Germania. Dresda dichiara l’emergenza nazismo

Germania. Dresda dichiara l’emergenza nazismo

Dresda dichiara l’emergenza nazismo. In una Germania che fa i conti con il boom dell’estrema destra, il Consiglio comunale della capitale della Sassonia, nella ex Ddr, ha approvato una risoluzione in cui proclama la ‘Nazinotstand’, cioè appunto una ‘emergenza nazismo’, dichiarando che “atteggiamenti e azioni anti-democratici, anti-pluralisti, misantropici e di estrema destra, comprese violenze, a Dresda stanno avvenendo con crescente frequenza”. Obiettivo del testo: contrastare gli estremisti di destra nella città culla del movimento Pegida (Patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente), xenofobo e anti-islam, che qui è nato nel 2014 e tiene regolarmente marce.

“Abbiamo un problema nazismo a Dresda e dobbiamo fare qualcosa”, ha dichiarato il politico locale che ha lanciato la risoluzione, Max Aschenbach, consigliere 34enne del partito Die Partei. Il testo – spiega Deutsche Welle – chiede al Comune e alle organizzazioni della società civile di rafforzare la cultura democratica, proteggere le minoranze e i diritti umani, nonché di aiutare le vittime della violenza di estrema destra. Chiede inoltre di concentrarsi sulle “cause e conseguenze di anti-semitismo, razzismo e posizioni di estrema destra per ripristinare la fiducia nelle istituzioni democratiche, l’apprezzamento per la diversità e la solidarietà rispettosa”. L’approvazione è avvenuta con 39 voti di Spd, sinistra radicale di Die Linke, Verdi e liberali della Fdp. Ma, sottolineano i media tedeschi, tra i 29 voti contrari ci sono stati quelli della Cdu della cancelliera Angela Merkel, oltre che del partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD). La Cdu ha motivato la scelta parlando di “pura politica simbolica” e di “errore linguistico”.

Il Land tedesco della Sassonia, di cui Dresda è capitale, è una roccaforte dell’AfD, che qui nelle elezioni regionali di settembre si è piazzato al secondo posto. Il partito a settembre ha avuto un altro boom in Brandeburgo e domenica scorsa ha raddoppiato i consensi in Turingia, sempre nella ex Ddr, diventando secondo partito dopo la sinistra radicale di Die Linke. L’AfD viene spesso accostato al nazismo, soprattutto per le posizioni di alcuni suoi membri: come è stato per esempio quando il leader del partito in Turingia Björn Höcke, ex professore di storia al liceo, nel 2017 ha definito il memoriale della Shoah a Berlino un “monumento della vergogna”, difendendo anche l’idea di una “Germania millenaria”, un modo di intendere che la storia nazionale va al di là del solo periodo nazista. Merkel, presa regolarmente di mira dall’ultradestra per la sua politica di accoglienza dei migranti nel 2015 e nel 2016, dopo l’attacco antisemita di Halle, in Sassonia-Anhalt, dove il 9 ottobre un neonazista ha preso di mira una sinagoga, ha esortato a prestare attenzione alle “parole” che possono “trasformarsi in azioni”. Il suo partito già a giugno aveva chiamato in causa l’AfD a seguito dell’omicidio, da parte di un neonazista, del politico pro-migranti della Cdu Walter Lübcke.

Share