Mario Michele Pascale. L’Albania non è l’Eldorado d’Europa: corruzione, disoccupazione, fuga di cervelli. Dominano i call center italiani ma c’è un sindacato che dà speranza per il futuro

Mario Michele Pascale. L’Albania non è l’Eldorado d’Europa: corruzione, disoccupazione, fuga di cervelli. Dominano i call center italiani ma c’è un sindacato che dà speranza per il futuro

Ogni giorno l’Albania ci invade. Entra nelle nostre case correndo sul rame o sulla fibra delle nostre linee telefoniche o cavalcando le onde radio dei cellulari. Centinaia e centinaia di operatori ci offrono prodotti o rispondono alle nostre domande per darci assistenza comodamente seduti da qualche palazzina di vetro a Tirana o a Durazzo. E’ un esercito di tutto rispetto: più di trentamila uomini e donne e più di ottocento compagnie. Il settore dei call center, inbound e outbound, è l’unica ancora di salvezza per i ragazzi albanesi. Lì la disoccupazione giovanile supera il 28%. In una terra che ogni anno si dissangua perchè le migliori energie scelgono l’emigrazione, i servizi telefonici fanno segnare un saldo immigratorio. Molti italiani, infatti, soprattutto calabresi e pugliesi, hanno scelto di lavorare e vivere nella terra dell’aquila a due teste. Ma i lavoratori albanesi sono più bravi e motivati. Hanno una scolarità e competenze molto più elevate degli italiani, parlano bene la nostra lingua perchè cresciuti dalla nostra televisione ed investono emotivamente sul proprio lavoro. Se in Italia il call center è un occupazione transitoria, in attesa di un “posto”, per gli albanesi si trasforma in una solida certezza: il 44% degli operatori ha una famiglia da mantenere e il 90% di loro la mantiene con lo stipendio del call center. Quei quattrocento o cinquecento euro al mese, che dalle nostre parti sono quasi una mancetta, a Tirana hanno un diverso, e più alto, potere di acquisto. Le aziende prosperano. La Fiber, una delle realtà trainanti del settore, ad esempio, la quale ha ricevuto commesse importanti da Fastweb, Telecom e Vodafone, ha chiuso il 2016 con cinque milioni di euro di fatturato. Niente male per un’azienda di servizi.

NON È’ TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA. L’ALBANIA TERRA DI CONTRADDIZIONI

L’Albania è l’eldorado d’Europa? No. I dati sulla disoccupazione giovanile parlano chiaro. Il paese è preda della corruzione e la società civile stenta a svilupparsi. Il dislivello tra le classi sociali è molto ampio. Così come è drammatica la differenza tra le città, Tirana in primis, e le campagne, abbandonate a se stesse, economicamente e socialmente depresse. Su tutto regna la criminalità organizzata.

LA COMUNE STRUTTURA PRODUTTIVA ITALIANA ED ALBANESE

L’Albania attrae il capitale italiano. Il paese ha un sistema produttivo basato essenzialmente sulle piccole e medie imprese, che ha molti punti di contatto con il nostro. La compatibilità dei due sistemi, quindi la possibilità di replicare, con pochi adattamenti, il meccanismo di funzionamento italiano, attira sempre più investimenti dal nostro paese. Complice la vita grama che molti imprenditori italiani hanno grazie alla tassazione, alla burocrazia e alle lentezze della giustizia civile, nonché le difficoltà della riscossione dei crediti dalle pubbliche amministrazioni. L’imprenditoria italiana detiene il primato tra le presenze straniere, con circa 400 piccole e medie imprese attive soprattutto nei servizi e nel manifatturiero. Non mancano anche i gruppi industriali medio grandi, come  nelle Italcementi, Intesa San Paolo e Conad.

“SOCIALISTI” CONTRO I LAVORATORI

Perché le aziende italiane attraversano il canale di Otranto? Il premier albanese Edi Rama si è vantato pubblicamente di non avere sindacati (veri) o altre forme di bilanciamento sociale per i diritti dei lavoratori. E si definisce anche “socialista”. Migliaia di operai e lavoratori sono oggi, nella patria di Scanderberg, senza diritti, lavorando per lo più in nero o in condizioni precarie. Il governo “socialista” di Edi Rama si rivolge al capitale straniero senza sviluppare azioni a tutela dei lavoratori: una flat tax al 15% ed una politica che asseconda la compressione dei salari. Per fortuna gli imprenditori italiani, oltre a portare liquidità nel paese, trasportano oltremare anche una sensibilità nei confronti del lavoro. Pare che i call center italiani siano, perlomeno, luoghi salubri e orientati al benessere psico fisico dei lavoratori. E’ tanto in una situazione in cui la dignità del lavoro è un vero e proprio terno al lotto. Ma, fuori dal diritto, il lavoratore si rimette “al buon cuore” del padrone.

