Primarie Pd: affluenza a 1.600.000. Zingaretti segretario col 66%, vola a Torino per dire sì alla Tav, oggetto di liti tra M5S e Lega. Roberto Speranza ridefinisce il perimetro della sinistra alle Europee

Primarie Pd: affluenza a 1.600.000. Zingaretti segretario col 66%, vola a Torino per dire sì alla Tav, oggetto di liti tra M5S e Lega. Roberto Speranza ridefinisce il perimetro della sinistra alle Europee

La commissione Congresso del Partito Democratico rende noti i risultati dopo lo scrutinio del 93% delle schede. La partecipazione dovrebbe attestarsi intorno a 1.600.000 votanti. Al momento Nicola Zingaretti si attesta tra il 66% e il 66,5% dei consensi; Maurizio Martina tra il 22,5% e il 23%; Roberto Giachetti fra il 12,5% e il 13%. Con un margine di errore di più o meno lo 0,5%.  E’ una vittoria netta quella di Nicola Zingaretti, dunque, al di là delle previsioni dei renziani che speravano di poter uscire dalle primarie Pd con un pacchetto di delegati in assemblea molto più alto e con un segretario eletto con un margine stretto e quindi condizionabile. Insomma, un successo pieno che permette a Zingaretti di impostare il lavoro dei prossimi mesi senza doversi preoccupare di fare da subito i conti con una ingombrante minoranza renziana, che invece adesso si interroga anche sulla strategia scelta per il congresso. Come dice un renziano di spicco: “E’ stato un errore aver fatto cadere la candidatura di Minniti, il congresso non sarebbe finito così”. Zingaretti vuole cercare di unire il maggior numero di forze possibili, lavora per avere Giuliano Pisapia tra i capilista, la prossima settimana incontrerà “Italia in comune” di Federico Pizzarotti per vedere se si riesce a fare un percorso comune per le europee. Il modello è, in fondo, quello che già ha dato qualche risultato in Abruzzo e Sardegna, un centrosinistra allargato, innanzitutto alle esperienze civiche. Unire le forze per arrivare almeno al 20% e, possibilmente, affiancare – se non superare – i 5 stelle. La ‘pax zingarettiana’ imposta dal voto delle primarie, infatti, potrebbe essere rimessa in discussione dopo le europee, se il Pd dovesse avere una nuova battuta d’arresto. I renziani ammettono: “I ragionamenti che facevamo la scorsa settimana non ci sono più, Zingaretti ha almeno 650 delegati su 1.000 in assemblea. Non ci sarà ‘fuoco amico’, come dice Renzi. Anche perché sarebbe impopolare dopo questo risultato”. Dunque, Zingaretti scelga chi vuole come presidente, i renziani non si opporranno all’elezione di Paolo Gentiloni,

Il primo giorno di Nicola Zingaretti come segretario Pd. Vola a Torino per dire sì alla Tav con Chiamparino

Chi lo aspettava di buon mattino al Nazareno per prendere possesso della poltrona e del Palazzo resta deluso. E probabilmente, nella sede del Pd, Nicola Zingaretti non entrerà fino alla sua nomina ufficiale in assemblea, il prossimo 17 marzo. La sua prima giornata da segretario dem inizia in realtà in Regione Lazio: “Sul campo, come fino a sabato”. Una breve riunione con lo staff e qualche telefonata per gestire e organizzare alcuni dossier aperti, poi la prima mossa da leader dem: si vola a Torino, per dire sì alla Tav al fianco di Sergio Chiamparino. Quello di Zingaretti vuole essere un sì ai cantieri e al lavoro contro il ‘partito del No’ di Luigi Di Maio. Anche il leader del M5S è all’ombra della Mole. Lancia il fondo Innovazione e parla di investimenti, ma non pronuncia mai la parola Tav. Per il segretario Pd il Nord arrabbiato con i Cinque stelle e deluso da Salvini è una prateria da conquistare. Se la prende con “il costo dell’incertezza che sta abbattendo il Paese” e bolla come “criminale anche solo ipotizzare di perdere centinaia di milioni di investimenti”. Non solo la Tav, però. La sfida riguarda anche le Autonomie. “Ho iniziato ad ascoltare i presidenti delle giunte regionali di centrosinistra e il prossimo passo sarà quello di mettere in campo una nuova proposta di tutto il centrosinistra sul tema”, annuncia.

E proprio sulla Tav si gioca il destino del governo. Ennesima lite tra Di Maio e Salvini

