Governo. Vertice notturno sull’autonomia differenziata. Intesa solo sull’imbroglio della spesa storica. Rinvio all’8 luglio. Alberto Bagnai probabile ministro delle politiche europee

Governo. Vertice notturno sull’autonomia differenziata. Intesa solo sull’imbroglio della spesa storica. Rinvio all’8 luglio. Alberto Bagnai probabile ministro delle politiche europee

Un vertice fiume, durato poco più di tre ore, per fare il punto sull’autonomia differenziata e tentare di avviare le intese con le tre Regioni che, per prime, ne hanno fatto richiesta: Lombardia, Veneto ed Emilia-romagna. A margine della riunione (affollata dalla presenza di molti ministri e tecnici), poi, Matteo Salvini ha affrontato il nodo del ministro per le Politiche europee, casella rimasta vacante dal ‘trasloco’ di Paolo Savona alla presidenza della Consob (con l’interim andato pro tempore a Giuseppe Conte). Al presidente del Consiglio e al collega vice premier Luigi Di Maio, il segretario leghista avrebbe proposto il nome di Alberto Bagnai, economista no euro, neo senatore Lega e presidente della commissione Finanze di Palazzo Madama. L’indiscrezione è stata fatta filtrare da fonti del Movimento 5 stelle. Mentre i leghisti non confermano alcun nome, anche se, in ambienti governativi, si esclude la possibilità che l’incarico possa andare a Lorenzo Fontana, dato in pole a un certo punto della lunga giornata.

Sicuramente, nel governo c’è accordo affinché la nomina sia fatta al più presto: lo hanno detto sia Conte che Salvini. Quest’ultimo nella giornata ha dovuto subire anche lo ‘smacco’ di non riuscire a fare eleggere la candidata leghista Mara Bizzotto alla vice presidenza del Parlamento europeo. L’incarico è andato a Fabio Massimo Castaldo del M5s, mentre divampava la protesta dei leghisti a Strasburgo. Il sospetto, negato da entrambi i partiti protagonisti, è che vi possa essere stato un accordo sotterraneo tra M5s e Pd, che ha portato Castaldo a fare il vice del dem David Sassoli, eletto poche ore prima alla presidenza dell’Europarlamento. Per quanto riguarda l’autonomia di Lombardia, Veneto ed Emilia-romagna, si è quindi raggiunto un accordo di massima sullo schema finanziario da applicare alle intese che prevederebbe trasferimenti statali di risorse alle Regioni calcolati in base alla spesa storica di ogni competenza in quella determinata Regione, che così si trasforma in costo standard, l’imbroglio sul quale il Veneto ha puntato e che le Regioni del sud avversabo con forza. Solo dopo tre anni, vi sarebbe il passaggio all’ipotesi di trasferimenti calcolati in base ai fabbisogni standard, applicati progressivamente considerando i livelli essenziali delle prestazioni. Ma il vertice si è concluso con un rinvio delle questioni rimaste in sospeso – ovvero la negoziazione delle competenze con i singoli ministeri – a una nuova riunione che si terrà lunedì alle 13.

Il governatore veneto Zaia attende gli sviluppi, ma continua a imporre la sua linea

“Come dico sempre solo i pessimisti non fanno fortuna e anche gli esiti dell’incontro di ieri sera a Roma, un passaggio fondamentale, costituiscono un buon segnale” afferma il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. “Dichiaro fin d’ora – aggiunge Zaia – la nostra totale e piena disponibilità a valutare con equilibrio la proposta che ci arriverà: se sarà un’Autonomia seria, rispettosa dei miei cinque milioni di veneti e della Costituzione. Di certo non firmeremo accordi al ribasso o finte autonomie”. “Siamo partiti – ricorda Zaia – dall’utopia della nostra legge referendaria del 2014 e siamo oggi a incontri che si ripetono, con il premier Conte che, addirittura, avoca a sé la pratica per chiudere la partita”. “E’ bene fare chiarezza su un aspetto procedurale – prosegue Zaia – Oggi siamo alla fase della redazione di una bozza d’intesa del Governo, che la dovrà proporre a noi. Fanno piacere le notizie che arrivano secondo le quali non ci sarebbero problemi sulla norma finanziara”. “Ci saranno altri punti su cui discuteranno, siamo al riscaldamento a bordo campo. E quando sei al riscaldamento non torni in spogliatoio, ma devi giocare la partita. Mi auguro – conclude – che la prossima riunione sia l’ultima per chiudere la questione”.

Le opposizioni. Federico Conte, LeU: “no all’autonomia differenziata”

“L’autonomia differenziata per le regioni del Nord sancirebbe la fine dell’unità nazionale e la morte per il Mezzogiorno. E’ una opportunità per il Sud come lo è la corda per l’impiccato. Bisogna dire no senza tentennamenti” dichiara Federico Conte, deputato di Liberi e Uguali, confermando una posizione finalmente chiara e non ambigua delle opposizioni. “Il governatore della Lombardia, Fontana – continua il deputato campano – definisce cialtronaggini le motivazioni di chi si oppone a questo progetto. La cialtronaggine, in realtà, è di chi offende la nostra intelligenza. L’autonomia differenziata ripropone un sovranismo territoriale delle disuguaglianze e mortifica, al Nord come al Sud, l’autonomia costituzionale che è quella che chiede di garantire livelli standard nei servizi su tutto il territorio nazionale. Senza i livelli essenziali delle prestazioni, l’autonomia diventa la secessione dei ricchi contro le regioni povere, condannate per sempre a restare tali. E’ la rottura dell’unità nazionale e un’aperta violazione dell’ordine costituzionale”.

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