BOMBE E DROGA

La situazione in Albania è tesa: negli ultimi due anni sono avvenuti 165 attentati dinamitardi per mano della criminalità organizzata. La situazione politica non è meno complessa. Nel 2011, durante l’ultimo governo del Partito Democratico di Sali Berisha, l’opposizione socialista organizzò una serie di manifestazioni di piazza che si conclusero con l’assalto alle sedi governative e con un bilancio di quattro morti. Nei giorni scorsi si è assistito, a parti invertite, alla riproposizione di questo scontro. Anche questa volta le manifestazioni si sono concluse con un assalto al parlamento respinto dalle forze di polizia. Oggi la richiesta dell’opposizione è chiara: un governo transitorio e nuove elezioni. La campagna dell’opposizione contro Rama è stata rilanciata l’anno scorso dopo che il governo è stato travolto da due scandali legati ai presunti rapporti tra la criminalità organizzata dedita allo spaccio di droga e gli ultimi due ministri dell’Interno, Fatmir Xhafaj e Saimir Tahiri.

LE REAZIONI INTERNAZIONALI ED IL SILENZIO ITALIANO

Meritevoli di analisi le posizioni di Stati Uniti ed Unione europea sulle ultime violenze di piazza. Bruxelles esorta “a fare tutto il possibile per evitare ulteriori violenze e disagi”. Washington condanna “le violenze e distruzioni che hanno avuto luogo durante le proteste”. Ambedue sono silenti sulle cause delle proteste e sulle possibili vie d’uscita dalla crisi. Fuori dal politichese è evidente uno scarso sostegno alle rivendicazioni dell’opposizione. Taciturno al limite dello scandalo il governo italiano. I nostri interessi in Albania, interessi molto solidi data la forte presenza di connazionali e di aziende italiane, nonché l’importanza strategica di quel paese per la nostra sicurezza, meriterebbero un impegno maggiore. Che non c’è.

UN SINDACATO COME SPERANZA

In questo clima infuocato c’è una speranza. Nasce il sindacato dei lavoratori dei call center. L’organizzazione si chiama “Solidarietà”. I lavoratori, affiancati dalla Slc Cgil e Fistel Cisl, il 17 gennaio hanno indetto un’assemblea costitutiva e hanno presentato istanza presso l’autorità giudiziaria per ottenere un riconoscimento formale. “Solidarietà” nasce grazie allo sforzo dell’organizzazione non governativa albanese Institute for critique and social emancipation e della Uni global union, federazione sindacale internazionale dei lavoratori dei servizi. “Vista la rapida crescita dei contact centre in Albania, dobbiamo assicurarci che questi nuovi posti di lavoro abbiano buone condizioni di lavoro e un salario equo. Non possiamo permettere che la terziarizzazione a livello mondiale da parte di aziende come Teleperformance comprometta gli standard dei lavoratori albanesi – dice il portavoce dell’Icse, Bora Mema – Ora chiediamo ai datori di lavoro di trattare con le organizzazioni sindacali per conseguire un contratto equo a livello di settore”. Teresa Casertano, portavoce di Uni Global Union, ha dichiarato: “La globalizzazione dei servizi non deve essere una corsa al ribasso, e questo nuovo sindacato in Albania avrà ramificazioni in tutta Europa e nel resto del mondo”. Soddisfatti anche i sindacati italiani, che hanno svolto una funzione di “levatrice” per la neonata organizzazione. Questi, per bocca di Marco del Cimmuto della Slc e di Giorgio Serao della Fistel, commentano congiuntamente così la nascita del nuovo organismo: “Questo settore è globale: le problematiche dei lavoratori albanesi e quelle dei lavoratori italiani sono strettamente collegate fra loro e un approccio multinazionale è l’unico modo per risolverle”. L’evoluzione civile etica e materiale di un paese non può esistere senza la presenza forte e l’impegno costante dei lavoratori. Gli addetti ai call center rappresentano, per scolarizzazione, coscienza e capacità organizzativa, l’avanguardia dei lavoratori albanesi. Sono al momento la carta migliore che si può giocare nella crisi politica, sociale e morale albanese. Spetta a loro correggere le diseguaglianze e avviare il processo di crescita ideologico, politico e culturale, che porti ad una nuova Albania che sia terra delle opportunità per i suoi cittadini, non solo per il capitale straniero, per e nomenclature o per la criminalità organizzata.

Share