Roberto Bertoni. Carola Rackete e l’essenza dell’Europa

Roberto Bertoni. Carola Rackete e l’essenza dell’Europa
Di fronte alla scelta compiuta da papa Francesco di celebrare, il prossimo 8 luglio, nel sesto anniversario della sua storica visita a Lampedusa, una messa in San Pietro per i migranti e i soccorritori, la politica non può rimanere in silenzio. La capitana Carola Rackete, comandante della Sea Watch 3, è un simbolo e un punto di riferimento, l’emblema di una generazione generosa e combattiva nonché un’ottima base da cui ripartire. E non per trasfornare Carola nell’ennesimo santino, in un fenomeno da baraccone buono per fare propaganda e strumentalizzare ad arte una vicenda drammatica, ma per gridare a gran voce che la legge morale di Antigone viene prima di quella disumana, anche se ufficiale, di Creonte. Non bisogna, dunque, candidare Carola in Parlamento, anche se ci starebbe benissimo, ma pensare a lei e a tutte le ONG per il Nobel per la Pace, come ha suggerito qualche giorno fa padre Alex Zanotelli, un altro che meriterebbe da tempo quest’onorificenza.
Carola incarna, infatti, una certa idea di Europa e di umanità: dolce, solidale, pulita, accogliente, generosa, saggia, in grado di comprendere il suo ruolo e la sua funzione storica, proiettata verso il domani e ricca di speranza e di positività. Anche per questo, sia detto senza alcuna polemica, o il PD avrà il volto di Delrio e degli altri parlamentari che, coraggiosamente, sono saliti a bordo della Sea Watch o non sarà più, non avrà più ragione di esistere, non sarà altro che un partito inutile, titubante, pauroso, incapace di contrastare la barbarie e il cattivismo dilaganti. L’idea che debbano esserci delle quote di ripartizione, che vada riformato il Trattato di Dublino, che l’Europa debba fare la sua parte e che il carico dell’accoglienza e dell’integrazione degli ultimi del mondo non possa gravare sulle spalle della sola Italia viene dopo la riaffermazione delle leggi del mare, dell’etica e della dignità umana.
Perché qui, come detto, sono in ballo princìpi imprescindibili di civiltà e di amore per il prossimo; princìpi cari tanto ai laici quanto ai cattolici, ai vecchi e ai giovani, alle nuove generazioni e a chiunque non si voglia piegare all’orrore nel quale siamo immersi.
La giovane Carola, con la sua passione civile, la sua voglia di battersi per gli altri, il suo spirito di sacrificio, la sua forza d’animo e la sua capacità di farsi carico delle conseguenze derivanti dalle sue azioni è un manifesto vivente dell’Europa come potrebbe e dovrebbe essere, se solo avesse la forza di infrangere le catene dell’odio, della violenza, del pregiudizio, della crudeltà e della grettezza che le impediscono di essere se stessa. Non si può essere europeisti a giorni alterni: l’Europa o tende la mano o non è, e in questi anni non è stata. E a quei colleghi, a quegli opinionisti, a quei commentatori che alzano il ditino in nome di un terzismo fasullo e del tutto fuori luogo è bene ricordare che, al di là di ogni manicheismo, il bene e il male esistono e Carola costituisce, senza ombra di dubbio, un meraviglioso esempio di bellezza interiore e di altruismo. Infine, bisogna ricordare loro che chi cede sul tema dei diritti umani e accetta la logica della disumanità legalizzata un giorno sarà considerato, di fatto, complice dei protagonisti mondiali di una stagione orrenda cui, tuttavia, ragazzi come Carola possono porre fine, cambiando per sempre, e in meglio, la nostra società.
Share