Decreto Tribunali. Il potere giudiziario deciderà se fermare tutto. Colpo duro per lo Stato di diritto e per il principio di legalità?

Decreto Tribunali. Il potere giudiziario deciderà se fermare tutto. Colpo duro per lo Stato di diritto e per il principio di legalità?

Per gli studiosi e tecnici del diritto ormai non c’è più dubbio, siamo forse al tramonto dello Stato di diritto? Se dopo aver assistito allo scenario della legge Spazzacorrotti che aveva reso la legge penale retroattiva violando i dettati costituzionali, nessuno avrebbe mai immaginato che a tremare fosse questa volta la tanto cara “tripartizione dei poteri dello Stato e il principio di legalità” cardini portanti dello Stato di diritto. Ma procedendo con ordine è di questa notte la notizia che la giustizia si fermerà fino al 31 maggio. Dopo i casi di positività in alcuni Tribunali tra cui Milano, Firenze e Napoli, il Consiglio dei Ministri vara nella notte il Decreto Tribunali con misure restrittive sulle attività giudiziarie. Con uno stop di quasi due mesi e mezzo, il più lungo deciso finora dal Governo, che impone restrizioni a Tribunali e Procure in tutto il Paese, il Consiglio dei Ministri vara le misure urgenti sui Tribunali della Repubblica.

Il Decreto Tribunali stabilisce la previsione del rinvio delle udienze a data successiva al 31 Maggio 2020 nei procedimenti civili e penali ma con una serie di eccezioni specificate e sospensione feriale fino al 23 Marzo che farà funzionare gli Uffici Giudiziari come nel mese di Agosto con sospensione di tutti i termini processuali su tutto il territorio nazionale. La sospensione può essere decisa dal capo dell’Ufficio giudiziario sul quale graverà una grande responsabilità, quella di decidere “caso per caso” dopo aver sentito ASL e Consigli degli ordini degli avvocati. Dovrebbero dunque essere i capi degli Uffici, secondo il guardasigilli, a ordinare il rinvio di tutte le udienze non urgenti a dopo il 31 Maggio. La preoccupazione dei penalisti è evidente: l’idea di rimettere ogni decisione ai responsabili degli uffici giudiziari senza vincolarli a parametri univoci previsti dalla legge potrebbe essere pericolosa. Il provvedimento non può passare inosservato agli addetti ai lavori e studiosi del diritto poiché urta fortemente con i princìpi dello Stato di Diritto conquista di secoli di civiltà.

Il principio della divisione del potere legislativo, esecutivo e giudiziario costituisce l’elemento portante dello Stato. Si deve a Montesquieu, filosofo francese della moderazione e dell’equilibrio, la  teoria della separazione dei poteri che rappresenta uno dei principi necessari dello Stato di diritto e condizione per l’esercizio di ogni libertà. È inconcepibile che non sia la legge a definire “i criteri di urgenza” per la celebrazione dei processi ma che essi siano delegati, senza alcuna predeterminazione normativa, alla magistratura e addirittura a quella inquirente. Il principio di legalità in diritto afferma che tutti gli organi dello Stato sono tenuti ad agire secondo legge evitando che il potere venga esercitato in modo arbitrario. Continuerebbero a svolgersi le udienze che riguardano procedimenti cautelari, quelli per adottare misure di protezione contro gli abusi famigliari, le cause di competenza del Tribunale dei Minori, quelle relative agli alimenti, migranti, convalida delle espulsioni. Non si sospenderanno nemmeno le udienze di convalida dell’arresto o del fermo nei procedimenti a carico di detenuti o persone in stato di custodia cautelare. La giustizia prende dunque i suoi provvedimenti nel rispetto del valore della salute ma il prezzo può essere il sacrificio di secoli di conquiste?

*Leonardo Ercoli, docente e avvocato penalista

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