Migranti. Vertice di Malta, firmato un accordo che manda in soffitta il trattato di Dublino, obbliga gli stati all’accoglienza, e non lascia l’Italia da sola. Di Maio voce fuori dal coro

Migranti. Vertice di Malta, firmato un accordo che manda in soffitta il trattato di Dublino, obbliga gli stati all’accoglienza, e non lascia l’Italia da sola. Di Maio voce fuori dal coro

“Da oggi l’Italia non è più sola” nella tempesta migranti. Nelle parole del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese è sintetizzata la sostanza dell’accordo che oggi, nelle stanze dell’antico Forte di Sant’Angelo, che a La Valletta sovrasta il porto principale di Malta, nelle cui acque sono alla fonda pigramente superyacht e tre alberi da sogno, ha visto Italia, Francia, Germania e la stessa Malta fissare un nuovo percorso nella gestione dell’emergenza migranti. Tirando fuori dal cilindro un documento che tra i suoi punti chiave prevede la rotazione volontaria dei porti di sbarco, o ‘place of safety’, per i migranti e la ricollocazione in altri Paesi secondo percentuali da definirsi a seconda del numero di arrivi, e prevedendo anche sanzioni per chi non voglia dire sì alla ricollocazione. Non era scontato ottenere questo e inserirlo nel documento, ha tenuto a dire Lamorgese nel dopo conferenza stampa tenuta con i suoi colleghi ministri Michael Farrugia (Malta), Horst Seehofer (Germania), Christophe Castaner (Francia) e Maria Ohisalo (Finlandia, Paese che ha la presidenza di turno Ue) e Dimitris Avramopoulos, commissario Ue per gli Affari interni. “Ci sono contenuti concreti, sono soddisfatta. Finora non avevo rilasciato alcuna dichiarazione sulla questione, oggi posso dire di essere soddisfatta di questo incontro con gli altri Paesi Ue perché hanno dato disponibilità a seguirci su una ‘linea europea’, quella della ‘partecipazione’ europea”, ha detto la titolare del Viminale, l’unica che si è fermata a parlare con i giornalisti, mentre gli altri sono subito andati via.

E’ un accordo che sembra mandare in soffitta il ‘patto di Dublino’, ovvero il Paese in cui il migrante sbarca diventa quello di accoglienza. “Senza questo accordo la revisione del patto di Dublino non sarebbe mai stata possibile”, le parole di Lamorgese nel dopo conferenza stampa. L’accordo riguarderà le navi di Ong e altre navi, ma non i ‘cosiddetti barchini’, ha precisato la titolare del Viminale. Il riferimento ai barchini non appare casuale: negli ultimi tempi in Italia si sono succeduti ripetuti sbarchi con natanti piccoli riusciti ad arrivare fin sulle coste e che comunque hanno fatto lievitare il numero di migranti che hanno attraversato il Mediterraneo centrale. A proposito di Ong, Lamorgese pur non citandole direttamente è parsa accennare ad esse quando ha detto che “ci sono anche principi di correttezza che devono essere osservati da parte di chi fa le operazioni di salvataggio” in mare. Il ministro dell’Interno ha risposto anche a una domanda sulla Libia, ovvero gli accordi dell’Italia con quel Paese in materia di contrasto all’immigrazione clandestina “restano”, “li teniamo, stiamo lavorando bene con loro, la Guardia costiera libica sta facendo un ottimo lavoro”. Sottolineando che comunque occorre sempre far sì che gli eventuali migranti che riescono ad affrontare la traversata del Mediterraneo possano farlo in sicurezza. Ed anzi “stiamo pensando a corridoi umanitari” proprio in questa ottica di sicurezza. In conferenza stampa e’ stato un coro unanime nel ribadire l’importanza di questo accordo scaturito dal minivertice de La Valletta. “Non possiamo lasciare sole Italia e Malta”, ha detto il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer, per il quale oggi sono state individuate “misure chiare nella redistribuzione dei migranti”. Il ministro tedesco si è detto convinto di uno sviluppo della cooperazione europea nei prossimi anni, “sono ottimista che riusciremo a costruire in futuro una politica comune. Oggi le probabilità sono aumentate”. E il suo collega francese Castaner ha parlato di “accordo importante, stiamo parlando di vite umane, ora riusciremo a salvarne di più”. Tutto fatto dunque? Da vedersi, anzi – come ha detto Lamorgese congedandosi dai cronisti – “ogni giorno ha la sua pena”. L’8 ottobre in Lussemburgo sarà una giornata ancor più importante.

