Tanti, Piazza del Popolo non li contiene tutti

Tanti, Piazza del Popolo non li contiene tutti

Una moltitudine. Questo è quello che ha colpito il nostro occhio appena scesi dalla metro A, stazione di Repubblica. Una moltitudine di colori, di bandiere, di persone. Tanto il rosso Cgil, contornato a dovere dall’azzurro Uil e dal bianco-verde Cisl, tutti insieme riuniti nella piazza per la mobilitazione dei pubblici lavoratori. Alte le insegne delle varie federazioni di categoria, con a farla da padrone le bandiere della Fp dei tre sindacati, la Funziona Pubblica, accompagnati massicciamente dalla Flc -la Federazione dei Lavoratori della Conoscenza-, dal Silp -il Sindacato Italiano Lavoratori della Polizia-, dai Vigili del Fuoco e dal Sel -Sinistra Ecologià Libertà- per quanto riguarda la sola Cgil. Ma la platea dei dimostranti è molto più ampia, così si riescono a incontrare la Uil Scuola e il Tucs – l’Unione Italiana Lavoratori del Turismo Commercio e Servizi-, e ancora la Fns -Federazione Nazionale Sicurezza- della Cisl insieme ai Medici, all’UIL Rua per l’Università e all’Uila per rappresentare il settore Agroalimentare. Tra la folla anche alcuni Infermieri, a dimostrazione che ormai il movimento del lavoro è unito e compatto nel fare le sue richieste.

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Intorno alle 13 il corteo si è mosso da Repubblica, con alla testa la Funzione Pubblica Cgil di Roma e del Lazio con il suo segretario generale, Claudio di Berardino. Subito dietro, Annamaria Furlan, segretario generale Cisl, a sfilare insieme a tutti i manifestanti. Il corteo, dopo aver percorso via Emanuele Orlando e passato Largo di Santa Susanna, è giunto a Piazza Barberini, dove i compagni di Napoli attendevano con ansia di unirsi alla protesta. Veemente il loro supporto, subito aggregato alla testa dei dimostranti, con a capo l’unione dei precari di giustizia della città partenopea. Tantissime le regioni rappresentate, dal Friuli alla Sicilia, dall’Emilia alla Toscana, passando per Veneto, Trentino, Sardegna, Liguria, Puglia, Calabria, Lombardia e Piemonte.

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Sulle note dell’immancabile “Bella Ciao!” e delle canzoni di Rino Gaetano, i manifestanti hanno sfilato per via Barberini e via Sistina, giungendo così in piazza di Trinità dei Monti e attirandosi gli sguardi incuriositi dei turisti presenti. Molti gli slogan lanciati, ma il più ripetuto dalla miriade di lavoratori è stato “Contratto! Contratto! Contratto!”, mentre in molti auspicavano e inneggiavano uno sciopero generale. Qua e là qualche tocco di genio tipicamente italiano, come i pupazzi gonfiati a elio che ritraevano il premier Renzi con le sembianze di Pinocchio o il lenzuolo che recitava: “Lo striscione è più lungo del nostro contratto”.

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Alla fine, dopo circa un’ora, i primi dipendenti pubblici hanno fatto il loro ingresso in Piazza del Popolo, meta finale del corteo, ove era già pronto il palco dal quale si sarebbero tenuti più tardi gli interventi dei rappresentanti delle 12 categorie che si sono mobilitate quest’oggi, oltre a quelli conclusivi dei tre segretari generali dei sindacati. Per comprendere meglio la quantità di persone giunte oggi, nel loro giorno libero, da tutta Italia, basti pensare che la coda del corteo è entrata soltanto verso le 16, due ore dopo i primi, inondando e riempiendo Piazza del Popolo in ogni suo angolo e in ogni suo anfratto. Alcune stime parlano di quasi 100mila persone. Quel che è certo, è che la massiccia presenza è andata ben oltre le più rosee aspettative degli organizzatori e di chi, nei giorni scorsi, ha tentato di sminuire la capacità di mobilitazione di Cgil, Cisl e Uil, appena due settimane dopo il milione di persone raggiunto sempre nella Capitale dalla sola Cgil. Secondo dati ufficiali, la piazza poteva contenerne 50mila e poco più: vista la folla che si è riversata ovunque nelle vie adiacenti e sul Pincio, si può tranquillamente dire che è stato un bagno di folla, per un settore, quello del pubblico impiego, stancato e umiliato, e che una volta sfidato ha risposto, senza esitazioni, presente.

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