Lecce. Cgil. Le giornate del lavoro. Il dibattito tra Landini, Furlan e Barbagallo: “un’altra manovra finanziaria è possibile. Il governo ci dia ascolto”

Lecce. Cgil. Le giornate del lavoro. Il dibattito tra Landini, Furlan e Barbagallo: “un’altra manovra finanziaria è possibile. Il governo ci dia ascolto”

L’unità sindacale, i rapporti con il nuovo governo, le aspettative e i dubbi di Cgil, Cisl e Uil nella nuova fase politica. E ancora, le proposte avanzate in materia di fisco e lotta all’evasione (si può fare davvero?), fino ad arrivare al grande tema della necessità di una politica industriale per il Paese. Cinque domande, da parte della giornalista Lucia Annunziata, e altrettante risposte da parte dei segretari di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Anna Maria Furlan e Carmelo Barbagallo, in occasione del dibattito organizzato per la prima delle Giornate del lavoro 2019 che si stanno svolgendo a Lecce. Ecco una sintesi delle risposte che i tre sindacalisti hanno dato alle domande della giornalista.

1) A che punto è l’unità sindacale?

Landini L’unità del mondo sindacale per me è la vera sfida strategica. Unità non vuol dire unità tra uguali, ma tra diversi. Un’unità che riconosce le diversità e i pluralismi delle diverse storie: non fusione ma processo che unisce. D’altro canto il sindacato confederale non è stato mai di mestiere e corporativo: abbiamo sempre avuto, pure nelle nostre diversità, la vocazione a svolgere una funzione di trasformazione sociale. L’unità va costruita a partire dai luoghi di lavoro. E se oggi molte delle nostre rivendicazioni contenute nella piattaforma sindacale sono oggetto di discussione politiche, questo è accaduto perché siamo riusciti a costruirle insieme.

Furlan Dell’unità sindacale meno si parla in astratto e meglio è. Noi riusciamo a costruire percorsi unitari quando abbiamo un obiettivo chiaro da raggiungere e quando condividiamo quello che facciamo. In quest’ultimo anno siamo riusciti finalmente dopo tanto tempo ad avere una piattaforma, manifestazioni, scioperi comuni. E siamo riusciti a comporre differenze che spesso nel passato ci vedevano divisi. Il tutto è stato fatto con grande senso di responsabilità, per dare una forte sterzata al paese. Una sfida che possiamo accettare, perché abbiamo ben capito cosa significa avere sindacati divisi e conflittuali.

Barbagallo Ieri mattina all’Inps abbiamo firmato il protocollo sulla rappresentanza e rappresentatività: ritengo che sia un’occasione unica per rilanciare l’unità nel nostro paese del sindacato. Dobbiamo estendere le Rsu in tutti i luoghi di lavoro, perché è da lì che si comincia per fare l’unità sindacale. Per fare l’unità sindacale bisogna che nessuno abbia potere di veto, nessuno può avere la maggioranza assoluta, bisogna trovare un meccanismo per coinvolgere tutte e tre le organizzazioni nelle decisioni, un sistema di voto.

2) Cosa vi aspettate dal nuovo governo

Barbagallo Se questo è un esecutivo di svolta, deve indicarci la direzione. Per noi quella giusta è nella piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil. Finalmente notiamo che alcune risposte ci sono nel programma di governo. Io sono ottimista, però non mi fido fino a quando non vedo qualcosa di scritto nero su bianco: vogliamo capire in quale direzione stiamo andando, non è un problema di fidarsi o meno. Abbiamo già messo in campo le nostre iniziative dal 9 febbraio al 22 giugno e se  non vedremo risultati continueremo in questa direzione, quella di rivendicare ciò che serve per lavoratori, i pensionati e i cittadini di questo Paese, in particolare per i giovani.

Furlan Il dato più pesante del nostro Paese è la crescita zero. Abbiamo visto in più puntate, anche nel passato, che chi si immagina di risolvere da solo un problema del genere, di solito prende una nasata. Quindi sono rimasta colpita in modo positivo dal nuovo incontro con il governo perché ho visto un ministro del Tesoro molto attento rispetto alle priorità che abbiamo indicato: per noi va cambiata linea economica rispetto al passato e mi sembra, spero di non sbagliarmi, che l’impostazione sia positiva.

Landini Abbiamo accolto positivamente il fatto che il governo ci ha ascoltato. Sappiamo che nessuno ha la bacchetta magica, noi vedremo se le cose andranno nella direzione che noi indichiamo, altrimenti proseguiremo nella mobilitazione. Non facciamo sconti a nessuno, questo deve essere chiaro a tutti. Il cambiamento qualcosa cosa che la nostra gente percepisce e abbiamo indicato anche la priorità: riduzione del carico fiscale sui lavoratori dipendenti sui pensionati. Capirlo è molto semplice: valuteremo se il netto in busta paga o nella pensione aumenta o no. È un punto molto preciso, così come la lotta all’evasione fiscale che il governo ha preso come titolo. Vedremo lo svolgimento.

3) Cosa vi aspettate dalla prossima legge finanziaria?

Furlan La prima necessità è sbloccare le infrastrutture. Questo è un paese a crescita zero che tiene bloccati 80 miliardi che sarebbero disponibili subito e si potrebbero tradurre in 450 mila posti di lavoro nell’edilizia. Il secondo intervento è sul fisco: la novità è che questo governo è convinto che il taglio del cuneo fiscale debba andare tutto in busta paga per i lavoratori. Bene, noi aggiungiamo che ci sono anche i pensionati, perché siamo il paese dove la tassazione sulle pensioni è la più alta d’Europa.