Il concetto di ripartizione obbligatoria è stato più volte ribadito da Lamorgese, come pure il fatto che i tempi della ricollocazione saranno molto rapidi, “entro 4 settimane, tra interviste ai migranti richiedenti asilo. Perché è di loro che parliamo, sono il 99% delle persone che arrivano”. E una volta ripartiti, saranno i Paesi di destinazione a farsi carico delle spese, comprese quelle degli eventuali provvedimenti di rimpatrio. La titolare del Viminale ha anche detto che il testo predisposto “è assolutamente nella direzione giusta” e che l’Italia e Malta non resteranno più sole nell’affrontare questa emergenza, in gioco entrano altri Paesi, e l’obiettivo è ampliarne il numero. “Chi arriva in un Paese arriva in Europa e questo concetto è nel sentire comune”: altre parole di Lamorgese, a sottolineare appunto che l’Italia non è più sola. Il commissario Ue per gli Affari interni ha espresso parole di ringraziamento verso i quattro Paesi del minivertice “per la loro volontà nel rispondere allo spirito della solidarietà rispetto alle sfide dell’immigrazione. C’è un buon accordo che dobbiamo portare avanti sulla base di supporto anche finanziario della commissione Ue, e spero in una gara di solidarietà. Serve una politica migratoria comune”.

Non si tratta ancora di una soluzione definitiva ma è comunque una svolta significativa” ha detto il premier Giuseppe Conte parlando dell’esito del vertice di Malta sul tema dell’immigrazione. Il presidente del Consiglio considera positivo il fatto che sia passato il principio per cui chi sbarca in Italia sbarca in Europa. “Questo principio è stato tradotto, ora va perfezionato. Dal primo momento ho detto che l’Italia non poteva essere lasciata sola”, ha spiegato il presidente del Consiglio, parlando con i cronisti a margine dei lavori dell’assemblea dell’Onu. Gli fa eco il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli. “Finalmente si va nel senso indicato dal Parlamento europeo”. Sassoli prosegue, “chi sbarca in un Paese europeo sbarca in Europa e tutti debbono partecipare alla redistribuzione in modo regolato e non più soltanto su base volontaria: sono i principi fondamentali che proprio il Parlamento europeo aveva indicato nella sua proposta di Riforma del Regolamento di Dublino”. Infine, “l’accordo di oggi – sottolinea il presidente del Parlamento Ue – dimostra che l’Europa può andare avanti solo quando rispetta la dignità umana ed il principio di solidarietà coniugandolo con la responsabilità. Sono sicuro che il Parlamento e la Commissione europea lavoreranno per allargare l’accordo agli altri Paesi dell’Unione europea”.

Decisamente diversa la posizione del ministro degli Esteri Di Maio che probabilmente, a New York, non ha sentito la sua collega Lamorgese, e ha espresso alcune valutazioni non in linea con quanto espresso nel vertice di Malta. Di Maio ha infatti affermato che sul tema dei migranti bisogna fare “attenzione a facili entusiasmi: se noi diciamo che chi viene in Italia può andare in altri Paesi europei rischiamo il ‘pull factor’, cioè l’incentivazione degli sbarchi”. E lo ha detto parlando a Zapping su Rai Radio 1 da New York. “La soluzione alle migrazioni non è la redistribuzione”, ha ribadito Di Maio, “la soluzione definitiva è che non partano più o che siano rimpatriati”, ha precisato. Insomma, per Di Maio, “la risposta sono i rimpatri, sui quali a breve ci saranno novità, e il blocco delle partenze, per il quale è necessario stabilizzare la Libia”. Eppure, il nostro ministro degli Esteri sa bene che con questi alibi il Mediterraneo è diventato il più grande cimitero a cielo aperto d’Europa. E si continua a morire. Le strategie di lungo periodo sono argomenti importanti, ma quando migliaia di persone sono in mare vanno salvate, senza se e senza ma.

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