Tre domande a… Giorgio Benvenuto

Tre domande a… Giorgio Benvenuto

Il recente voto alle regionali della Basilicata ha segnato l’ennesima sconfitta del centro-sinistra e del PD in particolare. Qual è la tua opinione in proposito?

La sconfitta purtroppo era scontata, e ciò fa capire che una rimonta non è facile. Certo, ci sono stati dei problemi di carattere locale, ma il vero problema è che il PD è del tutto disattento ai problemi sociali. Per citarne solo alcuni penso al problema del lavoro, ai giovani costretti a emigrare, all’aumento delle disuguaglianze, al costante abbassamento del potere d’acquisto di stipendi e salari. A ciò si aggiunga la stallo politico del PD da un anno a questa parte. Stallo dovuto al fatto che il partito ha vissuto contandosi internamente tra le varie correnti. Per dirla con uno slogan, quando passi il tempo a contarti non conti. Insomma, nella ultima serie di sconfitte ha pesato la mancanza di una proposta sui temi che toccano la vita quotidiana dei cittadini, i quali di anno in anno stanno sempre peggio. Detto in termini politici si ha la diffusa sensazione che manchi un’opposizione. Non basta criticare il governo, dove peraltro si scontrano continuamente posizioni differenti, ma sulle singole questioni occorre avere progetti alternativi. Progetti che il PD non esprime. In ultima analisi manca un’idea di società.

Zingaretti ha lanciato la proposta di un coordinamento delle opposizioni parlamentari e Martina quella di istituire un governo ombra. Cosa pensa di queste iniziative?

Martina è una persona stimabile ma il governo ombra è un déjà-vu, che oltretutto non ha funzionato. Basti ricordare l’esperienza di Occhetto. L’elettorato lo puoi riconquistare se si parla con i cittadini non se nomini ministri-ombra. In quanto a Zingaretti debbo dire che si sta muovendo con attenzione, sta cercando di compattare e allargare il fronte del centro-sinistra. Va bene, ma ciò che bisogna cogliere è rappresentato dalla grande partecipazione alle primarie, alle manifestazioni sindacali e dalla disponibilità di tanti cittadini a ritrovarsi, discutere. Guardi come i partiti del centro-destra sono più presenti tra la gente che nei palazzi del potere. Sicuramente con parole d’ordine incondivisibili, ma dialogano col Paese, conquistano consensi. Nei confronti dell’Europa sono più critici loro del centro-sinistra. E tali critiche sono largamente condivise da quel popolo che una volta votava a sinistra.

Il governo italiano ha recentemente stipulato degli accordi commerciali con la Cina e per questo motivo siamo stati bacchettati dalla Francia. La quale il giorno ha fatto accordi assai più consistenti dei nostri. Ciò significa che il nostro Paese è isolato in Europa?

Direi di più: l’Italia sta rischiando di perdere credibilità nel mondo. In merito alla recente visita di Xi Jinping per fortuna è intervenuto il presidente della Repubblica sanando la rissa interna al governo, nel quale fino all’ultimo si sono scontrate linee politiche opposte. Inoltre non va dimenticato che sulla Nuova Via della Seta avevano a suo tempo lavorato Letta, Renzi e Gentiloni. Il memorandum appena firmato sancisce la conclusione di un percorso già avviato. Ma è stato gestito male. In Italia il presidente cinese è stato ricevuto dai ministri del turismo e dell’agricoltura. In Francia da Macron in persona e senza tutta la coreografia che abbiamo visto a Roma. Ma per rispondere alla sua domanda sull’isolamento italiano è evidente che non si può stare in Europa per chiedere solo deroghe al Patto di stabilità. A me è dispiaciuto vedere che l’incontro più importante Xi Jinping lo ha avuto con la Francia, la Germania e il presidente della Commissione europea. Noi eravamo assenti nonostante la nostra economia viva in buona misura di esportazione.

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