Mosca. Le due spine di Putin: un movimento democratico che chiede libere elezioni, represso dalla polizia. E un grave incidente in Siberia durante un test missilistico

Mosca. Le due spine di Putin: un movimento democratico che chiede libere elezioni, represso dalla polizia. E un grave incidente in Siberia durante un test missilistico

L’opposizione russa ci riprova, questa volta con la più massiccia manifestazione (autorizzata) da sette anni contro il dispotismo interno di Putin. Un’opposizione che non trova tuttavia in Europa sostenitori né solidarietà, nonostante le migliaia di fermi di polizia effettuati dopo settimane di cortei e manifestazioni. Forse sarebbe il caso che le forze della sinistra euopea facciano sentire forte la loro voce contro un’evidente lesioni dei diritti democratici nella Russia di Putin. Ma quest’ultimo trova solo emuli in Europa, coloro ad esempio che contro le manifestazioni libere invocano la dura repressione, non solo in Ungheria, o in Polonia, ma ormai anche in Italia, dopo la illiberale e antidemocratica legge sulla sicurezza pubblica elaborata e voluta dal nostro ministro dell’Interno e dalla Lega, e sostenuta anche dai 5Stelle. E non è un caso che su di essa, proprio nella parte che riguarda il rapporto con i pubblici funzionari, lo stesso presidente della Repubblica Mattarella.

Ma torniamo a Mosca, centro di resilienza di un movimento democratico, che va sempre più allargandosi. A corso Sakharov, Mosca, infatti, si sono ritrovati – sotto la pioggia battente – migliaia di moscoviti, riuniti da diverse sigle, dal partito Yabloko a quello Libertario. Le cifre ‘ballano’ a seconda di chi le conta: non più di 15mila persone per il ministero dell’Interno, quasi 50mila per il gruppo indipendente White Counter. L’evento, pacifico, è poi sfociato nell’ormai familiare scenario dei fermi di massa della polizia quando gruppi di manifestanti hanno deciso di sfilare in centro, nonostante il divieto delle autorità. La grande assente è Lyubov Sobol, fedelissima di Alexei Navalny, fermata dalla polizia nel suo ufficio prima dell’inizio del raduno. Sobol, lei stessa candidata non ammessa alle elezioni comunali di Mosca, ha raccolto il testimone dal creatore del Fondo Anti Corruzione – ora in cella per scontare l’ennesima pena a 30 giorni di arresto amministrativo – e ha galvanizzato l’ala più dura del movimento, quella che non si accontenta di essere confinata a corso Sakharov, dove le autorità di norma relegano tutte le manifestazioni dell’opposizione, ma chiama i suoi sostenitori a sfilare per le strade del centro in cortei non autorizzati.

Un altro uomo di Navalny, Boris Zolotarevsky, al termine della manifestazione non a caso ha esortato i partecipanti a non accontentarsi di corso Sakharov ma di “fare una passeggiata” per le vie della capitale. La polizia lo ha dunque fermato – insieme ad un’altra decina di persone – per violazione delle norme sulle proteste non autorizzate. Ma, come si è visto, c’è chi lo ha ascoltato. Insomma, come in altri casi, è emersa oggi quella spaccatura che separa Navalny da altre figure dell’opposizione. Con un piccolo giallo. Gli organizzatori del raduno avrebbero infatti contattato il dipartimento di polizia denunciando “imminenti provocazioni” alla manifestazione “da parte di Sobol e altri partecipanti”. Lo sostiene l’ufficio stampa della polizia stessa, citato dalla Tass, l’agenzia statale russa. Circostanza che però non trova riscontro sui media indipendenti. Ma, viste come sono andate poi le cose, potrebbe essere vera. Sul palco, davanti a coloro che per l’ennesima volta hanno chiesto elezioni libere, senza il filtro preventivo delle autorità, hanno sfilato figure note dell’intellighenzia russa nonché volti nuovi del pulviscolare movimento anti-Putin come il rapper Face, molto amato dai giovanissimi. La polizia ha vigilato, con un nutrito cordone in tenuta antisommossa, ma non è intervenuta. Tutta un’altra storia di San Pietroburgo, dove sulla prospettiva Nevsky si sono dati appuntamento qualche centinaio di persone per un raduno non autorizzato a sostegno del movimento moscovita. Qui i fermi sono scattati puntuali – almeno 86, secondo l’ong OVD-Info – come poi nel centro di Mosca, dove gli agenti in tenuta antisommossa hanno effettuato almeno 136 fermi. Il braccio di ferro continua.

Il colosso russo dell’energia nucleare, Rosatom, ha confermato oggi la morte di cinque suoi dipendenti nell’incidente di due giorni fa a Severodvinsk (regione di Arkhangelsk, nella Russia subartica), durante un test missilistico. E sono almeno 12 le persone ferite – quattro in modo grave – in una nuova esplosione nel deposito di armi nei pressi di Acinsk, nella regione di Krasnojarsk (Siberia centrale) sulle cui cause per ora non vi è alcuna certezza. Sempre ad Acinsk, lunedì scorso circa 4.000 persone avevano dovuto lasciare le loro case su ordine delle autorità locali, dopo un incendio e diversi scoppi nel deposito militare. Gli abitanti evacuati erano poi rientrati nelle loro abitazioni, ma dopo il nuovo incidente sono ripartiti gli sgomberi nei villaggi più vicini allo stabilimento dove sono stoccati pezzi di artiglieria. Una comunicato emesso ieri sera dalla sindaca Ilaja Akhmetova, che citava il peggioramento delle condizioni atmosferiche come ragione per le nuove evacuazioni, ha scatenato commenti adirati e sdegno sui social network e i media locali, dove oggi abbondano informazioni su nuove esplosioni “nella zona dei depositi militari”. Secondo un canale tv locale, ATV, ci sarebbero anche due morti, ma le autorità hanno smentito. Anche sulle possibili cause delle esplosioni circolano versioni contrastanti: funzionari regionali hanno parlato di scoppi durante lavori di sminamento, con il ferimento di militari e agenti di polizia. L’agenzia Interfax, citando fonti informate, riferisce di due possibili scenari: esplosioni di unità di artiglieria dovute ai fulmini caduti sul deposito durante un violento temporale – versione poi confermata dall’ufficio stampa dell’esercito – e scoppi provocati da un ‘treno speciale’ che serve la struttura militare e che sarebbe finito fuori controllo.

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