Le luci della città non illuminano il Natale dell’esercito dei poveri

Le luci della città non illuminano il Natale dell’esercito dei poveri

Sarà un Natale molto triste, uno dei peggiori della nostra storia di questo dopoguerra. Per molti, moltissimi, milioni di italiani, di migranti regolari e clandestini, sarà proprio una guerra contro la miseria. Guerra impari  nella  zona della moneta unica dove ben 18 milioni di persone vivono in condizioni di povertà, 124, 5 milioni in tutta Europa sono a rischio esclusione sociale. Per loro non brillano le luci della città, non illuminano il loro Natale, non placano la loro disperazione. Sarà già tanto se si assicurano un pasto caldo in qualche mensa, da noi in particolare la Caritas, altre associazioni.  Davvero quando ascolti Matteo Renzi e i suoi ministri che annunciano  visioni paradisiache per il nostro  paese, meno tasse, più posti di lavoro -ci hanno detto il ministro Poletti e il sottosegretario  Del Rio nelle  esibizioni televisive di questi giorni-  ti viene la rabbia in corpo.  Sanno bene che non è vero. Lo stesso ministro del Lavoro qualche giorni fa aveva detto che dal jobs act non sarebbe arrivato neppure un posto di lavoro in più. Non solo arriva  Babbo Natale con i primi decreti che invece di creare occupazione creano licenziamenti e il Del Rio ha il coraggio di dire che si tratta di leggi che hanno il timbro della sinistra, quando sa bene che sono stati scritti sotto dittatura di Sacconi e Ichino. Dirà Matteo Renzi che siamo gufi, ma se trova il tempo di ascoltare Francesco dovrebbe nominarlo gufo ad honorem. Lui  che viene da un mondo lontano è il papa dei poveri, sono la sua gente, vede dolore e povertà  nel nostro Paese, fa aprire le  chiese ai migranti, ai senza tetto. Perché noi, il governo intendiamo, non siamo capaci di trovare loro non diciamo un tetto, che sarebbe chiedere troppo, ma un rifugio che non sia un campo di concentramento.

I disperati di Calais tentano di attraversare la Manica a nuoto

Qualche sera fa uno splendido servizio di Piazza pulita, quando si vuole si può fare  buona televisione, ci ha offerto lo squarcio di un mondo in cui gli uomini e le donne sono ridotti a schiavi,  privi di tutto, acqua marcia per bere, giacigli per dormire, ammucchiati in capannoni semidistrutti, un pasto al giorno quando va bene. A pochi passi dalle nostre case, ma anche in altri Paesi di questa nostra Unione europea, il dolore e la miseria.  Dall’Italia ai valichi di frontiera, verso la Germania, la Francia, inguattati nei tir che rallentano, si aprono i portelloni posteriori e loro, salgono clandestini, ma sono persone che fuggono dalle guerre, sperano di trovare un lavoro per far arrivare le famiglie. A Calais sono in migliaia che aspettano il turno, pagando prezzi altissimi, per attraversare la Manica ed arrivare in Inghilterra. C’è anche chi prova a fare la traversata a nuoto. Nell’attesa vivono a centinaia ammassati in immensi stanzoni. Proviamo indignazione, ma anche vergogna perché la nostra Europa non è più capace di provare pietà. Ma non c’è bisogno di andare a Calais.

