Arturo Scotto: la Piattaforma per la Ricostruzione della sinistra

Arturo Scotto: la Piattaforma per la Ricostruzione della sinistra

Le elezioni europee misureranno lo stato di salute delle forze che governano il Paese e di quel che resta dell’opposizione. La cosa più probabile è che l’equilibrio uscito dalle urne il 4 marzo scorso non cambierà molto. Siamo ancora purtroppo dentro quel perimetro.

L’area che si riconosce nel governo Conte sarà largamente sopra il 50 percento e il campo largo del centrosinistra poco sotto il 30. Il resto se lo divideranno Berlusconi e Meloni. Quello che accadrà è che si ribalteranno i rapporti di forza interni ai vari blocchi. La Lega diventerà il partito più forte al governo, i Cinque Stelle suderanno per superare il 20 e per non farsi sorpassare dalla Lista unitaria del Pse promossa da Zingaretti.

Questo lo scenario a poco più di una settimana dal voto. Il giorno dopo potrebbe accadere di tutto. Lo scivolamento verso le elezioni anticipate oppure un consolidamento a destra del governo Conte con misure impopolari sul piano sociale (vedi aumento IVA ) e con una stretta sempre più preoccupante sul piano democratico, dall’occupazione dei mezzi di comunicazione di massa alle multe a chi salva le vite umane, fino all’incredibile sospensione della docente palermitana.

L’opposizione ne uscirà un po’ più rinfrancata, con un leggero aumento di consensi rispetto alle elezioni politiche, ma ancora incapace di rappresentare un’alternativa di governo pronta e in discontinuità con il recente passato. Ha ragione Lucia Annunziata: è il tempo di accelerare. E dunque di scegliere.

Il 27 maggio chi sta all’opposizione di questo governo deve proporre al Paese una nuova agenda politica, selezionare delle priorità, ricostruire centri di iniziativa comuni, in Parlamento come nel territorio.

Serve insomma una Piattaforma per la Ricostruzione.

1. Qualche passo in avanti il Pd lo fa con il Piano dei Cento Miliardi. Dal Cuneo fiscale al Green New Deal fino alla gratuità delle rette scolastiche e universitarie. Sono temi che abbiamo masticato insieme a sinistra in questi anni, spesso in perfetta solitudine. Divengano parte di una lavoro comune dell’opposizione, ma soprattutto siano accompagnate da una grande proposta redistributiva che la sinistra rimette in campo: a partire dal fisco, che va reso più progressivo, di un prelievo di solidarietà sui grandi patrimoni a cui sono stati fatti regali fiscali in questi anni, fino alla tassa sui giganti del web e a una lotta senza quartiere all’evasione fiscale. L’ossessione deve essere la riduzione delle diseguaglianze dopo venti anni di sbornia neoliberista.

2. Bisogna costruire subito una cabina di regia delle opposizioni di centrosinistra a questo governo. Un coordinamento dei gruppi parlamentari e un vero e proprio governo ombra. Che sia composto anche da personalità che nel corso degli ultimi anni hanno guardato al Movimento Cinque stelle come un possibile approdo della crisi della sinistra italiana. Serve per oggi, ma anche per il dopo, perché il deposito principale dell’elettorato progressista deluso è lì e va recuperato. E se dovessero esserci le elezioni anticipate, per impedire a Salvini di varcare le soglie di Palazzo Chigi, un dialogo con quel mondo va avviato subito, isolando le posizioni di destra e populiste.

3. Si costruiscano cinque osservatori unitari e plurali, composti da partiti, associazioni, movimenti, sindacati, singoli individui. I temi sono nell’agenda di oggi, dalla quale non si può sfuggire. Il primo deve essere sullo Spacca Italia, quell’autonomia differenziata che rischia di attentare all’unità del Paese in settori decisivi come Sanità e istruzione.

Il Mezzogiorno rischia di uscire ancora più debole da questa stagione, con meno risorse e maggiori emergenze sociali.

Scuola, Università e Ricerca, perché lì c’è da recuperare rapporti e interlocuzioni che le riforme renziane della scorsa legislatura hanno devastato portando un intero mondo nelle braccia dei populisti.

Sicurezza sul lavoro, perché siamo di fronte a una vera e propria strage di stato, impressionante nei numeri e che è figlia della precarizzazione del lavoro e di riforme che hanno lanciato un messaggio pericoloso: chi lavora non deve essere tutelato, se non al minimo.

Povertà, perché il Reddito di Cittadinanza è stata una risposta, che non va demonizzata, ma non è la risposta definitiva che serve per rilanciare sviluppo e occupazione. Va monitorata, perché quando si spostano quote di spesa pubblica verso i ceti popolari si muovono pezzi di consenso che rischiano di consolidarsi nel tempo.

Infine, Diritti. Ci troviamo davanti a una regressione gigantesca, dalle donne che vedono attentate conquiste decennali, alle multe verso chi salva le persone dalla morte, a inquietanti episodi contro chi manifesta il proprio dissenso, alla necessità di riconoscere il peso dei territori in scelte strategiche sull’ambiente.

Dunque, serve un lavoro di ricognizione plurale e inclusivo, che recuperi competenze e si apra alle giovani generazioni che si sono mobilitate in questi mesi.

4. Il Pd riapre Casal Bruciato. “Articolo Uno” ha una sede a Scampia, a due passi dalle Vele. In tante realtà difficili ci siamo, in altre abbiamo chiuso senza mai spiegare il perché. Parliamo spesso retoricamente di ritorno nelle periferie, ma mantenere luoghi fisici è faticoso, difficile, dispendioso. E poi non basta solo una saracinesca aperta, dipende da quello che ci fai dentro, da quali relazioni tieni vive, da quali esempi trasmetti, da quale militanza la anima se non vuoi mettere soltanto un’insegna fuori un garage o fuori un appartamento.

Propongo di mettere a disposizione una quota del 2xmille dei partiti che aderiscono a questa piattaforma comune per aprire dieci nuove case del popolo nelle realtà più complicate del Paese: doposcuola popolare, ambulatori, punti ricreativi, biblioteche, supporto legale. La crisi in molti territori ha spazzato via la presenza dello stato, della dimensione pubblica e dunque della cittadinanza. Come fu nell’immediato dopoguerra. E il problema della sinistra è fisico, prima ancora che virale.

5. Darsi una mossa significa chiarire da che parte guardi il mondo. Unire è necessario e a questa sfida noi di “Articolo Uno” non ci siamo sottratti. Ma il problema dei progressisti italiani si chiama blocco sociale di riferimento. La crisi ci ha detto che i partiti pigliatutto non reggono nel lungo periodo.

La questione sociale appaltata alla destra ha consegnato interi settori popolari a pulsioni xenofobe e a torsioni autoritarie. E quella rabbia non la riporti dentro la dimensione democratica de non ricostruisci una proposta ecologista e socialista, che nel resto del mondo torna a vincere e a convincere.

Evitare, dunque, la trappola che ci indica Mario Tronti: da un lato la sinistra dei benestanti, dall’altro la destra dei nullatenenti. Con i liberali ci devi parlare, farci persino le alleanze, ma se non sai chi sei tu nel lungo periodo vieni eroso, indebolito e perdi la bussola. Hic Rhodus, hic salta.

Dal Blog di Arturo Scotto su Huffington Post

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