La guerra del Tav come quella dei Roses. La soluzione linguistica di Conte è “imbarazzante e ridicola”. Di Maio e Toninelli fingono di esultare. I leghisti non arretrano. Chiamparino, è la Repubblica delle banane

La guerra del Tav come quella dei Roses. La soluzione linguistica di Conte è “imbarazzante e ridicola”. Di Maio e Toninelli fingono di esultare. I leghisti non arretrano. Chiamparino, è la Repubblica delle banane

Il governo gialloverde rinvia i bandi per ridiscutere la Tav. Bastano due missive per chiudere, o meglio sospendere, o meglio ancora forse rinviare, l’enorme pasticcio pentaleghista della Torino-Lione. Il premier Giuseppe Conte scrive alla società Telt, incaricata di realizzare l’opera, e chiede “con effetto immediato” di “astenersi da qualsiasi ulteriore attività che possa produrre ulteriori vincoli giuridici ed economici per lo Stato italiano con riguardo ai bandi di gara” e “si limiteranno esclusivamente a svolgere mere attività preliminari, senza alcun impegno per il nostro Stato”. Dopodiché Conte, stando a fonti di Palazzo Chigi, ha informato anche il presidente francese, Emmanuel Macron, e il numero uno della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, “in particolare, sul ‘supplemento di riflessione’ richiesto per condividere dubbi e criticità nel frattempo emersi sul progetto”. Secondo il governo si tratta, quindi, di uno stop che blocca la procedura relativa ai bandi, che sarebbe dovuta partire lunedì 11 marzo. Il Cda di Telt comunque resta convocato e, come si legge nella lettera di risposta a Palazzo Chigi, la riunione servirà a far partire gli ‘avis de marchés’ (‘inviti a presentare candidatura’ che, secondo la terminologia giuridica francese, sono appunto i bandi, ndr), per quanto riguarda “gli interventi dei lotti francesi del tunnel di base, in modo da rispettare il termine del 31 marzo per la presentazione alla commissione del finanziamento per l’anno 2019”. Un escamotage insomma che grazie alle clausole di dissolvenza potranno dare un po’ di respiro al governo dopo lo scontro tra Lega e M5S ma che di fatto non scioglie il nodo su ‘Tav sì o Tav no’, semmai lo rimanda semplicemente, e scopre il cosiddetto “gioco delle tre carte” in cui si è infilato il governo, senza neppure saperlo fare.

Conte crede di aver mediato con efficacia, ma non è così. Di Maio e Toninelli esultano. Ma Salvini e Durigon tolgono loro il sorriso. Una vera e propria sceneggiata 

