Reggio Calabria. ‘Ndrangheta: le mani dei clan su politica ed economia, 17 arresti

Reggio Calabria.  ‘Ndrangheta: le mani dei clan su politica ed economia, 17 arresti

Associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, turbata libertà degli incanti, porto illegale di arma, tentata corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio. Sono le accuse rivolte ai 17 arrestati, tra appartenenti a cosche mafiose, politici, imprenditori e rappresentanti delle forze dell’ordine, nell’ambito dell’operazione denominata “Libro Nero” della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria. Eseguito anche il sequestro preventivo di una quindicina di imprese e società. L’indagine, condotta dalla Polizia di Stato, fa seguito all’operazione “Theorema-Roccaforte”, di un anno fa, nel corso della quale furono arrestati 14 soggetti considerati esponenti della cosca Libri. Secondo gli inquirenti, Antonino Caridi, genero di Domenico Libri e destinatario di una misura cautelare di custodia in carcere, avrebbe ereditato dal suocero il ruolo di capo cosca, nonostante fosse già agli arresti. L’attività investigativa, è stato spiegato in conferenza stampa, si è sviluppata sulle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia e tramite intercettazioni. Per gli inquirenti, quindi, la cosca Libri, operante nei quartieri di Cannavò, Condera, Reggio Campi, Modena, Ciccarello, San Giorgio e nelle frazioni di Gallina, Mosorrofa, Vinco e Pavigliana di Reggio Calabria, avrebbe interferito “nelle dinamiche economico/imprenditoriali locali” infiltrandosi anche in quelle “politico/elettorali del territorio cittadino, gestendo un consistente bacino di voti, convogliandoli a favore di soggetti compiacenti, senza esclusione di schieramenti politici, nell’ambito di un rapporto” destinato a “favorire non solo la singola consorteria, ma il sistema ‘ndranghetistico nel suo complesso”.

Le indagini, è stato sottolineato in conferenza stampa, hanno evidenziato un “ruolo svolto dalla cosca in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale nel novembre 2014”. Tra gli arrestati figurano anche Alessandro Nicolò, consigliere regionale eletto con Forza Italia nel 2014 e oggi capogruppo di Fratelli d’Italia, indagato per associazione mafiosa e destinatario di misura cautelare di custodia in carcere; Sebastiano Romeo, detto Seby, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, indagato per tentata corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio in concorso, posto agli arresti domiciliari; Francesco Berna, imprenditore nel settore edilizio, immobiliare e della ristorazione, presidente dell’Ance Calabria; il fratello Demetrio Berna, già consigliere e assessore al Comune di Reggio fino al 2012. Agli arresti domiciliari sono stati posti anche Francesco Romeo, maresciallo della Guardia di Finanza, indagato per tentata corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, e Giuseppe Demetrio Tortorella, medico odontoiatra, già assessore al Comune di Reggio negli anni ’90. Notificato un avviso di garanzia, per concorso esterno in associazione mafiosa, a Demetrio Naccari Carlizzi, ex consigliere regionale, avvocato ed esponente locale del Partito Democratico.

Francesco Messina, direttore centrale anticrimine della Polizia, ha evidenziato, nel corso della conferenza stampa, come “la cosca, disarticolata nel suo apparato militare e poi in quello non militare, è egemone sul territorio ed è riuscita a coinvolgere soggetti non solo appartenenti all’area politica ma anche imprenditoriale. Con i sequestri – ha detto – abbiamo raggiunto cifre notevoli perché parliamo di un patrimonio di oltre 20 milioni. Questo tipo di sistema non è affermato solo in questa realtà ed è questa la vera minaccia che dobbiamo affrontare”. Per il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, “la ‘ndrangheta a Reggio Calabria non è solo militare, con estorsioni e minacce, ma ci sono anche proiezioni di cosche storiche in ambito imprenditoriale e politiche”. Bombardieri ha evidenziato come “alla cosca Libri fossero direttamente riferite delle espressioni politiche e imprenditoriali di primissimo livello. I collaboratori – ha spiegato – hanno fatto riferimento a questi soggetti come espressione della cosca. In una fase successiva è emerso che gli imprenditori cercavano di tenere le distanze dagli ambienti criminali. A livello politico, è significativo – ha sottolineato Bombardieri – quanto dice un collaboratore che ha partecipato a una cena elettorale sulla ionica reggina, ossia che più che una cena elettorale sembrava un summit di ‘ndrangheta a cui partecipavano esponenti politici insieme ad esponenti criminali di primo livello. La ‘ndrangheta – ha aggiunto – non ha colore politico ma fa un investimento diversificato”. Il procuratore ha anche spiegato che “la vicenda di Sebastiano Romeo non è direttamente collegabile alla vicenda dei Libri. E’ emerso nel corso delle indagini – ha detto – ma non ha ad oggetto vicinanza specifica. Naccari – ha continuato Bombardieri – è stato oggetto di richiesta di misura cautelare che il gip ha rigettato sotto il profilo della mancanza di esigenze cautelari, pur ritenendo grave il quadro indiziario”.

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