Istat, l’industria italiana è ancora sofferente. Federconsumatori: “Una tragedia che non ci sorprende”

Istat, l’industria italiana è ancora sofferente. Federconsumatori: “Una tragedia che non ci sorprende”

Nel mese di settembre, l’industria italiana continua a non attraversare un ottimo stato di salute, con la produzione in calo in tutti i settori, a esclusione di poche eccezioni, tra cui quella dei computer e della tecnologia (+2,6%), mentre in diminuzione si registrano i beni di consumo (-3,2%) e i beni strumentali (-2,4%). La notizia, insieme al rapporto non propriamente roseo previsto dal rapporto Global Macro Outlook di Moody,s sulla crescita dell’Italia nel 2015, contribuisce a dipingere un quadro poco rassicurante della situazione del nostro Paese.

Ecco il rapporto completo dell’Istat 

A settembre 2014 l’indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dello 0,9% rispetto ad agosto. Nella media del trimestre luglio-settembre la produzione è diminuita dell’1,1% rispetto al trimestre precedente. Corretto per gli effetti di calendario, a settembre 2014, l’indice è diminuito in termini tendenziali del 2,9% (i giorni lavorativi sono stati 22 contro i 21 di settembre 2013). Nella media dei primi nove mesi dell’anno la produzione è scesa dello 0,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

A settembre l’indice destagionalizzato presenta variazioni congiunturali negative in tutti i comparti; diminuiscono i beni di consumo (-3,2%), i beni strumentali (-2,4%), l’energia (-1,5%) e, in misura più lieve, i beni intermedi (-0,8%). Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, a settembre 2014, diminuzioni tendenziali in tutti i raggruppamenti principali d’industrie; segnano variazioni negative l’energia (-3,6%), i beni di consumo (-3,3%), i beni intermedi (-2,8%) e i beni strumentali (-2,7%). Per quanto riguarda i settori di attività economica, a settembre 2014, i comparti che registrano le maggiori diminuzioni tendenziali sono quelli della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche -12,8%), della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-10,1%) e dell’industria del legno, della carta e stampa (-7,0%).

Gli unici settori che registrano una crescita tendenziale sono quelli della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica ed ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+2,6%), della fabbricazione di prodotti chimici (+2,1%) e delle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+1,1%).

Federconsumatori: “Una tragedia che non ci sorprende”

In un comunicato stampa emesso stamattina, la Federconsumatori ha espresso la propria preoccupazione per la situazione in cui versa il nostro Paese. Il crollo della produzione industriale, legato al crollo dei consumi e del potere d’acquisto delle persone, necessita immediatamente l’intervento del governo, con un piano di rilancio occupazionale più urgente che mai: “Senza un piano concreto di rilancio del lavoro, in grado di restituire futuri, prospettive e reddito ai cittadini, i consumi continueranno a scendere e così la produzione industriale.” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef. Nel comunicato la Federconsumatori non si limita a registrare la situazione, ma avanza delle proposte concrete per il rilancio dell’economia: “L’unica via per imprimere una ripresa reale e duratura passa attraverso lo stanziamento di fondi e l’impiego di tutte le risorse ricavate dai tagli agli sprechi, ai privilegi, agli abusi, dalla lotta all’evasione fiscale, nonché dalla vendita di parte delle risorse auree (il 15-20% pari a 10-15 MLD di Euro) e dai fondi europei per:

– investimenti per la ricerca e lo sviluppo tecnologico, a partire dalla banda larga nelle telecomunicazioni;

– l’avvio di un piano strategico per lo sviluppo del turismo;

– l’attuazione di un allentamento del patto di stabilità che consenta la  realizzazione di opere infrastrutturali di modernizzazione e messa in sicurezza (in primis per quanto riguarda l’edilizia scolastica)”.

 La chiusura sulla situazione del carburante, affinché si eviti l’incremento dell’Iva e delle accise sui carburanti “previsto nella clausola di salvaguardia della Legge di stabilità”, che comporterebbe ricadute di 842 euro annui a famiglia.

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