Cgil, Cisl, Uil. Da piazza San Giovanni una lezione di giustizia sociale e di umanità al governo crudele

Cgil, Cisl, Uil. Da piazza San Giovanni una lezione di giustizia sociale e di umanità al governo crudele

Guardando piazza San Giovanni gremita, fino ed oltre la statua di San Francesco, cosa che in questi ultimi anni è avvenuta di rado, anzi quasi mai, tenendo conto che stando a rilevazioni ufficiali sulla capienza, da seicento a settecentomila persone, avendo presente che quando Maurizio Landini ha iniziato il suo intervento c’era ancora la coda del corteo che doveva partire da piazza della Repubblica, c’è venuta spontanea una considerazione. Giustamente Cgil, Cisl, Uil non hanno voluto indicare numeri sulla partecipazione, non avrebbe senso una polemica con chi, tanto per fare un caso, citiamo la Repubblica in un suo primo servizio sull’online parla di 200 mila persone. Forse il cronista si è tappato un occhio. Certo la storica piazza dei grandi avvenimenti, sempre meno usata, i sindacati in questi anni l’hanno usata, meritoriamente, per i concertoni del Primo Maggio. Il calcolo sui partecipanti è cosa importante, nell’era in cui per i grillini al governo la partecipazione dei cittadini deve avvenire attraverso la piattaforma Rousseau, ora, apprendiamo utilizzata anche dai giubbetti gialli francesi, la parte più violenta. Non solo. Coloro che hanno invaso pacificamento le strade delle capitale sono la rappresentanza di una grande forza sociale e politica. Sì, politica nel senso di polis, che richiama la storia della Grecia, tra l’850 e il 750 avanti Cristo. Questa sì storia democratica millenaria e non quella che Di Maio attribuisce alla Francia. Gaffe clamorosa, ma non è la sola. Scusate l’inciso, ma quando ci vuole ci vuole.

La forza unitaria di 12 milioni di iscritti alle tre organizzazioni sindacali

Torniamo alla manifestazione e in particolare a quelle centinaia di migliaia di lavoratori, pensionati, anche molti i giovani, studenti, precari, che sono arrivati a Roma da ogni parte d’Italia trovando ad accoglierli i cittadini, tanti, di Roma e delle province del Lazio. Hanno rappresentato la “forza unitaria” di Cgil, Cisl, Uil,12 milioni di iscritti. Se si pensa che i cittadini italiani sono circa 60 milioni, le famiglie poco più di 16 milioni, che gli  aventi  diritto al voto sono stati nelle ultime elezioni 46.605.046,  quelli che si sono effettivamente recati ai seggi  appena meno di 34 milioni: 33.978.719, nessuno, tanto meno il governo, può mettere in discussione la rappresentatività delle tre grandi organizzazioni sindacali. Nessuno, diciamo e ci sbagliamo. Perché proprio alcuni ministri di peso, vicepremier compresi, forse anche il presidente Conte, pensano che il “sindacato sia lo Stato”. Stato inteso come il governo, visto che proprio dai penstallati arrivano segnali in questo senso a partire dalla abolizione del Parlamento, sostituito dalla piattaforma Rousseau. Non si è in errore, come affermano alcuni giornalisti, quando si parla di autoritarismo, non solo come rischio ma come fatti che avvengono. Basta pensare all’offensiva del governo gialloverde contro Bankitalia, tutti i vertici da mandare a casa e, udite udite, formare una commissione di inchiesta alla presidenza della quale chiamare l’ex giornalista Paragone, vale anche per la Consob dove è già stato sistemato l’ancora ministro Savona. Tutti a casa. La democrazia un optional.

Antifascismo, antirazzismo, piena applicazione della Costituzione

È in questo quadro che la manifestazione di Cgil, Cisl, Uil ha messo concreti  paletti. Sarà difficile per il governo non  dare risposte come fino ad oggi è avvenuto. Ma non potrà non tener conto della rappresentatività, della forza organizzata, rappresentata dalle tre organizzazioni che dopo anni di divisioni, anche profonde, hanno recuperato l’unità, messo in moto un processo, come hanno detto i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil, che ha solide basi, destinato ad andare avanti. Maurizio Landini, neosegretario generale della Cgil, nel suo intervento, che riportiamo in altra parte del giornale insieme a quelli  della segretaria generale della Cisl, Anna Maria Furlan e del segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo,  ha indicato i “valori irrinunciabili del sindacato” che sono l’antifascismo e l’antirazzismo, la piena applicazione della Costituzione.  “Noi – afferma Landini – vogliamo la giustizia sociale e chiediamo  che al centro tornino le persone e il lavoro dignitoso. Il governo apra una vertenza, ascolti le nostre proposte o non ci fermeremo qui”. Furlan, fra gli applausi, riferendosi ai migranti, afferma che “quando uno annega non si deve andare a vedere se è uno che fugge dal proprio paese per ragioni politiche, guerre, repressioni, o per ragioni economiche, va salvato e basta”. Barbagallo  insiste sul valore della accoglienza e a proposito della piattaforma sindacale ne sottolinea il  valore e il significato, discussa e approvata, in migliaia di assemblee.

Una garanzia per la tenuta del tessuto democratico del nostro Paese, contro populisti, sovranisti

Dagli interventi dei segretari generali, dei delegati, dai tanti slogan lanciati nel corso del corteo, emerge  il significato di una forza come il sindacato che nella unità ritrova combattività, capacità di affrontare i grandi problemi del nostro paese, dell’Europa, del mondo, viene da dire, la pace, la lotta per la giustizia sociale, esprime una umanità che cozza contro la crudeltà di un governo che tiene chiusi in una nave centinaia di migranti, di donne e uomini, chiude i porti, vuole impedire alle organizzazioni umanitarie di  portare soccorso, chiude i centri di soccorso, getta per strada donne, uomini, bambini solo perché la loro pelle è nera. Da “piazza grande”, come dicevano un volta i dirigenti sindacali per sottolineare la partecipazione, la lotta dei lavoratori, viene una  lezione significativa: i lavoratori che, con le loro organizzazioni sindacali, si fanno classe dirigente. Una garanzia per la tenuta del tessuto democratico del nostro Paese.

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