Napolitano: non si attenti alla continuità del governo. E bacchetta sindacati e minoranze Pd

Napolitano: non si attenti alla continuità del governo. E bacchetta sindacati e minoranze Pd

Napolitano a gamba tesa. Un saluto, come avviene ogni Natale, alle Alte Cariche dello Stato. Ma le parole che ha pronunciato, un intervento tutto “politico”, di fatto rappresentano  qualcosa di più di un saluto. Sono un messaggio, un testamento che il Presidente della Repubblica lascia nelle mani di chi prenderà  il suo posto.  Un avvertimento molto chiaro, senza giri di parole, forse come mai aveva fatto in tutti questi lunghi anni. “Non si attenti alla continuità di questo governo”:  è questo il tema di fondo del suo intervento. Elogia il governo, in particolare sottolinea  i non “trascurabili apporti” dati dal presidente del Consiglio e dal ministro dell’Economia alla soluzione di importanti crisi aziendali. “Non si può obiettivamente negare la rilevanza e l’efficacia”. C’era  da attendersi che  questa “rilevanza” fosse sottolineata anche per quanto riguarda i sindacati, che hanno condotta la trattativa, i lavoratori che hanno lottato, pagato con giorni di sciopero.  Non è stato un terreno in discesa. E non si può dimenticare che ci sono ancora  più di cento vertenze aperte.

Il cambio di tono del Capo dello Stato

Suona davvero strano, fuori luogo, ci spiace dirlo, l’invito che Napolitano fa “ai sindacati  per i quali sempre auspico che siano costruttivamente uniti, chiedo il rispetto delle prerogative delle decisioni del governo e del Parlamento e uno sforzo convergente di dialogo anche su questioni vitali di interesse generale”. Rispetto certo ma dovrebbe essere reciproco  non solo formalmente. Ma rispetto non vuol dire condividere e quando non si condivide si può anche  scioperare. O no? Come ben Napolitano sa il governo non ha ritenuto, fino ad oggi, di dover consultare i sindacati su problemi che riguardano le condizioni di vita e di lavoro di milioni di persone. Proprio  lui, del resto, qualche giorno fa aveva affermato che anche su leggi già approvate si poteva riaprire il dialogo. Un rimprovero neppure velato al governo come quando aveva parlato di “banditori di  speranze”. Perché questo cambio di tono? Neppure i “quirinalisti”, colti di sorpresa, lo sanno spiegare. Forse lo si capirà meglio quando Napolitano deciderà di lasciare.

Superamento del bicameralismo non un tic da irrefrenabili rottamatori

E nella difesa a spada tratta del governo Renzi, delle riforme istituzionali, ha richiamato il “superamento del bicameralismo paritario” che “non è un tic da irrefrenabili rottamatori o da vecchi cultori di controversie costituzionali”.  Davvero singolare quel “irrefrenabili rottamatori” che deve essere stato molto apprezzato dal premier che ha subito definito il discorso “di grande livello e di grande respiro”. Ce n’ è stato anche per le minoranze interne ai partiti, era evidente il riferimento in particolare a quelle del Pd. “Non possiamo essere ancora il Paese- ha detto- attraversato da discussioni ipotetiche, se e quando e come si voglia e si possa puntare su elezioni anticipate” su “scissioni. È solo un confuso agitarsi che torna ad evocare lo spettro della instabilità”. Ancora: “Chi dissente dalle riforme istituzionali non deve farlo con spregiudicate tattiche emendative. Tornare indietro alla ormai sancita trasformazione del Senato significherebbe solo vulnerare fatalmente la riforma. Rispettare la coerenza delle riforme in gestazione, anche quella elettorale, è un dovere di onestà politica e di serietà”. Significa che i parlamentari devono evitare di presentare emendamenti?  Siamo certi che Napolitano non pensava a questo,  ma  i fraintendimenti possono essere pericolosi. Non si può dimenticare che i parlamentari non hanno vincolo di mandato.  Altro richiamo ai parlamentari: “In Ue ci siamo presentati con le carte in regola per il rispetto dei vincoli. A ciò deve corrispondere, in primo luogo in Parlamento, la massima serietà e saper passare sempre più da parole a fatti per procedere con coerenza e senza battute di arresto sulle riforme”.

L’elogio del tasso di volontà riformatrice del governo Renzi

 Di nuovo  l’elogio del governo che  – dice- “ha annunciato una non breve serie di azioni di cambiamento, un tasso di volontà riformatrice che ha riscosso riconoscimenti e aperture di credito sul piano internazionale. Si è messo in atto un processo di cambiamento. Non si attenti alla continuità del nuovo corso”.  E per quanto riguarda la crisi che da ormai sette anni vive il Paese? “Gli auguri che quest’anno ci scambiamo-afferma- si intrecciano strettamente con gli impegni che tutti condividiamo per il superamento degli aspetti più critici per la situazione economica e sociale”.  Dice Napolitano che  il 2014 è un “anno di non ordinaria amministrazione”. Non poteva mancare un riferimento alla corruzione: “Essenziale-afferma- colpire ogni responsabilità politica  nello scandaloso diffondersi della  corruzione”.

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