Il presidente del Consiglio si assume quindi la responsabilità di tentare la strada, dettata dall’ala 5Stelle dell’esecutivo, di ridiscutere l’opera con la Francia e la Commissione Ue sulla base “delle più recenti analisi costi-benefici da noi acquisite”, con il documento redatto dal professor Ponti che resta il faro della strategia di Palazzo Chigi. La società operante in Piemonte però avverte: “Un nuovo rinvio della pubblicazione dei bandi di oltre il mese di marzo comporterebbe la riduzione della sovvenzione europea di 300 milioni di euro”. E aggiunge: “Tale perdita di finanziamento pubblico rischia inoltre di chiamare in causa la nostra responsabilità civile e amministrativa, quale conseguenza dell’inerzia decisionale su una materia di nostra competenza”. Insomma, la società dice al governo che non è disposta ad andare in giudizio per salvare un governo in piena crisi. Il dato politico è che Conte è corso in soccorso di Di Maio, nuovamente, trovando il modo per rafforzare la leadership del vicepremier, già minata dalle critiche interne, e soprattutto uscendo dall’impasse in cui rischiava di rimanere ingabbiato. Per il capo politico M5S si tratta infatti di “un successo” perché “abbiamo chiesto di non vincolare i vostri soldi a un’opera messa in discussione da un’analisi costi-benefici. I soldi delle vostre tasse non si potranno spendere prima di sei mesi e solo se il governo italiano e il governo francese insieme daranno l’ok”. A cantare vittoria è il ministro per le Infrastrutture, Danilo Toninelli (c’avremmo giurato…): “Sul Tav Torino-Lione il Governo salvaguarda in pieno gli interessi degli italiani e rispetta il contratto di Governo, secondo cui l’opera andrà integralmente ridiscussa”. Ora, aggiunge “andiamo avanti sulle vere priorità infrastrutturali del Paese e sui cantieri ereditati in condizione di stallo che stiamo riattivando, cito soltanto la Quadrilatero Marche-Umbria per fare un esempio”. Tiepida la reazione invece di Matteo Salvini che esprime, tra le righe, tutta la sua contrarietà: “Non c’è nessuno che vince o che perde, la Lega governa perché vincano gli italiani”. In fondo il problema, e lo sa benissimo il leader del Carroccio, non è stato affatto risolto e tornerà a bomba e, soprattutto, tornerà prima delle elezioni europee. Tant’è che il sottosegretario allo Sviluppo economico, il leghista Claudio Durigon, mette le mani e riduce al silenzio il suo stesso ministro Toninelli: “Nessun problema, credo che si stia risolvendo. Il buon senso porterà sicuramente a farla”. Claudio Durigon, rispondendo a una domanda dei giornalisti aggiunge con una certa perfidia nei confronti di Toninelli: “Noi pensiamo che sia un’opera giusta come tutte le altre opere e le infrastrutture importanti. Considerate che il nostro Paese ha bisogno di questa infrastruttura. Abbiamo creato noi due grandi azioni”, ‘quota 100′ e reddito di cittadinanza, “che hanno dato un po’ respiro a quello che è il tessuto sociale, oggi serve davvero un piano di investimenti e di riforma fiscale per rilanciare il nostro Paese”. La guerra tra Lega e M5S sulla Tav non pare affatto finita, ma neppure sembra che sia stata firmata una tregua. E a proposito di tregua, o di armistizio, chiunque perda la battaglia della Tav si troverà in una sorta di improvviso “8 settembre”.

La drammatica implosione dei 5Stelle No Tav torinesi e piemontesi. Non si fidano delle parole di Conte

E che le cose stiano così lo dimostra la spaccatura drammatica che si è verificata all’interno del M5S di Torino e della Valsusa, cuore pulsante della battaglia ingaggiata contro la Tav. “Da quanto ho capito lunedì partirà una procedura che potrebbe essere successivamente interrotta. Ma anche no. E questo non mi tranquillizza”. L’iniziale soddisfazione per lo stop ai bandi della Torino-Lione si trasforma in incertezza nelle parole di Francesca Frediani, consigliera regionale M5S Piemonte, valsusina e No Tav della prima ora. “Non mi tranquillizza – spiega – finché la Lega non dimostrerà di mantenere la parola data con il Contratto di Governo e non finché nel cda di Telt ci saranno Virano and co. Quindi mi aspetto che il prossimo passo sia la rimozione del cda di Telt e nuove nomine di persone di nostra fiducia”. Viva la sincerità. Anche il Movimento 5 Stelle che amministra il Comune di Torino si divide sulla Torino-Lione. “La formula tecnica trovata dal premier Conte potrà non soddisfare tutti, ma è una via per arrivare a ciò che chiedevamo, lo stop ai bandi”, sostiene la capogruppo Valentina Sganga, che ammette: “Avremmo preferito le manifestazioni d’interesse non fossero pubblicate”. Ma 3 consiglieri 5 Stelle si dissociano: annunciano l’intenzione di “analizzare la bontà e l’efficacia della scelta effettuata mediante un confronto con i componenti della Commissione Tecnica sulla Torino-Lione della Città di Torino e con il movimento NoTav”. I consiglieri critici sono Maura Paoli, Damiano Carretto e Daniela Albano. Saranno espulsi?

