Tre domande a… Giorgio Benvenuto

Tre domande a… Giorgio Benvenuto

Come giudica i primi nove mesi del governo Conte?

Nove mesi sprecati. È il governo del rinvio. Basti pensare allo scarto tra le cose dette e quelle realizzate come ben dimostra la vicenda del reddito di cittadinanza. È stato talmente ridimensionato che ancora oggi non si sa bene cosa sia. Certo, va detto che il governo tiene conto dello stato di malessere sociale che c’è in Italia, ma le leggi che vara non tengono conto dell’impatto complessivo che producono né sono programmati i momenti di attuazione. In sostanza, Conte e i suoi ministri hanno una visione assai semplificata dell’andamento normativo: pensano che fatta la legge questa diventi immediatamente operativa. Così non è come ben sa chiunque abbia dimestichezza con processi di questo tipo. Nonostante l’improvvisazione del governo, abbiamo ancora tutti nelle orecchie frasi come “Siamo alla vigilia di un nuovo boom economico”. Ma diamo i numeri? Nella realtà fanno impressione l’aumento del debito pubblico, il dilagare della sottoccupazione e i cantieri fermi. Insomma, azioni e inazioni del governo alla fin fine sono contro il lavoro. Prova ne sia il blocco delle opere per le infrastrutture e la mancanza di misure per la crescita del Paese. Il mio rammarico è che di fronte a un governo che non decide l’opposizione non è efficace.

A quali condizioni il Pd può recuperare l’elettorato perduto?

Mi lasci prima dire che il PD ha perso un sacco di tempo per contarsi in vista del congresso. Sembra che la cosa più importante siano le percentuali dei candidati alla segreteria. E a furia di contarsi tra di loro non contano nel dibattito politico. Ecco che allora gli esponenti del PD si limitano a scandalizzarsi per le iniziative del governo, a criticare avversari che sbagliano i congiuntivi e ministri che indossano divise. E le proposte politiche alternative dove sono? Non si parla più di lotta all’evasione fiscale, né della tassazione per le multinazionali del Web. Allo stesso tempo i cittadini protestano per lo stop al Tav, per il calo del prezzo del latte, per il precariato, mentre i sindacati hanno dato vita alla manifestazione del 9 febbraio scorso e nella società c’è una tensione fortissima per il costo della vita e i bassi salari. Volendo, l’elenco delle criticità sarebbe lunghissimo, ma basta quanto ho detto per vedere che il Paese è alla paralisi. Se il PD vuole recuperare consensi deve avanzare delle proposte, deve riprendere a parlare con i corpi intermedi, e non penso solo al sindacato. D’altra parte, la base materiale c’è: le recenti elezioni regionali in Abruzzo e Sardegna ci hanno consegnato un’opposizione che nonostante la mancanza di una direzione politica ha numeri di tutto rispetto. Io sono critico non solo col PD ma con tutto il centrosinistra perché non vedo una reattività che, mi spiace dirlo, è più vivace da parte di quell’area del centrodestra che sta all’opposizione del governo.

Pensa che l’alleanza tra 5 Stelle e Lega possa durare fino alla fine della legislatura?

È difficile fare previsioni. Oggi anche i processi della politica sono diventati velocissimi. Guardi il PD, ha dimezzato i consensi nel giro di poco tempo. Detto questo mi sembra che attorno al governo stia maturando un certo disincanto, se è vero come è vero che alla manifestazione sindacale del 9 febbraio scorso c’era anche una rappresentanza del mondo imprenditoriale. Non va trascurato però il fatto che questo governo ha proceduto con una lottizzazione come mai era avvenuta nella storia italiana. Non gli sfugge un incarico: Rai, Consob, Authority di ogni tipo e così via. In altre parole, questo governo sta dimostrando di saper gestire il potere perché obiettivo dell’alleanza tra 5 Stelle e Lega non è il cambiamento, così come hanno fatto credere agli elettori, ma impadronirsi delle leve di comando. La loro non è una vera alleanza ma un accordo per la spartizione del potere. Dureranno? Non lo so. Di certo so che non sono in grado di gestire l’economia in termini di sviluppo del Paese e presto o tardi gli italiani gli presenteranno il conto.

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