Tav Torino-Lione, si riaccende il dibattito. Polemiche sull’analisi costi-benefici, annunciata da Toninelli ma ancora segreta. Sindacati edili contro il ministro: “è una farsa”

Tav Torino-Lione, si riaccende il dibattito. Polemiche sull’analisi costi-benefici, annunciata da Toninelli ma ancora segreta. Sindacati edili contro il ministro: “è una farsa”

Si riaccende il dibattito sulla Tav Torino-Lione in attesa di conoscere l’esito dell’analisi costi-benefici. Il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino ribadisce la necessità di una decisione rapida da parte del governo “che ora non ha più alibi, i dati tecnici ci sono, li completi e poi dica un sì o un no”. In caso di parere negativo, Chiamparino si è detto pronto “a chiedere al Consiglio regionale di indire con apposita legge un referendum consultivo al quale, se riterranno, i colleghi di Veneto, Lombardia, Valle d’Aosta e Liguria potranno unirsi in modo da avere una grande giornata in cui tutto il Nord Italia si pronunci con un sì o un no alla decisione eventuale del governo di bloccare la Tav”.  Il referendum consultivo “è uno strumento splendido, ben venga se lo chiedono i cittadini, anche se andava fatto quando si discuteva dell’opera 15 o 20 anni fa. Ma il dibattito referendario deve essere avveduto e informato: inutile parlarne prima di aver conosciuto e studiato per bene i numeri dell’analisi costi-benefici”. Lo scrive su Facebook il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, in merito all’ipotesi lanciata dal presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, di un referendum consultivo sulla Tav nel caso il governo decidesse di non proseguire nella realizzazione dell’opera. “Nessun giallo, nessun mistero, nessuna melina e nessun timore di mostrare i risultati di una analisi che il mio ministero ha fortemente voluto, in nome della trasparenza e della responsabilità circa le decisioni di spesa sulle grandi opere”, aggiunge su Facebook il ministro ai Trasporti Danilo Toninelli, sottolineando la disponibilità a pubblicare in tutta la documentazione e assicurando che nessuna decisione sarà presa sulla base di “mere valutazioni personali o tantomeno ideologiche”. “Abbiamo lasciato piena libertà ai tecnici di applicare una metodologia, quella costi-benefici, internazionalmente riconosciuta come la migliore per valutare l’impatto economico e sociale di alcune infrastrutture, sulle quali è noto esserci un forte dibattito pubblico e su cui era quindi doveroso per il Governo focalizzare l’attenzione”, scrive il ministro.

Tuttavia, sulla commissione tecnica presieduta dal professor Marco Ponti, notissimo esponente No Tav, si levano molte perplessità, che hanno riverberi anche sul rapporto analitico sui costi e i benefici dell’opera. Il professor Marco Causi, docente di Economia industriale a Roma, in un articolo sull’Huffington Post, ad esempio, rileva che “la lettura dei dati proposti da Marco Ponti riserva qualche sorpresa, non solo sul piano tecnico ma soprattutto su quello politico. Le voci da cui emergono le perdite sono due: la riduzione delle entrate fiscali per lo Stato provocata dalla riduzione dei consumi di benzina e la contrazione del volume d’affari delle società che gestiscono i tunnel autostradali. L’Italia è molto più avanzata poiché impone un elevato prelievo tributario sulla benzina. E non può rinunciare a una parte di questo prelievo nella sciagurata ipotesi che una quota del movimento merci dovesse spostarsi dalle strade alle rotaie”. Se il professor Causi avesse ragione cadrebbero tutte le perplessità attorno alla tratta ferroviaria Torino-Lione, e avrebbero ragione le categorie degli edili di Cgil, Cisl e Uil del Piemonte a sostenere che il rapporto sui costi-benefici è una farsa. Scrivono infatti in una nota:  “Ormai è chiaro a tutti – affermano i segretari Giuseppe Manta, Piero Tarizzo e Massimo Cogliandro – che l’analisi voluta dal ministro alle infrastrutture Danilo Toninelli, affidata ad una commissione ideologica e non riconosciuta, è una farsa inaccettabile, costruita ad arte con l’obbiettivo di fermare l’opera”. E proseguono: “Al governo ribadiamo che sono migliaia i lavoratori che aspettano l’inizio del cantiere per poter riprendere il lavoro – aggiungono i sindacati edili -. Fermare quest’opera sarebbe un danno non solo per i lavoratori ma significherebbe isolare il nostro territorio e danneggiarne l’economia. Per queste ragioni sabato saremo in Piazza Castello a Torino e saremo in tanti. Come concordato con le forze economiche e sociali aderiremo all’iniziativa senza caratterizzarci in alcun modo”.

E appunto, Torino si prepara a un ritorno in piazza per ribadire il Sì all’opera: l’appuntamento è per sabato prossimo, sempre in piazza Castello. Ad organizzarlo ancora una volta le sette ‘madamin’ torinesi del Comitato ‘Sì Torino va avanti’, l’ex sottosegretario Mino Giachino di ‘Silavoro’ e promotore di una petizione online che ha superato le 108mila adesioni e ‘Osservatorio 21’. “Quella di sabato – hanno spiegato gli organizzatori- sarà una manifestazione apartitica. Sarà una mobilitazione lampo, non torniamo certo in piazza per farci contare”. La Lega, da sempre favorevole all’opera, ha fatto sapere che ci sarà. E ci saranno amministratori e sindaci “da tutte le regioni del Nord e perfino dalle Marche”. In piazza anche cittadini della Val di Susa con lo striscione ‘la Valsusa dice sì’ “per uscire dal preconcetto che in Val Susa sono tutti no Tav”. Dalla piazza si chiederà al governo di decidere “in fretta, molto in fretta” e gli organizzatori sono convinti che la voce della piazza si farà sentire: “Non ci sarà bisogno del referendum, si vedrà sabato quanta mobilitazione ci sarà. Sarà quella la voce del territorio”.

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