Per far fronte all’emergenza, la “Eurafrica”. 820 milioni di persone muoiono di fame. Altro che porti chiusi

Per far fronte all’emergenza, la “Eurafrica”. 820 milioni di persone muoiono di fame. Altro che porti chiusi

 E’ un documento ufficiale, frutto di analisi, ricerche, elaborazione di fatti che accadono; una documentazione che ci pone dinanzi a una situazione che – se non si provvederà con urgenza è destinata a diventare ingestibile, con conseguenze drammatiche: da qui al 2050 la popolazione africana potrebbe raddoppiare e arrivare ai 2 miliardi e mezzo di persone. La crescita demografica letteralmente divora i tassi di sviluppo di un continente che conta meno del 2 per cento del commercio mondiale e dell’1 per cento della produzione industriale globale. L’Africa è una enorme terra di conquista e scorribanda: mega giacimenti energetici; il 50 per cento delle riserve mondiali di cobalto, cromo, diamanti, oro; il 60 per cento delle terre arabili e tuttavia non coltivate nel mondo. L’Africa è il continente più ricco; gli africani sono i popoli più poveri. Un recentissimo rapporto, presentato a New York, del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo e dal Programma Alimentare Mondiale, contiene “notizie” che non fanno “notizia”. Eppure sono “la notizia”: sono oltre due miliardi le persone nel mondo che non hanno regolare accesso sicuro, nutriente e sufficiente al cibo. Tra queste, 820 milioni soffrono totalmente la fame, e si registra un aumento di dieci milioni, rispetto al 2017; è già il terzo anno consecutivo che si verifica questo aumento.

 L’insicurezza alimentare colpisce l’8 per cento della popolazione del Nord America e dell’Europa. In Asia sono poco meno di 514 milioni le persone affamate; in Africa più di 256 milioni. In America Latina oltre 42 milioni. Ad alimentare e peggiorare la gravità delle crisi alimentari, veri e propri choc economici causati soprattutto da conflitti e avvenimenti climatici. In Africa la situazione è estremamente allarmante, perché in percentuale, rispetto alla popolazione totale, si registrano i più alti tassi di fame nel mondo; tassi che aumentano in quasi tutte le aree dell’Africa orientale, dove quasi un terzo della popolazione – il 31 per cento circa – è denutrita.

Trent’anni fa, Marco Pannella lanciò l’allarme: “O ci occupiamo dell’Africa, o sarà l’Africa ad occuparsi di noi”. Non lo si ascoltò, e anzi lo si irrise. Quando Pannella e i radicali riuscirono a raccogliere l’adesione di centinaia di premi Nobel in calce a un manifesto politico che indicava chiaramente cosa si poteva e doveva fare contro lo sterminio per fame nel mondo, la cosa venne accolta con sufficienza e indifferenza. Molti, anche allora, replicarono: prima casa nostra, prima gli italiani. Sono sotto gli occhi di tutti i risultati di quella colpevole miopia. Ripeto: 820 milioni di persone che soffrono la fame. Cosa volete che milioni di loro facciano, se appena possono farlo? Vengono dove c’è speranza di sfamarsi. E’ da stupidi pensare di fermare questi poveretti con muri, blocchi navali, porti chiusi.

L’Europa dovrà essere in grado di realizzare uno dei suoi compiti essenziali: lo sviluppo dell’Africa”. Sono parole che vengono da lontano. Sono le parole della “Dichiarazione Schuman” del 1950. Robert Schuman, è considerato uno dei padri dell’Europa: quegli Stati Uniti d’Europa che non ci sono ancora. Anche su ispirazione di Jean Monnet, Schuman presenta la proposta di porre le basi per la graduale creazione di una “federazione europea”. Siamo a Parigi: sono le quattro del pomeriggio del 9 maggio 1950. Schuman scandisce, appunto, che uno dei compiti essenziali dell’Europa che si vagheggia e non c’è, è “lo sviluppo del continente africano”. Lo sviluppo del continente africano significava, e significa ancora, occuparsene concretamente: non con fumose, inconcludenti, vaghe affermazioni alla “accogliamoli tutti”; tantomeno con la demagogia di chi tromboneggia di porti chiusi, muri e navi da affondare.

Occorre invece realismo, concretezza, coniugata a capacità di visione. Occorre aver chiaro che non è sufficiente approntare un sistema di assistenza, ma operare per la creazione di un’unione economica. Quella appunto auspicata da Schuman. Il tema è quello dello sviluppo delle società africane. La quotidiana tragedia delle migrazioni (non 40 o 50 disgraziati su qualche naviglio di Organizzazioni non governative, ma di centinaia di migliaia di persone), deriva ed è legata alla mancanza di sviluppo, al massiccio sfruttamento, al vero e proprio saccheggio di materie prime e risorse energetiche da parte di Cina, Russia, paesi occidentali; con la fattiva connivenza e complicità delle oligarchie locali.

Per evitare che il Gap si allarghi, dobbiamo affrontare oggi il tema dello sviluppo dell’Africa. E’ un Hic Rhodus, hic salta che vale per tutti, cui non ci si può e non ci si deve sottrarre.

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