il resto della sinistra socialista. La verità indiscutibile è che finalmente dai paesi del Sud Europa può arrivare un contagio positivo, quello della sinistra antiausterità che vince contro le politiche neoliberiste.

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