Nuova frustata dell’Ue all’Italia “Troppi squilibri e i conti non tornano”

Nuova frustata dell’Ue all’Italia “Troppi squilibri e i conti non tornano”

Troppi squilibri e l’Italia viene nuovamente messa in discussione dall’Unione Europe. Nel tradizionale Rapporto, la nuova Commissione punta l’indice sullo stato dell’economia del Belpaese e, pur apprezzando alcune delle riforme messe in cantiere, ma non ancora definite, mette in discussione la reale portata di quanto fatto dai Governi che si sono succeduti in questi ultimi anni. Poi però pone un grosso interrogativo all’attuale Esecutivo, definendo in questo modo le dinamiche che l’Ue auspicherebbe: “I progressi dei prossimi mesi nelle riforme sono cruciali”. Chiedendo poi conto su come le riforme saranno portate avanti. Malgrado la buona volontà del Governo Renzi, i rischi sono legati, scrive la Ue “a colli di bottiglia istituzionali e barriere nell’attuazione”. Poi il punto interrogativo sul finale di questi iter politico-istituzionali: il Governo Renzi ha la forza per portare a termine i percorsi illustrati? Su questo punto la risposta è decisamente obbligatoria. La Commissione riconosce poi “lo slancio aumentato” ma obietta, però, come i progressi siano “disomogenei, molte (riforme ndr) “ancora aspettano la piena approvazione o i decreti attuativi e quindi i risultati restano incerti, e incertezza significativa pesa anche sulla spending review”. In sostanza dall’Ue ci segnalano, dunque, un rischio concreto sulle coperture economiche. Infine la Ue si sofferma su un altro capitolo cruciale: “Il piano di privatizzazioni italiano – si legge nel Rapporto – sta subendo ritardi nell’attuazione, oltre all’annuncio del piano di 0,7% del pil all’anno nel 2014-17, confermato dall’aggiornamento del Def, limitate informazioni concrete sono disponibili su quantità di quote, su quali compagnie e secondo quale calendario.
Il debito molto elevato è un peso grande per l’economia italiana, fonte di vulnerabilità nel contesto attuale di inflazione e crescita basse, e tiene a freno la crescita a causa dell’elevata tassazione necessaria per servirlo”. Tutto questo, insieme a molti altri Dossier, è ora sulla scrivania del Premier Renzi, che certamente ne avrebbe fatto volentieri a meno.

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