Legge elettorale e Quirinale, intreccio pericoloso. Senatori Pd a rischio frattura: no ai capolista bloccati

Legge elettorale e Quirinale, intreccio pericoloso. Senatori Pd a rischio frattura: no ai capolista bloccati

Come ai condannati a morte, là dove esiste ancora questo barbaro rito, si dava il tempo di fumare una sigaretta, così Renzi Matteo, nella sua duplice qualità di segretario del Pd e di premier ha “offerto” ai senatori riuniti una giornata in più per decidere sulla legge elettorale. Decidere è una parola impegnativa perché di  fatto la cosa è già decisa. Ha detto: “Non ci sono spazi per soluzioni alternative rispetto alla legge che vi ho proposto. Quindi rivediamoci domani verso le 12 usando queste ore per evitare rotture e rimandiamo  l’inizio della votazione a domani pomeriggio”.  Poi prende di mira Miguel Gotor e lo bacchetta con il sorriso sulle labbra ma, dicono i renziadi del “Giglio magico”, ha un diavolo per capello anche se fa di tutto per non dimostrarlo.  Il senatore è il primo firmatario dell’emendamento che boccia le liste bloccate, con lui altri 35. Vede questi senatori come  il fumo negli occhi, avverte che l’addio al Pd di Sergio Cofferati è un colpo molto duro le cui conseguenze possono essere molto pesanti. Non è un caso che Stefano Fassina abbia ribadito che “peserà notevolmente sul Quirinale il modo sbrigativo, offensivo per la dignità di Cofferati con cui la sua scelta è stata trattata. Tutta la minoranza del Pd chiede un confronto politico sul modello partito. Se è diventato un partito di centrodestra, sarebbe importante che lo dicesse il segretario per primo”. Pippo Civati sostiene che “ci dovremmo dimettere tutti e andare ad elezioni”.

Renzi  attacca le minoranze che diventano partito nel partito

Dunque Gotor  fa le spese dell’ira repressa di  Renzi: “Caro Miguel, arrivando qui – dice -ti ho definito il mio nemico di fiducia. Le tue critiche sono ingiuste e ingenerose, non si può usare un gruppo minoritario come un partito nel partito”. Italicum, la proposta è la seguente: “Le richieste della minoranza sono state accolte: sulle soglie, l’alternanza di genere, le liste bloccate”, e dunque “non ci sono alternative”.  Ma lui è un generoso, non per niente ricorda sempre il suo passato e presente di boy scout, allora “se qualcuno vuol fare il più uno è legittimo. Tratto ma non subisco ricatti. Sono 8 anni che falliamo, diventeranno 9. Vi do la disponibilità per discutere ancora. Poi domani alle 12 si chiude”. Dove quel  “vi do” è tutto un programma , il signore munifico con i suoi vassalli. Ancora più grave l’accusa al gruppo minoritario di diventare un partito nel partito. I firmatari dell’emendamento relativo alle liste di fatto bloccate, avrebbero voglia di rispondere al premier “ma di quale partito parla?”, “ma c’è un partito?”, “c’è Renzi e basta, parla sempre al singolare”.  Ma preferiscono non scendere sul terreno dello scontro che tanto piace al premier che può così parlare di gufi, tafazzi e via dicendo.

No a un Parlamento di nominati, non  a un “pocellinum”

La risposta, secca, spigolosa, arriverà dalla conferenza stampa che si svolge nella sala Nassiriya di Palazzo Madama. Oltre a Gotor ci sono i senatori  Paolo Corsini, Nerina Dirindin, Maria Cecilia Guerra, Carlo Pegorer e Lucrezia Ricchiuti e altri del gruppo dei 36 firmatari dell’emendamento.  Non votiamo una legge che  prevede la maggioranza degli eletti, circa il 60%, bloccati, decisi dai segretari dei partiti. Sei firmatari annunciano che si asterranno, e al Senato significa voto contrario. Gotor  e altri che intervengono rispondendo alla domande dei giornalisti smentiscono affermazioni girate in questi giorni da parte dei renziadi, con la ministra Boschi secondo cui la maggioranza dei deputati sarebbero eletti con le preferenze.  Gotor  è molto chiaro: “No ad un Parlamento di nominati. No ad un Parlamento di liste bloccate. Questo era l’aspetto più deteriore del Porcellum, come hanno detto tutti i candidati alle primarie del Pd. Questo è per noi un punto dirimente sul quale non si registrano passi in avanti e dalle proiezioni fatte dal senatore Federico Fornaro, il nuovo Parlamento sarebbe composto da un solo partito che elegge con le preferenze, il Pd. Tutte le altre forze politiche eleggerebbero parlamentari tutti bloccati”. In questo sistema, il Parlamento è “composto da nominati, mentre le preferenze sarebbero un optional dato solo alla lista che vince le elezioni”.  “Non ci stiamo, questa legge non la votiamo.” Vannino Chiti non era alla conferenza stampa, ma nel corso di una trasmissione radiofonica ha comunque ribadito la sua posizione su questa sciagurata legge elettorale: “Il Senato non sara’ più elettivo, le Province non lo sono già oggi: non è pensabile che il 60% dei deputati sia non eletto ma nominato. Non è un problema di numeri, si può trovare un equilibrio: l’importante è che la maggioranza dei deputati sia scelto dai cittadini”.

