Omicidio Vannini: il sottile filo che separa il dolo eventuale dalla colpa cosciente

Omicidio Vannini: il sottile filo che separa il dolo eventuale dalla colpa cosciente

Nei giorni scorsi ha fatto notizia la decisione della Corte di Cassazione in merito al processo Vannini. Processo che secondo la Corte va rifatto. Ci sarà dunque un appello bis per l’omicidio del giovane ucciso con un colpo di pistola nel maggio del 2015 mentre si trovava a Ladispoli a casa della fidanzata. La prima sezione della Cassazione ha accolto i ricorsi del Procuratore Generale e delle parti civili che avevano contestato la qualificazione del reato in omicidio colposo da parte della Corte di appello. I giudici di secondo grado avevano invece riqualificato il reato da omicidio volontario con dolo eventuale a omicidio colposo infliggendo all’accusato, Antonio Ciontoli, cinque anni di reclusione a fronte dei quattordici comminatigli in primo grado. Sul piano del diritto penale che cosa è accaduto? È intervenuta la distinzione fra dolo eventuale e colpa cosciente. Se nella mente di ogni studente di giurisprudenza riemerge la differenza fra questi due istituti è proprio il caso di dire che non se ne potrebbe avere un’applicazione migliore nel caso giudiziario di Marco Vannini.

Provando a fare chiarezza si può dire che la colpa cosciente (o colpa con previsione) richiede che il soggetto che compie il reato, pur essendosi rappresentato l’evento lo sottovaluta per leggerezza e sopravvaluta le sue capacità di poterlo evitare. Al contrario, nel dolo eventuale il soggetto agisce con un diverso atteggiamento mentale in quanto accetta il rischio del suo verificarsi. Un esempio è quello del lanciatore di coltelli in un circo. Il lanciatore sa che potrebbe ferire o uccidere la propria assistente, ma confidando nella propria destrezza è sicuro che non le farà alcun male. Ecco perché nella sventurata ipotesi che ciò si verifichi risponderà di omicidio colposo e non di omicidio volontario.

Nella “colpa” si è dunque dinanzi al malgoverno di un rischio, ossia nella mancata adozione di cautele doverose per evitare conseguenze pregiudizievoli, mentre nel dolo eventuale l’agente prevede chiaramente l’accadimento dell’evento e ne accetta il rischio. Prendendo le mosse da questo ragionamento giuridico, la Suprema Corte di Cassazione ha disposto un nuovo iter giudiziario nei confronti di tutta la famiglia di Antonio Ciontoli.

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