Ue. Un Consiglio europeo con al centro il nodo dei coronabond, che spaccano i Paesi europei

Ue. Un Consiglio europeo con al centro il nodo dei coronabond, che spaccano i Paesi europei

L’evento clou della giornata di giovedì è sicuramente la riunione del Consiglio europeo – in videconferenza – prevista nel pomeriggio. Si tratta del terzo vertice dei leader Ue dall’inizio dell’epidemia di coronavirus in Europa (i precedenti si sono tenuti il 10 e il 17 marzo, praticamente è diventato un appuntamento settimanale). Il nodo principale sembra essere il varo dei “coronabond”, osteggiati dai Paesi più rigoristi. Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Slovenia, Grecia, Irlanda, Belgio e Lussemburgo hanno scritto una lettera al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, esortandolo a “spingere” per convincere i più recalcitranti. “E’ necessario lavorare su uno strumento comune di debito emesso da una istituzione europea per raccogliere fondi sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati membri, assicurando così finanziamento stabile di lungo termine per le politiche necessarie per contrastare i danni provocati dalla pandemia” è il punto centrale della missiva firmata dai 9 Paesi. Ha quindi preso ufficialmente forma il fronte europeo “pro” coronabond, mentre la fazione opposta è capeggiata da Germania, Olanda e Austria, a cui si accodano i Paesi scandinavi.

Berlino, attraverso il suo ministro dell’Economia, Peter Altmaier, ha definito “un dibattito fantasma” quello attualmente in corso sui bond comuni. Staremo a vedere cosa succederà, ma la posizione dell’Italia è nota ed è stata ribadita dal premier Conte anche durante l’informativa alla Camera. “Risposte tardive” dell’Europa “saranno inutili. Occorrerà lavorare allo strumento del debito comune con l’Eurozona e costruire un’adeguata linea di difesa. Questo tsunami va affrontato con misure senza precedenti” ha detto il premier. Conte ha parlato anche degli interventi futuri, in particolare del dl Aprile, il nuovo decreto-manovra che seguirà il Cura Italia già varato (e attualmente in esame nella Quinta Commissione di Palazzo Madama). “Ci rendiamo conto che l’intervento fin qui effettuato, comunque significativo, non è sufficiente. È per questo che stiamo lavorando per incrementare il sostegno al credito, che oggi porta a mobilitare 350 miliardi. Con il nuovo intervento – ha spiegato il capo del Governo – confidiamo di pervenire a un sostegno altrettanto significativo e con stanziamenti di non minore importo rispetto ai 25 miliardi già stanziati”.

Al premier è arrivato l’appello, da parte della sua stessa maggioranza (il capogruppo Pd a Montecitorio, Graziano Delrio), per aprire tavoli permanenti con le opposizioni. Tuttavia, i rapporti esecutivo-centrodestra non sembrano ottimali, nonostante il confronto di lunedì a Palazzo Chigi e la disponibilità a collaborare per il nuovo maxi-decreto. A conferma di ciò, si segnala l’ostruzionismo della Lega al Senato, sia sul contingentamento delle modifiche da presentare al Cura Italia (la maggioranza ha invitato le opposizioni a concentrare le proposte nel prossimo dl) che sul calendario dell’aula: i partiti al governo avevano chiesto che il calendario, fissato già la scorsa volta ma votato nella capigruppo a maggioranza e non all’unanimità, non dovesse essere votato anche in aula.

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