Conte: “approvato un piano antivirus per 25 miliardi. Con misure restrittive più stringenti si ledono diritti fondamentali”. Ma il presidente della Lombardia non ci sta e preme sul governo

Conte: “approvato un piano antivirus per 25 miliardi. Con misure restrittive più stringenti si ledono diritti fondamentali”. Ma il presidente della Lombardia non ci sta e preme sul governo

Con 332 voti a favore e nessun contrario la Camera ha approvato la risoluzione che dà il via libera allo scostamento di bilancio chiesto dal governo. Un deputato si è astenuto. Il quorum richiesto, pari a 316 è stato superato di 16 voti. I deputati sono rimasti in Aula solo per qualche minuto. Al completo i banchi del governo: a votare sono venuti in massa ministri e sottosegretari. Con il via libera a maggioranza assoluta della risoluzione della maggioranza che autorizza il governo allo scostamento del debito, è stata preclusa la risoluzione del centrodestra, che non è quindi stata messa in votazione. Tutte le forze di opposizione hanno votato assieme alla maggioranza per il via libera all’aumento del deficit.  Alla Camera, oggi per il voto sullo scostamento di bilancio, vari deputati non si sono presentati in Aula. Si tratta di tutti coloro ai quali è stato raccomandato di restare a casa, perché hanno avuto contatti con il collega contagiato. Allo stato, non si conosce il numero esatto dei deputati out. Si parla di oltre 10 persone.

Venticinque miliardi per fare fronte all’emergenza Coronavirus. Cresce con il crescere dei contagi e il precipitare della crisi economica lo sforzo finanziario del governo. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lo annuncia a Consiglio dei Ministri ancora in corso, anche per dare la possibilità al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri di andare a riferire in Parlamento. “Abbiamo appena deliberato lo stanziamento di una somma straordinaria, 25 miliardi” che, spiega Gualtieri, corrispondono a “20 miliardi in termini di indebitamento netto” ovvero “a 25 miliardi di stanziamenti. Le risorse stanziate saranno utilizzate in parte nel primo decreto che stiamo preparando e che contiamo di approvare in settimana, venerdì in cdm, con risorse per 12 miliardi”. Conte si dice, infatti “consapevole delle difficoltà che il Paese sta affrontando per questa emergenza”. Difficoltà che richiederanno, probabilmente, un sacrificio ulteriore per i cittadini se è vero che il governo non esclude affatto ulteriori e più drastiche misure restrittive. Misure su cui, avverte Conte, è meglio non speculare dal punto di vista politico, magari cavalcando i sondaggi che segnalano la piena condivisione degli italiani nei confronti di quelle misure. Perché, aggiunge, “abbiamo altri interessi in gioco, ci sono libertà civili e diritti sociali che vengono incisi da queste misure restrittive, la libertà di impresa che subisce restrizioni da queste misure restrittive e quindi dobbiamo sempre procedere con attenzione”.

A chiedere l’estensione di queste misure draconiane è innanzitutto il governatore della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Conte assicura che, non appena Fontana formalizzerà tali richieste, il governo le valuterà con il ministro Roberto Speranza. E lo stesso accadrà se queste richieste arriveranno da altri governatori. Conte intende così portare avanti quella linea di dialogo stretto con le Regioni – a cui la Costituzione affida una competenza quasi esclusiva in fatto di sanità – inaugurata con le riunioni in videoconferenza alla protezione Civile. Il premier sa che non può prescindere da questo rapporto ed anche per questo respinge con forza l’idea di un super commissario all’emergenza sulla falsariga di quello nominato per il G7 alla Maddalena, prima, e per la ricostruzione dopo il terremoto de L’Aquila, poi (in entrambi i casi l’allora Capo del Dipartimento di Protezione Civile, Guido Bertolaso, nominato dall’allora premier Silvio Berlusconi). Un modello chiesto dalle opposizioni, innanzitutto, ma anche da Matteo Renzi.