Landini Al governo abbiamo posto la necessità di una riforma fiscale complessiva, quindi io capisco che la legge di stabilità non è in grado di fare tutto, però c’è bisogno di andare in una direzione chiara. La tassazione sul lavoro dipendente e sui pensionati deve strutturalmente calare nel tempo e ci vuole una vera lotta all’evasione fiscale che significa riduzione del contante, moneta elettronica, tracciabilità, ma anche fare assunzioni all’Agenzia delle entrate e cominciare ad incrociare le varie banche dati. Per noi è un punto di fondo, nell’arco di tre anni si possono ricavare moltissime risorse da investire nel lavoro. Altra richiesta che abbiamo fatto, visto che ci sono 13 milioni di lavoratori alle prese con il rinnovo dei contratti, è quella di detassare gli aumenti, per far crescere il netto in busta paga. Poi ci sono gli investimenti per il Mezzogiorno e, come fatto dalla Germania, sulla green economy, per contrastare il cambiamento climatico.

Barbagallo È paradossale chiedersi dove si prendono i soldi in un Paese con 111 miliardi di evasione fiscale e non lo dice il sindacato, lo dice Confindustria e loro se ne intendono meglio di noi. In questo Paese ci sono 60 miliardi di corruzione e non lo dice il sindacato, lo dice alla Corte dei Conti. Ci sono 27 miliardi di usura e pizzo e non lo dice il sindacato, lo dice Confcommercio. Di che cosa stiamo parlando allora? I soldi li si recupera con una seria lotta all’evasione fiscale e li si usa per ridurre le tasse a lavoratori e pensionati. Altrimenti continuiamo a fare il gioco delle tre carte e siccome io vengo dal Regno delle Due Sicilie, il gioco delle tre carte lo conosco benissimo.

4) Perché non si riesce mai a intaccare l’evasione fiscale?

Barbagallo Bisogna sconfiggere l’idea liberista che la lotta all’evasione fiscale non si può fare. Io non mi rassegno a vivere in un mondo in cui i soliti noti – cioè  pensionati e lavoratori dipendenti – pagano le tasse in anticipo e altri non le pagano proprio. In questo paese bisogna fare una grande riforma fiscale e io mi batterò sempre per questo. Come diceva Petrolini, i soldi bisogna prenderli dove sono. Quanto al fisco, noi abbiamo una nostra proposta di riforma: detassiamo gli aumenti salariali nei contratti. Per farlo non serve mettere soldi in finanziaria, ma in questo modo si avrebbero molti più soldi nelle tasche dei lavoratori. Si potrebbe iniziare a sperimentare da qui un nuovo modo di concepire la tassazione.

Landini È vero, la lotta all’evasione fiscale non si è mai fatta seriamente. Ma non abbiamo più scuse, abbiamo tutti gli strumenti tecnologici, possiamo incrociare la diverse banche dati e scovare gli evasori. E se è vero che l’evasione è quantificata in 120 miliardi, se anche la riducessimo ogni anno del 10 per cento, sarebbero comunque cifre molto importanti, stiamo parlando di 20 miliardi l’anno. Quindi, smettiamo di dire che non si può fare. Altra questione: la tassazione deve essere uguale per tutti a parità di lavoro svolto, sia che uno sia lavoratore dipendente sia che sia lavoratore autonomo. E poi occorre mettere mano allo sblocca cantieri, perché se non si ostacola l’appalto e il subappalto al massimo ribasso è evidente che su questo tema non si fa alcun passo avanti.

Furlan Il primo strumento per combattere seriamente l’evasione fiscale è cominciare a far passare il concetto che chi evade è un ladro che ruba i soldi allo Stato e ai cittadini, non uno scaltro mentre tutti gli altri sono degli stupidi. Per combattere l’evasione fiscale ci vuole la volontà di farlo, e poi magari prendere esempio dall’America, con il contrasto di interessi e il carcere duro per chi evade.

5) Quali dovrebbero essere le priorità per la politica industriale dell’Italia?

Landini Dal 2008 al 2018 abbiamo investito 100 miliardi in meno di soldi pubblici, un calo del 30 per cento. In Italia la politica industriale non c’è più da tempo, eppure ci sarebbero tutte le condizioni. Una delle cose fatte e che noi rivendichiamo, per esempio, è l’unificazione tra Salini Impregilo e Astaldi, due aziende che si mettono assieme per non solo salvare l’occupazione, ma aumentare la dimensione. Un’operazione di politica industriale potrebbe essere allargata ad altre imprese del settore, sbloccando i cantieri, ma anche ad altri campi: telecomunicazioni, auto elettrica, mobilità e trasporti, oltre a un piano straordinario del Mezzogiorno. Quello che manca è un’idea di sistema-Paese che sia in grado di generare il futuro.

Barbagallo Una cosa utile, al contrario di chi la definisce nostalgica, è una Cassa per il Mezzogiorno 4.0. In generale dobbiamo attivare strumenti per rilanciare l’economia con politiche keynesiane. Basterebbe, per esempio, un piano di sviluppo industriale per rimettere in sesto il territorio che sta affondando e non per cementificare. In campo energetico, poi, è paradossale che l’Eni, che lavora in 71 Paesi al mondo, in Italia non sia messa in grado di operare.

Furlan Un punto centrale è anche il ruolo dell’Europa. Recentemente abbiamo fatto una sorta di accordino bilaterale con la Cina e abbiamo portato a casa il fatto che potremmo esportare un po’ di arance, mentre altri hanno strappato accordi per fare aerei e treni. Questo la dice lunga sul continuo e sterile dibattito sull’Europa. Noi senza l’Europa ai cinesi offriamo le arance, altri fanno accordi veri. E la Germania è uscita dalla crisi economica molto prima di noi perché nel ha iniziato a fare azioni anticicliche, esattamente il contrario di quello che noi abbiamo fatto.

 

Da Rassegna.it

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