Cofferati sbatte la porta in faccia al Pd di Renzi e fonda una sua associazione

Cofferati sbatte la porta in faccia al Pd di Renzi e fonda una sua associazione

Hanno cercato in tutti i modi di fermare la sua rabbia, i dirigenti del Pd ligure e genovese, ma Sergio Cofferati, ex segretario generale Cgil, ex sindaco di Bologna, ed attualmente europarlamentare al secondo mandato, se ne va dal Partito democratico sbattendo letteralmente la porta. La sconfitta alle Primarie liguri è all’origine di questa decisione, illustrata nel corso di una conferenza stampa nel foyer del teatro genovese Carlo Felice. Cofferati aveva già detto che le Primarie erano state intossicate politicamente da un accordo della sua avversaria Raffaella Paita con personaggi della destra, e da una serie di scorrettezze che hanno portato ad una inchiesta della Procura per voto di scambio e all’annullamento del voto in ben 13 seggi (circa 4mila voti, l’8% dei votanti). Cofferati è stato chiarissimo e netto: “Esco dal Pd e fonderò una mia associazione. Non chiedo a nessuno di seguirmi”. Per quanto riguarda invece una eventuale candidatura con Sel e parte della minoranza Pd, Cofferati ha detto che non si candiderà, e che sosterrà “chi dimostra certi valori”.

La Conferenza stampa

“Per rispetto ai cittadini che mi hanno votato e alle mie convinzioni di fronte a un partito che non dice nulla su fatti di questo genere, non posso più restare”, ha detto Sergio Cofferati. “È stata una decisione difficile e dolorosa, sono uno dei 45 fondatori del Pd. Vi lascio immaginare con quale fatica sono arrivato a questa conclusione”. “Ho segnalato quali potevano essere i rischi potenziali ma nessuno mi ha risposto”, ha aggiunto. “Che adesso ci sia interessamento da parte del gruppo dirigente nazionale – ha sottolineato – è la conferma della gravità di quello che è capitato”. “Quando le carte della commissione (di garanzia del Pd, ndr) saranno pronte, sarà mia cura portarle alla procura. Se nel mancato rispetto delle regole emergeranno anche elementi che configurano un reato non lo deve dire la commissione ma lo deve dire la procura”. “Esco dal Pd non per fondare un partito, non per dare vita a forme nuove di rappresentanza politica ma perché non trovo il rispetto dei valori nei quali credevo”, ha concluso l’ex segretario della Cgil e rivolgendosi a quanti lo hanno votato: “Non me ne vado – ha detto -, sto qui a lottare con loro per cambiare. Un’altra storia si può scrivere e si deve scrivere”.

Il botta e risposta in Direzione Pd

Vi è da aggiungere che nel corso delle Direzione nazionale del Pd di venerdì pomeriggio, era stato Andrea Ranieri, altro storico ex dirigente Cgil e dei Ds, ad aprire letteralmente il fuoco delle polemiche sulle Primarie liguri, attaccando la strategia politica della compagine vincente che rompe con il modello liguria e costruisce alleanze con il centrodestra. “Così perderemo gran parte del nostro elettorato”, ha affermato Ranieri. Contro l’attacco di Ranieri si è schierata la ministra Roberta Pinotti, genovese e già sconfitta alle primarie per il sindaco di Genova, che ha sostanzialmente confermato la strategica alleanza con l’NCD, con Scelta Civica e con vecchi arnesi dello scajolismo: “siamo alleati a livello nazionale, perché non dovremmo esserlo a livello locale”, si è chiesta con una buona dose d’ipocrisia. E infine, è stata la stessa Raffaella Paita che in Direzione Pd si è difesa facendo appello “a mio nonno morto in un campo di concentramento”. Insomma, il caos ligure, sia sul piano politico che su quello regolamentare, ha dato con l’uscita di Cofferati la prima spinta centrifuga al Pd. Altre ne seguiranno?

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