Imprese e Pubblica Amministrazione, meno liquidità per oltre 1,5 miliardi di Euro

Imprese e Pubblica Amministrazione, meno liquidità per oltre 1,5 miliardi di Euro

Dopo i numeri certamente poco felici diffusi dall’Istat sull’occupazione giovanile e non e i più recenti sugli scivoloni della produzione industriale nel nostro Paese, nuove notizie, anche questa volta negative, per il sistema delle Pmi e non solo. Fino alla metà del prossimo mese di maggio le imprese che lavorano prevalentemente con lo Stato non potranno disporre di 1,5 miliardi di euro di liquidità. A renderlo noto è la Cgia di Mestre che pubblica i motivi che determineranno questo nuovo ‘buco’ colossale per le casse di centinaia, se non migliaia di Pmi. Lapidario il commento del Segretario di Cgia Mestre, Bortolussi: “Lavorare per lo Stato non sempre è conveniente”. “La questione – secondo Cgia – è apparentemente tecnica; tuttavia, l’effetto di questa novità legislativa rischia di mettere a repentaglio la fragilissima tenuta finanziaria di moltissime imprese che lavorano prevalentemente con lo Stato e le Autonomie locali. Almeno fino alla metà del prossimo mese di maggio, i fornitori della Pubblica Amministrazione non potranno disporre di 1,5 miliardi di euro di liquidità. Ma andiamo a vedere, sempre secondo il reporting di Cgia, i meccanismi che porteranno a questo scollamento economico e di cassa, che porterà ad un nuovo durissimo colpo per il sistema Italia.

“A partire dallo scorso 1° gennaio- osserva Cgia Mestre- la legge di Stabilità ha introdotto una disposizione che prevede, nelle transazioni commerciali tra imprese private e Pubblica Amministrazione, un nuovo regime fiscale noto con il termine “split payment”. In pratica, una volta terminata un’opera, una manutenzione, un servizio o una fornitura di beni a una Amministrazione Pubblica, l’impresa deve emettere la fattura con l’Iva. La novità – continua l’osservazione della Cgia- è che l’Iva non dovrà essere incassata dall’imprenditore, bensì dovrà essere versata all’Erario dal committente pubblico”.

Se questo è vero, come è vero, le imprese che lavorano prevalentemente con la PA non incasseranno più l’Iva e quindi avranno una minore disponibilità di liquidità. L’Iva incassata fino al mese scorso, comunque, non rimaneva nelle casse delle imprese, ma veniva versata allo Stato entro il mese o il trimestre successivo al pagamento della fattura. In buona sostanza, si trattava di una partita di giro.

“Tuttavia – osserva ancora la Cgia Mestre- questa “sfasatura” tra l’incasso e il pagamento consentiva alle aziende di recuperare l’Iva pagata sugli acquisti/prestazioni ricevute e di disporre con continuità di una discreta quantità di risorse finanziarie per affrontare le esigenze di pagamento più immediate. Ora, questa possibilità non è più permessa: perciò, le aziende si troveranno a credito di Iva (non potendo, come spiegato, recuperala sugli acquisti) e, almeno fino al prossimo 16 maggio, gli effetti di questa situazione saranno molto negativi.

Solo a partire da questa data, infatti, il calendario fiscale consentirà alle aziende fornitrici di compensare i crediti Iva maturati con eventuali debiti fiscali verso l’Erario o con gli enti previdenziali/assicurativi (Irap, Irpef, Ires, Inps, Inail, ecc). Pertanto, fino al prossimo 16 maggio coloro che lavorano quasi esclusivamente con il settore pubblico si troveranno a corto di liquidità e, conseguentemente, con un flusso finanziario ridotto ai minimi termini”.

 “Pur sapendo che la novità fiscale introdotta con legge di Stabilità ha come obiettivo quello di contrastare l’evasione dell’Iva – segnala il segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi – in questi primi 5 mesi dell’anno non saranno poche le aziende che dovranno fare i salti mortali per avere a disposizione un po’ di liquidità. Se a ciò aggiungiamo che chi lavora con la Pubblica Amministrazione sconta dei ritardi di pagamento non riscontrabili in nessun altro Paese europeo, il risultato è drammatico. Lavorare per lo Stato non sempre è conveniente”. Proprio per scoraggiare i ritardi nei pagamenti , dall’inizio di quest’anno c’è una grossa novità: le PA che impiegano troppo tempo per pagare i fornitori non potranno più assumere. Nel calcolo dei tempi medi di pagamento la legge ha stabilito che entrano in gioco anche gli importi delle fatture e non solo i giorni impiegati per onorare la scadenza. Ad esclusione degli enti del Servizio sanitario nazionale, coloro che sforeranno queste soglie non potranno procedere ad assunzioni di personale, con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e di somministrazione, anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto. L’Ufficio studi della CGIA, infine, segnala che l’importo pari a 1,5 miliardi di euro emerge dalla lettura della “Relazione tecnica” allegata alla legge di Stabilità 2015. Tenendo conto che nell’ultimo anno le transazioni commerciali delle imprese con la Pubblica Amministrazione ammontavano a circa 67 miliardi di euro e che l’aliquota Iva media applicata in queste operazioni è pari al 16 per cento circa, è stato così possibile quantificare la criticità finanziaria che le imprese dovranno affrontare nei primi 5 mesi di quest’anno.

Fonte Cgia di Mestre

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