Nicola Bassoni. Germania al voto: tramonto Spd e alba Verde? E la Cdu del dopo Merkel…

Nicola Bassoni. Germania al voto: tramonto Spd e alba Verde? E la Cdu del dopo Merkel…

Anche in Germania si avvia a conclusione la campagna elettorale per le elezioni europee del 2019. Lunedì sera, in un dibattito televisivo, i vertici dei principali partiti tedeschi hanno avuto un’ultima occasione per confrontare i propri programmi e presentare le proprie idee sul futuro dell’Unione Europea.

I sondaggi ufficiali, pubblicati fino al 17 maggio, hanno offerto un quadro coerente e abbastanza plausibile di quali potrebbero essere i risultati delle elezioni europee in Germania. L’Unione di CDU/CSU dovrebbe confermarsi come primo partito con il 28-32% dei consensi, perdendo dal 3 al 7 % rispetto alle europee del 2014 e dall’1 al 5% rispetto alle politiche del 2017. L’SPD, data nei sondaggi al 15-17%, rischia invece di subire un drammatico tracollo tanto rispetto al 27,3% delle precedenti elezioni europee quanto al 20,5% delle politiche, del quale approfitterebbero soprattutto i Grüne che, con il 17-19% (in crescita del 7-9% rispetto al 2014 e dell’8-10% rispetto al 2017), si potrebbero affermare come secondo partito nel panorama politico tedesco, scavalcando per la prima volta i socialdemocratici a livello federale. I medesimi sondaggi indicherebbero, inoltre, i liberali dell’FDP al 5-7% (un risultato positivo considerando il 3,4% delle precedenti europee, ma negativo rispetto al 10,7% delle politiche) e la Linke al 6-8% (che, in questo caso, si attesterebbe sui risultati del 2014, perdendo qualche punto rispetto al 9,3% del 2017). Infine l’AfD che, con il 12-13%, confermerebbe il risultato delle politiche (12,6%), aumentando significativamente la propria presenza nel parlamento europeo (dove, nel 2014, ottenne il 7,1%).

Le rilevazioni demoscopiche – che, è opportuno ricordarlo, nelle elezioni politiche del 2017 si rivelarono abbastanza affidabili – mostrerebbero quindi un quadro politico in movimento, secondo linee di sviluppo già emerse negli ultimi anni, in cui la crisi dei partiti di governo avrebbe conseguenze diverse per la destra e la sinistra del panorama partitico: più contenuta per la CDU/CSU, con una destra populista che fatica ad allargare il proprio bacino elettorale, e più marcata per l’SPD, che invece deve fare i conti con una sinistra ecologista agguerrita, convinta delle proprie idee e delle proprie ricette per il futuro.

Le conseguenze dell’“affare Ibiza”

Ciò che i sondaggi non hanno potuto segnalare è, tuttavia, l’effetto che lo scandalo dell’FPÖ austriaca potrebbe avere sull’elettorato dell’AfD in Germania. Contrariamente a quelli italiani – e non solo per prossimità linguistica – i media e il mondo politico tedesco hanno seguito con grande attenzione le vicende del cosiddetto “affare Ibiza” (il video, diffuso dallo Spiegel e dalla Süddeutsche Zeitung, che ritrae il vice-cancelliere austriaco e segretario della FPÖ, Heinz-Christian Strache, intento a parlare con la presunta figlia di un oligarca russo, promettendo vantaggi economici in cambio di appoggio politico) e la conseguente crisi del governo viennese. Non soltanto, infatti, l’FPÖ è una stretta alleata dell’AfD – e, insieme a questa, della Lega salvinana –, ma il governo di Sebastian Kurz ha rappresentato anche il principale modello per tutti coloro che auspicavano un’alleanza tra partiti popolari e destre populiste in Europa. A poco sembrano essere valse le spiegazioni dei vertici della FPÖ, secondo cui il comportamento di Strache sarebbe stato dovuto a un “eccesso” di alcol e machismo. Durante il dibattito televisivo di lunedì sera, infatti, solo il candidato dell’AfD, Jörg Meuthen, ha sostenuto che «si deve stare attenti a dare giudizi affrettati sulla vicenda» (un’affermazione che, come ha commentato lo Spiegel, i politici di estrema destra dovrebbero fare propria anche riguardo a ben altre questioni), mentre i leader di tutti gli altri partiti hanno sollevato la “questione morale” che emergerebbe dal caso di Ibiza, ovvero la sete di potere e la spregiudicatezza nell’ottenerlo dimostrate della destra populista. Se i contraccolpi sulle elezioni europee saranno valutabili solamente il 27 maggio, l’“affare Ibiza” ha intanto approfondito il fossato che separa l’AfD dagli altri partiti tedeschi, che hanno espresso a chiare lettere il rifiuto di ogni collaborazione con la destra populista tanto in Germania quanto al livello europeo – un’affermazione di non poco conto, dato che domenica si terranno anche alcune importanti elezioni amministrative, come nella città-stato di Brema.