La Filca Cisl: “Salvini e Di Maio come i ladri di Pisa, litigano di giorno e rubano di notte”

“Salvini e Di Maio sembrano i ladri di Pisa, che di giorno litigavano e di notte rubavano insieme. E il premier Conte, più che avvocato degli italiani, sembra il complice dei suoi due vice. Sulla Tav abbiamo assistito ad un gioco del fare e del non fare, del tergiversare per non decidere. Ma oggi l’annuncio del premier rischia davvero di negare il futuro al Paese, di condannarlo ad una recessione che sta già avendo effetti nefasti per l’economia, per tutti i cittadini”, ha dichiarato il segretario generale della Filca-Cisl, Franco Turri, commentando la decisione del governo di impedire a Telt, la società incaricata di realizzare l’opera, di indire i bandi. “La Tav – ha aggiunto Turri – è fondamentale per avvicinare il Paese all’Europa: è riduttivo chiamarla Torino-Lione, sarebbe più corretto definirla Milano-Parigi. La sua realizzazione, inoltre, sarebbe un toccasana per il settore dell’edilizia, che rischia di scomparire sotto i colpi di una crisi ultradecennale che ha provocato la perdita di oltre 600 mila posti di lavoro e la scomparsa di 120 mila aziende. Il Governo dimostra di non avere a cuore lo sviluppo del Paese: il 15 marzo, giorno dello sciopero generale delle costruzioni, ribadiremo la nostra richiesta di far ripartire gli oltre 600 cantieri bloccati, in grado con l’indotto di generare 350 mila posti di lavoro”, ha concluso Turri.

Le reazioni negative nei confronti di Conte e del governo, di Maroni, Speranza, Fassino, Tajani, Bresso

“Sulla Tav si troverà una soluzione che non risolve il problema ma che non scontenta nessuno perché nessuno dei due partner ha interesse a far cadere il governo. Serve la Tav: se non si va qua, si farà al nord delle Alpi e l’Italia sarà tagliata fuori. Fossi in Matteo Salvini direi: se si fa, bene, se no tutti a casa”, afferma un big della Lega come Roberto Maroni, ex ministro del Lavoro e ed ex presidente della Regione Lombardia. “Il potere è ormai l’unico vero collante che tiene assieme il governo. Improvvisazione, confusione e superficialità stanno facendo solo male al Paese”. dice via Twitter il coordinatore nazionale di Articolo Uno, deputato di Leu, Roberto Speranza. “Di Maio esulta dicendo che hanno bloccato la Tav. Salvini dice che la Tav si farà. Uno dei due mente e inganna gli italiani. Insieme offrono un’immagine deprimente di una politica fatta di sotterfugi, menzogne e giochi delle tre carte. E intanto il Paese declina ogni giorno di più! Avessero dignità se ne andrebbero. Ma si sa ‘Parigi val bene una messa’ (questa a Toninelli non la spiegate, è inutile)”, ha dichiarato Piero Fassino, deputato del Pd e consigliere comunale a Torino.

E bordate arrivano anche da due esponenti importanti del Parlamento europeo. Il presidente Tajani: “Non decidere significa isolare il nostro Paese e perdere centinaia di milioni di euro”. Antonio Tajani commenta aTgcom24 il rinvio dei bandi: “E’ mancato il coraggio di fare una scelta. Raccoglieremo le firme per il referendum: la Tav è necessaria, serve a creare lavoro. Questo governo non crea lavoro, sta facendo il reddito di cittadinanza che non sarà utile per i cittadini italiani. In nove mesi non hanno fatto nulla di utile per il nostro paese”, ha aggiunto Tajani.

“Sulla questione Tav la soluzione messa in campo dal Governo non è altro che un imbarazzante e ridicolo compromesso linguistico che permette a Lega e Movimento 5 Stelle di continuare a strizzare l’occhio al proprio elettorato”, dichiara Mercedes Bresso, europarlamentare piemontese vicepresidente del Gruppo S&D al Parlamento europeo. “Il rapporto dell’Unione europea sulla linea ad alta velocità Torino-Lione – aggiunge Bresso – rende invece ben chiaro il ruolo che il Tav ha nel quadro di tutto il progetto europeo. Per l’Europa questa linea è strategica perché serve a potenziare il grande sistema dei porti del Mediterraneo verso Africa, Cina, India, Oriente e Medio Oriente. Inoltre – precisa ancora – permette di lottare contro il cambiamento climatico togliendo un’enorme quantità di tir dalla strada. Per questi motivi l’Europa tiene al Tav tanto da aver portato al 50% il contributo sulla tratta internazionale”.

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