Le candidature plurime mettono  a rischio la costituzionalità

Ma ci sono  anche molti altri inconvenienti che  ne metterebbero in dubbio la costituzionalità. Le pluricandidature sono un meccanismo perverso  “creando “ candidati di seria A e di serie B,  secondo  le scelte  che farà il pluricandidato. Per non parlare del fatto che a fronte di “nominati” della Camera  il nuovo Senato è composto da eletti di secondo grado. Insomma i cittadini contano quanto il due a briscola. Insomma, l’Italicum, di fatto, è un porcellinum, dicono. Dice Gotor che comunque “la nostra scelta, quella del Pd, non erano le preferenze ma  i collegi piccoli, 120-125 mila abitanti come con il Mattarellum”. Berlusconi ha messo il veto ed  è stato accettato. Ciascuno dei cento collegi  copre circa 600 mila elettori. Poi altri veti dell’ex cavaliere e siamo in presenza di pesanti condizionamenti della democrazia. Si chiede Gotor perché mai tanti sì alle richieste di Berlusconi e niente a noi che chiediamo una sola cosa, il 70% di eletti con le preferenze e il 30% nominati, una mediazione comprensiva.

Il premier  “dona” ai firmatari dell’emendamento 12 ore di tempo per ravvedersi

Renzi “dona” alla minoranza dodici ore di tempo per evitare la rottura, di fatto accettare, chinando il capo, una legge che rappresenta, insieme alle “riforme” istituzionali, una lesione della democrazia. Il capogruppo  del Pd a Palazzo Madama, Luigi Zanda, suona  la tromba per l’adunata e annuncia: “La legge deve essere approvata prima dell’elezione del presidente della Repubblica”.  Renzi è quasi ossessionato dal fatto che il percorso dell’Italicum  incroci quello del nuovo presidente. Ancora di più dopo l’abbandono del Pd da parte di Cofferati e l’alzata di scudi della minoranza che vorrebbe dire la sua sul modo in cui si sta andando verso la scelta del candidato. Bersani è ancora in  attesa di convocazione di un incontro che lo stesso premier aveva annunciato. In più c’è l’inaffidabilità di Berlusconi alle prese con i “riottosi” Brunetta, Fitto che non hanno mai accettato il patto del Nazareno e potrebbero giocare brutti scherzi, Alfano che cerca spazio, candidature che nascono e muoiono, ieri in pole Casini, oggi sembra Amato. E poi le primarie della Liguria, una brutta, pessima pagina nella breve storia del Pd. Renzi non vuole sentir ragione, non vuole discutere con la minoranza del Pd.

Cofferati: Renzi ha una idea disinvolta della moralità politica. Pd alla frutta

Dice Sergio Cofferati  che  il capo del governo “ha una idea disinvolta della moralità politica: la semplificazione di quanto accaduto in Liguria è frutto degli obiettivi di Renzi. A lui dà fastidio la dialettica interna, con gli oppositori interni non cerca il confronto. Ad esempio sulla legge elettorale discutono con tutti tranne che con la minoranza del partito”.  Intervistato da Repubblica dopo il rancoroso articolo di Merlo, quasi un risarcimento, dice: “Vedo che Renzi va in televisione a darmi dell’ipocrita, che i vicesegretari bollano come inspiegabile e ingiustificato il mio addio al Pd. Solo insulti e offese. Se un partito, invece di chiedersi le ragioni delle dimissioni di uno dei suoi fondatori, reagisce così, siamo alla frutta. Anzi, ormai al digestivo”.“Il premier – afferma -non vuole la scissione ma prova un fastidio visibile con quelli che nel suo partito non sono d’accordo con lui”. A proposito di scissioni l’ex segretario generale della Cgil ribadisce che non è sua intenzione dar vita ad un partito, pensa ad una associazione di cultura politica, una aggregazione di persone, di esperienze, che vogliono fare un cammino insieme per il lavoro, i diritti.

Solidarietà e sostegno di Maurizio Landini. Un’idea  per l’associazione

Ha avuto la solidarietà, il sostegno  di Maurizio Landini,il segretario generale della Fiom che osò parlare di onestà e si prese le critiche di Renzi. Intervistato dal Corriere della Sera risponde così a Fabrizio Roncone: “Lei continua a chiedermi se lo strappo di Cofferati può essere la scintilla per far nascere un nuovo partito a sinistra del Pd: ma io non penso a un nuovo partito, io penso invece a nuove forme di aggregazione, penso a tante persone che possono finalmente tornare a partecipare, organizzandosi nelle forme che più ritengono opportune”.   E  conclude affermando che “un personaggio del carisma di Cofferati, con le sue grandi qualità etiche e morali, può certamente contribuire ad accelerare un percorso simile (a quello di Syriza ndr) alla Grecia. Dove pure è necessario andare oltre l’idea di sinistra classica”.

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