Mario Michele Pascale. La lapidazione. All’Occidente non piace, il Profeta invita al perdono e alla cautela. Chi la vuole allora?

Mario Michele Pascale. La lapidazione. All’Occidente non piace, il Profeta invita al perdono e alla cautela. Chi la vuole allora?

La lapidazione è qualcosa di profondamente estraneo all’Occidente. Tant’è che provoca in noi reazioni di sdegno e grandi prese di distanza. Nel mondo greco e romano era una forma di giustizia popolare al di fuori di ogni controllo istituzionale, che non fu accolto negli ordinamenti giuridici.

La morte con la pietra era un’esplosione di rabbia popolare, veniva inflitta da gruppi spontanei, senza processi ma neanche senza accertamenti preliminari di colpevolezza. Il motto evangelico “chi è senza peccato lanci la prima pietra”, espunge la pratica della lapidazione dall’universo cristiano. Anche se il mondo occidentale ha trovato strumenti diversi di tortura e di morte e non ha totalmente abolito la pena capitale, che in alcuni stati degli USA, trova ancora applicazione, è rimasto, per il sasso lanciato dalle folle, una condanna unanime, legata non tanto al risultato finale, il decesso del condannato, quanto per il carattere brutale e “poco civile” dell’esecuzione.

Cos’è la Shari’a

L’Islam non è un monolite. Molti l’hanno abolita, come il Gibuti, il Senegal e la Turchia. Altri stati l’hanno abolita di fatto, sospendendo le pene capitali. Parliamo di Algeria e Marocco. La pena capitale sopravvive in alcuni paesi a maggioranza islamica: Afghanistan, Arabia Saudita, Brunei, Emirati Arabi, Iraq, Mauritania, Nigeria, Qatar, Somalia, Sudan e Yemen. Nella vulgata si dà la colpa della pena capitale nel mondo arabo alla cosidetta Shari’a. Essa è il prodotto graduale di interpretazione del Corano e della raccolta, verifica e interpretazione della Sunna, i racconti delle tradizioni del profeta. Da segnalare che, nel Corano, solo ottanta versetti su più di seimila hanno quello che potremmo definire un “contenuto giuridico”. Il corpus della Sunna è stato oggetto, nel mondo islamico, di molte revisioni e a molte sue sezioni si assegnano gradi estremamente variabili di autenticità. Per cui il ragionamento giuridico basato sia sul Corano che sulla Sunna è frutto di una ulteriore analisi dei commentatori.

La Shari’a non conosce il concetto di pubblica accusa: fino all’inizio del ‘900 l’iniziativa di punire i criminali veniva avviata su iniziativa di chi ha subito il danno. Ogni comunità cittadina o rurale aveva una propria interpretazione della legge ed eleggeva i propri giudizi. Solo adottando il modello occidentale di Stato si è avuta la necessità di centralizzare l’amministrazione della giustizia dotandosi di un corpus giuridico univoco. In questo corpus la Shari’a non è immediatamente presente. Non è quindi “diritto positivo”, ma substrato culturale su cui sono stati fondati i nuovi codici. Nella maggior parte dei casi la Shari’a ha trovato consonanza con le nuove leggi in materia di diritto familiare. Questo è il motivo per cui la lapidazione è, in alcuni paesi a maggioranza islamica, una pratica culturalmente e giuridicamente accettata.

Il Profeta ed il perdono

La zina è la sezione della Shari’a che parla dei rapporti sessuali extramatrimoniali. Il versetto 24 del Corano stabilisce che un uomo e una donna colpevoli di zina siano flagellati con cento frustate. “Flagellate la fornicatrice e il fornicatore, ciascuno con cento colpi di frusta e non vi impietosite [nell’applicazione] della Religione di Allah, se credete in Lui e nell’Ultimo Giorno, e che un gruppo di credenti sia presente alla punizione”. La stessa sura, però, più avanti chiosa: “eccetto coloro che in seguito si saranno pentiti ed emendati. In verità, Allah è perdonatore, misericordioso”. Nei racconti del profeta viene narrato di come una donna si rivolga a Maometto per confessare il suo adulterio. Il profeta le chiede di ribadire quattro volte la sua confessione, posticipando la sentenza continuamente. Solo di fronte all’ultima reiterata confessione l’uomo, a malincuore, fa applicare la sentenza. E anche pochi istanti prima della lapidazione viene data la possibilità alla donna di ritrattare. E’ evidente, nel mondo religioso islamico, anche una certa cautela nel trattare una materia delicata come la pena capitale. Nel caso dell’adulterio, infatti, il fatto deve essere riportato da almeno quattro testimoni, maschi ed adulti, che abbiano assistito al rapporto sessuale nei suoi atti più intimi. Quindi il misfatto deve essere avvenuto in pubblico. Per inciso, secondo il corpus giuridico islamico, senza penetrazione non si dà rapporto sessuale.

La condanna a morte tramite lapidazione è una estensione dei commentatori e dei giuristi che vanno ben oltre la Shari’a. La responsabilità delle lapidazioni, quindi, non è religiosa, ma pienamente politica.

Brunei: più pietre per tutti

Lo stato del Brunei ha deciso, in pieno XXI secolo, di rifarsi a quella che in maniera impropria è definita Shari’a. Dal 3 aprile, infatti, è in vigore una legge che, insieme all’omosessualità, colpisce l’infedeltà coniugale con la lapidazione “da effettuarsi in pubblico, di fronte a testimoni”. Dall’alto di un patrimonio personale di 20 miliardi di dollari che ne fa uno degli uomini più ricchi del mondo, il sultano Hassanal Bolkiah, che siede sul trono dal 1967, ha presentato l’applicazione delle nuove norme come un “grande risultato” del suo regno.

L’ONU ha definito la nuova norma “crudele e inumana”. Di sanzioni “profondamente sbagliate” e di una legge da “fermare immediatamente” ha parlato Amnesty International che ha sottolineato come i “rapporti consensuali tra individui dello stesso sesso non dovrebbero neanche essere considerati reato”. Per Human Rights Watch siamo di fronte ad un “progetto delirante”. Da registrare che nel sultanato viene severamente punito con cinque anni di carcere e un bel po’ di frustate anche chi si permette di festeggiare, non solo religiosamente, ma anche solo come atto consumistico o folclorico, il natale. E’ vietato persino addobbare un albero.

Se pensiamo alla lapidazione come un fenomeno tribale, legato alla povertà e all’arretratezza culturale, dobbiamo ricrederci. Il Brunei è uno tra gli stati islamici più ricchi ed avanzati al mondo. Verrebbe proprio da dire: “chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

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