La CDU in corsa per la presidenza della Commissione europea

Nonostante il cambio di leadership e le voci che si sono susseguite (e poi smentite) di un passaggio di Angela Merkel alla politica europea, la CDU di Annegret Kramp-Karrenbauer sembrerebbe in grado di superare anche questa tornata elettorale senza vedere eccessivamente ridimensionata la proprio peso né nel panorama tedesco né in seno al PPE. Dovendo fare fronte a diversi problemi interni, come le crescenti critiche che hanno investito il Ministero della difesa a guida cristiano-democratica, la CDU ha tentato di mettere un freno alla fronda anti-merkeliana che si agita tra le sue file, mentre la stessa Kramp-Karrenbauer – in passato scettica verso le politiche del governo in materia di immigrazione – ha più volte sottolineato gli elementi di continuità tra la propria segreteria e la precedente. L’immagine che la CDU ha inteso di veicolare è quella di un moderno partito conservatore, garanzia di stabilità e lontano da qualsiasi estremismo. Se ciò rientra pienamente nelle caratteristiche dei cristiano-democratici tedeschi, è tuttavia significativo che un simile atteggiamento sia stato assunto anche dalla CSU bavarese – generalmente molto più condiscendente verso la retorica populista e interessata a “recuperare” il voto dell’AfD.

Quanto si tratti di un cambio di strategia di lungo periodo o solo di una tregua temporanea, sarà possibile giudicarlo solo all’indomani delle consultazioni. Nel mentre, oltre al superamento della “soglia psicologica” del 30%, il principale obiettivo di CDU e CSU è quello di ottenere la nomina di Manfred Weber alla presidenza della Commissione europea – e non è affatto improbabile che la linea adottata risponda semplicemente a questo fine. Secondo alcune analisi, il PPE rischia di perdere circa un quarto dei propri seggi nel parlamento di Strasburgo – soprattutto a causa del tracollo dei partiti di centro-destra in Francia, Spagna, Polonia, Italia e Repubblica Ceca – e la tenuta dei cristiano-democratici tedeschi è quindi fondamentale per conquistare nuovamente lo scranno della presidenza. Inoltre, se la crisi generalizzata della socialdemocrazia europea renderà impossibile la riproposizione dell’attuale maggioranza, il PPE dovrà necessariamente cercare nuovi partner tra le forze liberali, i verdi e la folta schiera di indipendenti – un’operazione per cui l’arte merkeliana del compromesso potrebbe risultare decisiva.

Tramonto socialdemocratico e alba verde

Fino all’ultimo l’SPD tedesca ha cercato di impedire l’inevitabile. Come in parte avevano rivelato le ultime elezioni nei Länder e, in maniera sempre crescente, le rilevazioni demoscopiche, alla sinistra del panorama politico tedesco – e di altri paesi dell’Europa centro-settentrionale – i partiti socialdemocratici stanno cedendo il passo ai movimenti ecologisti. Inutilmente i vertici della SPD hanno assunto, durante questa campagna elettorale, un profilo più marcatamente di sinistra –  battendosi per riforme ambiziose, come l’introduzione di un salario minimo europeo, e presentandosi come il principale argine davanti alla deriva populista –, mentre Kevin Kühnert, il trentenne alla guida dell’organizzazione giovanile socialdemocratica (Jusos), è arrivato a difendere pubblicamente l’opportunità di collettivizzare alcune aziende strategiche, al fine di arginare le tendenze monopolistiche e le crescenti sperequazioni dell’attuale economia capitalista – ipotizzando addirittura la collettivizzazione della BMW. Se, come probabilmente accadrà, i sondaggi verranno confermati, nessuno di questi sforzi sarà bastato a limitare il travaso di voti in favore dei Grüne.

Da un certo punto di vista, l’SPD continua certamente a pagare la partecipazione al governo di Große Koalition. Tuttavia, il sospetto è anche che, dietro questo fenomeno, si celi una crisi strutturale della sinistra che, da ormai troppi anni – quantomeno dall’ubriacatura liberista dell’era Blair –, non si è più dimostrata capace di esercitare alcuna critica sostanziale verso gli ordinamenti politici ed economici esistenti, impegnandosi anzi nella loro salvaguardia e rinunciando così a qualsiasi progetto di cambiamento per un futuro che sia in qualche maniera migliore e auspicabile. Questo compito, almeno in alcuni paesi europei, sembra invece essere stato raccolto dalle forze ecologiste, che hanno assunto i toni apocalittico/escatologici tipici dei movimenti rivoluzionari – declinati peraltro in una formula particolarmente seducente per quelle classi medie cittadine che, negli scorsi decenni, hanno rappresentato il principale bacino elettorale del centro-sinistra. Da questo punto di vista, forse neppure un rinnovamento radicale della socialdemocrazia potrebbe invertire tale tendenza.

Share