Istat smentisce il governo. La manovra non produrrà crescita. Tfr in busta paga penalizza i giovani

Istat smentisce il governo. La manovra non produrrà crescita. Tfr in busta paga penalizza i giovani

Il linguaggio è quello che si addice alla statistica, in particolare quando riguarda dati economici. Un po’ complicato, ma non   si presta a interpretazioni di sorta, smentisce in modo inequivocabile l’ottimismo di Renzi, dei ministri Padoan e Poletti, che prevedono un futuro prossimo venturo, centinaia di migliaia di posti di lavoro, benessere in arrivo, tagli alle tasse definiti “storici”. Tutte balle, la situazione è al limite del disastro, il futuro non è per niente roseo : l’Istat dice che nel prossimo biennio, (2015-2016) la manovra del 2014 avrà un “ effetto cumulativo nullo”. Niente crescita, niente aumento dei posti di lavoro, niente miglioramento del tenore di vita delle famiglia, i giovani possono attendere. E da Bankitalia che condivide la manovra del governo in quanto “evita la spirale recessiva”, ma non intravede crescita, arriva un allarme che riguarda l’anticipo del Tfr in busta paga. “ E’ cruciale- dice una nota- che sia mantenuta la temporaneità”. Il rischio è che l’adesione di lavoratori a basso reddito “ li porti in futuro ad avere pensioni non adeguate”. I più colpiti saranno i giovani. Sempre da Bankitalia il vicedirettore , Luigi Signorini, afferma che “vanno stimati con cautela i possibili incassi, 3,5 miliardi dalla lotta all’evasione”. Anche le audizioni in corso alla Commissione Bilancio della Camera, Assicurazioni, Assopetroli, Province, la stessa Confindustria , danno il senso che la manovra dl governo non abbia i requisiti necessari per la crescita. L’Assopetroli parla di 60 mila occupati\che rischiano il posto.

Nel prossimo biennio effetto nullo della legge di stabilità

E l’Istat ci mette del suo.“I provvedimenti adottati con la manovra – dice l’Istituto – avranno un impatto netto marginalmente positivo nel 2014 e un effetto cumulativo netto nullo nel biennio successivo per il bilanciamento tra la spinta del bonus degli 80 euro e gli effetti negativi derivanti dalla clausola di salvaguardia, con l’eventuale aumento dell’Iva.” Per quanto riguarda la spesa delle famiglie dopo tre anni di riduzione risulta in crescita con un   un aumento dello 0,3%, in parte grazie all’effetto di una riduzione della propensione al risparmio. “Pur in presenza di una dinamica eccezionalmente bassa dell’inflazione, il potere d’acquisto delle famiglie –dice l’Istat-risulterà sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente», ovvero fermo sul 2013.

Ulteriore contrazione degli investimenti

L’Istat parte dal Pil prevedendo un calo dello 0,3% nel 2014, in linea con le stime del governo, contenute nel Def. Per il 2015 l’istituto indica un ritorno alla crescita, con un aumento dello 0,5% (+0,6% nel Def), a cui seguirebbe un rialzo dell’1% nel 2016. Rispetto alle sue precedenti stime l’Istat rivede al ribasso il Pil di quest’anno di 0,9 punti.  Gli investimenti   subiranno un’ulteriore contrazione nell’anno in corso (-2,3%) nonostante un lieve miglioramento delle condizioni di accesso al credito e del costo del capitale».Nel 2015 fine recessione, ma crescita debole. Nel 2015, la variazione del Pil tornerà debolmente positiva (+0,5%), chiudendo la lunga recessione del triennio precedente, Tecnicamente-puntualizza l’Istat si conclude una fase, ma si tratterà di un’uscita “graduale”. “A partire dal secondo trimestre del 2013, l’economia italiana è entrata in una fase di sostanziale stagnazione- sottolinea – e le prospettive di breve termine risentiranno sia del deterioramento delle condizioni della domanda interna sia della minore espansione del commercio mondiale”. La domanda interna nel 2014 al netto delle scorte darà un contributo in negativo alla crscita del Pil per 0,3 punti percentuali mentre la domanda estera registrerà una variazione positiva pari a 0,1 punti percentuali. Per il 2015 la tendenza si inverte con la domanda interna in crescita dello 0,5 e quella estera solo dello 0,1

Prosegue il calo del Prodotto interno lordo

Per quanto riguarda il prodotto interno lordo secondo l’Istituto il calo proseguirà nei trimestri finali dell’anno in corso» (-0,3% in 2014).Nel biennio successivo, la graduale distensione dello scenario macroeconomico, insieme all’adozione di misure di sostegno dell’attività economica, supportano l’uscita graduale dell’economia italiana dalla fase recessiva”

Per quanto riguarda il lavoro il tasso di disoccupazione nel 2014 raggiungerà il 12,5% per effetto della caduta dell’occupazione dello 0,2% in termini di unità di lavoro. Nel 2015 si prevede un miglioramento pressoché impercettibile passando al 12,4% e al 12,1 nel 2016. Insomma la manovra tanto decantata da Renzi non avrà praticamente alcun effetto di una qualche sostanza. Lo stesso premier prevede che il tasso di disoccupazione scenderà sotto il 10% forse nel 2019. Ma di questo passo, quello indicato dall’Istat, il traguardo sarà difficilmente raggiungibile.

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