La morsa sulla Tav si stringe: si fa insistente il pressing sul governo perché prenda una decisione sulla Torino-Lione in vista del cda di Telt che dovrebbe dare il via libera ai bandi di gara. Pena, la perdita di circa 300 milioni di finanziamenti europei. I gialloverdi corrono ai ripari e fissano un vertice tra il premier Giuseppe Conte, i vice Luigi Di Maio e Matteo Salvini e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. Obiettivo, come confermano fonti di Palazzo Chigi, è cercare una sintesi tra le due anime dell’esecutivo che, al momento, restano nettamente divise sull’opera. Il presidente del Consiglio intende mantenere il suo ruolo di mediatore mentre il leader leghista fa appello al “buon senso”, convinto che un punto di incontro si troverà e che il governo “non sta rischiando” di cadere. Sul fronte M5S, invece, il capo politico continua nel suo silenzio ostinato: Di Maio, la sindaca di Torino Chiara Appendino e Davide Casaleggio, tutti e tre alla presentazione del Fondo per l’innovazione, eludono le domande. Il ministro e il fondatore di Rousseau si tengono lontani dai microfoni (“Oggi è un momento per parlare di innovazione e di investimenti in innovazione, non per parlare di altro”, liquida Casaleggio). Taglia corto il sottosegretario M5S Stefano Buffagni: “E’ un’opera di 20 anni fa, andiamo avanti”. A fine incontro però Appendino, che forse qualche parola con Di Maio sul tema l’ha scambiata in privato, incalzata sull’argomento spiega di avere “massima fiducia nel lavoro che sta facendo il governo e mi aspetto che decida. Ora è il tempo delle scelte, su questo non c’è dubbio”. Sull’accordo politico, ancora lontano al momento, cala da Roma la fiducia di Matteo Salvini che ha già avanzato l’idea della ‘mini-tav’: “Io vedo sempre il punto di incontro”, precisa il vicepremier, rispondendo con un “assolutamente no” alla domanda se il governo stia rischiando di cadere sulla ‘querelle’ alta velocità. La sintesi arriverà forse martedì: il tempo è poco. Entro il 15 marzo Telt, la società franco-italiana che si occupa dei lavori, dovrà sbloccare i bandi di gara da 2,5 miliardi di euro, pena la perdita di 300 degli 813 milioni di finanziamenti europei. La strada del compromesso gialloverde potrebbe passare attraverso l’ok all’avvio dei bandi di gara. Telt terrà il Cda intorno all’11 marzo: l”exit strategy potrebbe essere sostanzialmente quella di rinviare la decisione politica. Ovvero prendere tempo – circa 6 mesi come previsto dalla legislazione francese – per studiare il dossier con Parigi e Bruxelles e prevedere la possibilità anche di bloccare l’opera.

L’iniziativa di Articolo1 sul reddito di cittadinanza con Roberto Speranza, che ridefinisce il perimetro della sinistra

Articolo1-Mdp, presso la Sala Margana, a Roma, ha provato a cercare un confronto su ‘Lavoro e reddito di cittadinanza: le ragioni della sinistra’, con il coordinatore nazionale di Articolo Uno, Roberto Speranza, l’assessore al Lavoro della Regione Lazio, Claudio Di Berardino e il segretario della Cgil di Roma e del Lazio, Michele Azzola. Prima del confronto pubblico, Roberto Speranza, sollecitato dall’agenzia AdnKronos, ha dettato una serie di considerazioni che ridefiniscono il perimetro della sinistra in vista del voto europeo di maggio e dopo la vittoria di Zingaretti alle primarie del Pd. “Nessuno di noi ha intenzione di rientrare nel Pd” ma per costruire un’alternativa “forte e credibile alla destra” non basta “il Pd da solo e neanche le altre sigle” del centrosinistra. “C’è bisogno di costruire qualcosa di nuovo”, dice Roberto Speranza, coordinatore di Mdp, all’Adnkronos dopo la vittoria di Nicola Zingaretti, neosegretario del Pd. Stupito dall’affluenza alle primarie? Il Pd è ancora vivo? “Sono sinceramente contento della bella partecipazione. È incoraggiante – sottolinea Speranza – dopo le macerie del 4 marzo. La manifestazione di Cgil, Cisl e Uil, il corteo di Milano, il voto delle primarie sono segnali che è viva la sinistra e che c’è bisogno di alternativa. Il Pd ne è una parte rilevante ma, come si è visto anche alle ultime regionali in Abruzzo e Sardegna, non ce la fa da solo così come è”. Tutti si aspettano che voi torniate nel Pd di Zingaretti, è così? “Nessuno di noi ha intenzione di rientrare nel Pd. Non è questo il punto. Siamo però consapevoli che come non basta il Pd, non bastano neanche le altre sigle del campo democratico e progressista. Pensarsi autosufficienti sarebbe un errore esiziale per tutti. C’e bisogno di costruire qualcosa di nuovo -osserva il coordinatore di Mdp- che interpreti la profonda domanda di cambiamento che c’è nel Paese. Solo così si potrà finalmente costruire un’alternativa forte e credibile alla destra che è il nostro vero avversario”.Mdp è pronta al confronto con il Pd di Nicola Zingaretti in vista delle Europee. “Certo che sì. Credo sia giusto”, dice Roberto Speranza all’Adnkronos. “Penso che una lista progressista innovativa, larga e plurale, con la testa ai problemi reali del Paese, a partire dal lavoro, dalla sanità, dalla tutela dell’ambiente, possa ottenere un risultato al di là delle aspettative”, sottolinea Speranza. Da uno che il Pd lo conosce bene, c’è un consiglio per Zingaretti? “Ci sarà un lavoro durissimo da fare per ricostruire. Non ho consigli per Nicola. Ma -risponde Speranza- conosco bene le sue qualità. È stato il primo presidente della mia Sinistra Giovanile. Solo un sincero in bocca al lupo”.

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