Il lavoro nero nelle campagne, 20 euro al giorno, 12 ore di sfruttamento

Matteo  Renzi che si reca spesso a far visita ai padroni delle fabbriche dovrebbe fare un salto in Calabria, in Puglia, ma anche in regioni del Nord e Centro Italia, facendo visita a qualche azienda agraria. Fra immigrati clandestini e “regolari” producono un “sommerso” di circa 12 miliardi,  ce lo regalano. In Calabria ci sono ben 180 mila lavoratori in nero, gli stagionali guadagnano, sempre in nero, 20 euro al giorno, 12 ore di lavoro filato. Fra i “nuovi schiavi” ci sono anche italiani, donne in particolare, 1,90 euro l’ora, dalle cinque  della sera alle cinque del mattino. In provincia di Ragusa, a Marina di Acate o a Santa Croce, il premier e il ministro Poletti potrebbero incontrare chi lavora a confezionare ortaggi, 1 euro l’ora regolarmente in nero. Potrebbero  “visitare” la comunità indiana, cinquecento “invisibili”, intere famiglie. Vivono, si fa per dire, nelle aziende agricole. Condizioni disumane, come per tutti i migranti sfruttati da padroni italiani, Natale è una parola vuota.  Si dirà,  le loro religioni non hanno il Natale, ma non c’è mai un momento di festa in queste vite disperate.

Sette milioni di disoccupati, un miliardo di ore di cassa integrazione

Le luci della città non splendono neppure per milioni di uomini e donne, giovani e anziani, italiani nati e cresciuti. I numeri sono impressionanti ma ormai ci abbiamo fatto l’abitudine. I numeri sono persone, famiglie, più di tre milioni i disoccupati ma il Cnel ci somma quelli che vengono chiamati “disoccupati parziali” e si arriva a sette milioni di persone. Più del 40% dei giovani sono disoccupati. Sempre i numeri raccontano la storia della crisi, da sette anni non se ne esce. Nell’anno che sta per lasciarci si  sta andando verso un miliardo di ore di cassa integrazione. Per 540 mila lavoratori si tratta di una perdita di salario pari a 6.700 euro. Se guardiamo le statistiche sulla povertà scopriamo che nel oltre sei milioni di italiani sono poveri , si arriva a dieci milioni considerando anche la “povertà relativa”. La personificazione dei numeri: un solo esempio, basta recarsi ad un mercato nelle ore di chiusura quando c’è la “raccolta” di frutta, ortaggi che vengono buttati. E c’è anche la fila a quei banchi che svendono, pesce in particolare per chi può permettersi di spendere qualche euro. Oppure andate a vedere chi fruga nei cassettoni, non sono solo extracomunitari, migranti. Sono nati mercatini  perfino mercatini dell’usato con quanto si può ricavare dalla monnezza. Anche per milioni di pensionati non splendono le luci della città. Già si ritengono fortunati  coloro che riscuotono un assegna Inps sotto i mille euro. Riescono anche ad aiutare figli e nipoti. Ma  Poi ci sono quasi tre milioni che non arrivano a 500 euro mensili. C’è anche le beffa: nel 2015 arriveranno gli aumenti, chi nel 2014 aveva un assegno di 500,88 euro nel 2015 salirà vertiginosamente a 502,38 euro. Non solo, può anche accadere che  ti levino qualche euro perché l’inflazione è stata più bassa del previsto.

A Saint Moritz la truppa dei ricconi italiani

Non splendono le luci delle città anche per la “truppa” dei ricconi, perché preferiscono quelle di Saint Moritz che pare diventata la capitale d’Italia. Ce li ha fatti vedere Ballarò . Una suite al modico prezzo di 13 mila euro a notte, colazione compresa, dice il direttore dell’albergo. Il lusso ostentato, uno schiaffo in faccia alla misera. Ma perché in questa cittadina e non nell’italiana  Cortina? Guardano la giornalista che fa le interviste con un sorrisetto sulla labbra, qui siamo liberi. Ma da cosa? Altro sorrisetto. Non sono graditi i controlli dei finanzieri.  Viva la libertà, di evasione fiscale, a Saint Moritz. Sa vai ad una agenzia immobiliare e chiedi quanto costa un appartamento, circa 60-70 metti quadri, ti guardano come se tu venissi da un pianeta sconosciuto. Duecento metri quadri, il minimo. Ci pare giusto, perché qui, dicono i vacanzieri italiani si riunisce il mondo. E c’è bisogno di spazio.

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