Carceri. Rivolta nelle carceri per le restrizioni da coronavirus. 3 detenuti morti a Modena e due in rianimazione. Il Garante, “serve razionalità, placare gli animi”

Carceri. Rivolta nelle carceri per le restrizioni da coronavirus. 3 detenuti morti a Modena e due in rianimazione. Il Garante, “serve razionalità, placare gli animi”

Sono tre i detenuti morti nel carcere di Modena e altri due si trovano in rianimazione: sono in corso indagini sull’accaduto, mentre si registrano ancora forti tensioni all’interno del penitenziario, dove gli agenti stanno cercando di rientrare forzando le sbarre. Non si escludono anche scontri tra gli stessi detenuti del penitenziario, in parte non d’accordo con la protesta in atto forse temendone le conseguenze. Si sono registrati momenti di forte tensione che ancora non sono terminati, con i detenuti ancora barricati all’interno del penitenziario. “Devastato anche il carcere di Modena dopo quello di Salerno e di Poggioreale, trasferiti 70/80 detenuti in altre carceri”, dichiarano Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe e Francesco Campobasso, segretario nazionale. “Si tratta solo di quei detenuti – spiega Durante – che erano riusciti a raggiungere il cortile, per tentare di evadere. Al momento, ci riferiscono i colleghi, gli altri detenuti si trovano all’interno del carcere, dove sono barricati e probabilmente in possesso di armi improprie. Si sta valutando come e quando intervenire per ripristinare la legalità, all’interno di un carcere che, da quanto ci viene riferito, è ormai completamente distrutto”. “Sembra sia stato addirittura incendiato anche l’ufficio matricola, dove sono custoditi i fascicoli dei detenuti” spiega ancora Durate. Una protesta, quella di questi giorni, che testimonia la situazione di grave insicurezza delle carceri. “Da tempo stiamo dicendo che nelle carceri non c’è più sicurezza – conclude il segretario del Sappe – un solo agente deve gestire 70-80 detenuti e non si riesce più a garantire l’ordine. Una situazione rispetto alla quale dovrebbero assumersi la responsabilitaà morale alcuni politici e amministratori che hanno governato il sistema penitenziario negli ultimi anni”.

Rivolta dei detenuti anche a Torre del Gallo, la casa circondariale di Pavia, per protestare contro la misura che nell’ambito del contrasto all’emergenza coronavirus impone una stretta ai colloqui con i familiari. E due agenti di Polizia penitenziaria in servizio nella struttura sono stati ostaggio per alcuni minuti di alcuni detenuti. La struttura ospita alcune centinaia di detenuti. A quanto si sa i detenuti sono riusciti a sottrarre agli agenti le chiavi delle celle, che sono state aperte e quindi permesso ad altri detenuti di uscire. Alcune voci, non confermate, parlano di atti vandalici ed anche di scontri fisici, regolamenti di conti, tra gli stessi detenuti.

“Sta passando il messaggio che i collegamenti del carcere con l’esterno sono completamente interrotti, ma non è così, bisogna riportare un po’ di razionalità e placare gli animi”. In un’intervista al Corriere della Sera, il Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, sostiene che nelle carceri “la situazione è a rischio anche a causa di una cattiva comunicazione”. E che ora, in un contesto che si presenta molto complicato anche per la società esterna, “è giusto prendere precauzioni anche all’interno delle carceri”. Secondo Palma, per esempio, il blocco degli incontri diretti fino al 22 marzo, quindi per due settimane, “può avere un senso se nel frattempo l’amministrazione penitenziaria si impegna perché siano realmente sostituiti con i colloqui a distanza” magari “con i collegamenti via skype”, i quali però “devono esser e estesi a tutti, e non riservati ai circuiti della media sicurezza” come avviene adesso. “Anche i reclusi in alta sicurezza devono averli” sottolinea il Garante, secondo il quale pure “l’aumento delle telefonate, sempre in sostituzione delle visite, deve essere non solo nel numero delle chiamate, ma anche nella durata”.

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