“Stiamo parlando di sanità, è una esigenza diversa rispetto a quella del passato quando c’era l’esigenza di organizzare un G7 o ricostruire dopo il terremoto”, fa presente Conte: “Non c’è la minima efficacia nell’avocare a livello centrale le competenze delle Regioni. Sottrarre competenze alle regioni sarebbe un errore. Sarebbe disfunzionale, non lo si può fare a emergenza in corso”, rimarca ancora il premier. Piuttosto, Conte pensa ora a nominare una persona in grado di coordinare e potenziare gli approvvigionamenti di materiale medico e sanitario. La carenza di queste risorse, anzi, induce il presidente del Consiglio ad un parallelismo con il passato quando, alla carenza di materie prima causate dalla guerra in corso, l’Italia dovette ‘arrangiarsi da sola’. “Lo spazio in cui bisogna agire in questo momento in modo coordinato ed efficiente è quello delle acquisizioni e della distribuzione delle forniture per quanto riguarda apparecchiature di terapia intensiva, sub intensiva, dispositivi di protezione individuale. E’ mia intenzione nominare una persona che possa coordinare meglio questo e possa lavorare al potenziamento delle filiere produttive italiane. Perché, in questo momento, il mercato internazionale è rastrellato da esigenze ormai diffuse. Bisogna entrare nell’ottica, come in altri periodi della nostra storia, in cui bisognava potenziare delle linee produttive e bisognava farlo in casa. Su questo ho dichiarato la piena disponibilità a individuare una figura e lo faremo prestissimo”, dice il premier. Con il voto del Parlamento sullo scostamento dagli obiettivi di deficit, il dibattito si sposterà a Bruxelles. E’ l’Europa, infatti, che dovrà dare il via libera a questo piano.

Le richieste della Lombardia in una lettera del presidente Fontana al governo

La lettera del presidente della Lombarda Fontana è indirizzata al premier Giuseppe Conte, al ministro della Salute Roberto Speranza e al capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, e ha come oggetto ‘proposte per ulteriori misure di contenimento della diffusione del virus Covid19’. “Regione Lombardia – si legge nella missiva – nel valutare l’aumento esponenziale dei casi di contagio e il conseguente aggravio sul sistema sanitario, ritiene necessario procedere ad un inasprimento delle iniziative di contenimento già in essere avendo constatato la riduzione dei contagi nell’area del primo focolaio della Provincia di Lodi soggetta a misure restrittive dal 23 febbraio”. Con le misure, “condivise con i Sindaci dei Comuni capoluoghi, Anci, UPL e gli attori del Patto per lo Sviluppo”, si propone “chiusura di tutte le attività commerciali al dettaglio, ad eccezione di quelle relative ai servizi di pubblica utilità, ai servizi pubblici essenziali, alla vendita di beni di prima necessità e alle edicole; chiusura di tutti i centri commerciali, degli esercizi commerciali presenti al loro interno e dei reparti di vendita di beni non di prima necessità. Restano aperte le farmacie, le parafarmacie e i punti vendita di generi alimentari e di prima necessità. Sono chiusi i mercati sia su strada che al coperto e le medie e grandi strutture di vendita”. “Chiusura di bar, pub, ristoranti di ogni genere; chiusura delle attività artigianali di servizio (es. parrucchieri, estetisti, ecc..) ad eccezione dei servizi emergenziali e di urgenza; chiusura di tutti gli alberghi e di ogni altra attività destinata alla ricezione (es. ostelli, agriturismi, ecc…) ad eccezione di quelle individuate come necessarie ai fini dell’espletamento delle attività di servizio pubblico; sospensione di tutti i servizi mensa sia nelle strutture pubbliche che private; chiusura di tutti i servizi terziari e professionali, ad eccezione di quelli legati alla pubblica utilità e al corretto funzionamento dei settori richiamati nei punti precedenti”.

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