Manovra. Tutto provvisorio, anche il governo. Il Bilancio? Un fantasma che vaga fra Bruxelles, Camera e Senato. Conte, solo annunci. Tria non accetta il confronto con i deputati. Le opposizioni abbandonano la seduta. Rischio procedura di infrazione

Manovra. Tutto provvisorio, anche il governo. Il Bilancio? Un fantasma che vaga fra Bruxelles, Camera e Senato. Conte, solo annunci. Tria non accetta il confronto con i deputati. Le opposizioni abbandonano la seduta. Rischio procedura di infrazione

Una giornata molto movimentata alla Camera. Le opposizioni a tarda ora hanno deciso di abbandonare i lavori di aula in segno di protesta per come viene condotto il dibattito che in effetti non c’è. Si attendeva Tria per avere informazioni su cosa  sta trattando con Bruxelles. Il ministro del Tesoro già non aveva gradito la chiamata che gli è giunta da Palazzo Chigi di prendere subito il primo aereo possibile e da Bruxelles tornare subito  a Roma per riferire alla Commissione Bilancio della Camera come vanno gli incontri con i Commissari Ue. Già  con grande urgenza aveva dovuto lasciare Buenos Aires per recarsi a Bruxelles e prendere parte alla riunione dell’Eurogruppo. E non l’aveva presa bene. Figurarsi il nuovo “incarico” commissionatogli da Conte: informare i deputati che stanno discutendo sulla manovra di Bilancio  praticamente al buio. Comunque ha obbedito. È arrivato e non ha detto praticamente niente. Non vuole anticipare nulla. Dice che con un accordo verrebbe meno il clima di incertezza che genera lo spread, che è una cosa ottima aver aperto un dialogo molto costruttivo. “C’è una interlocuzione con la Commissione Ue, un dialogo che diventa sempre più costruttivo con la finalità di riuscire a evitare, se possibile, che l’Italia entri in una procedura di infrazione per deficit eccessivo. Sono in atto simulazioni per capire quali sono i margini per trovare soluzione”. Punto. Già il ministro era irritato per aver dovuto attendere quasi un’ora per il suo rapido intervento causa il fatto che la Commissione Bilancio aveva continuato a votare e dare pareri sugli emendamenti. Quando è stato il suo turno ha subito detto che non si trattava di una audizione e quindi non avrebbe risposto ad alcuna domanda. Ha tenuto a fare una lezioncina ai deputati affermando: “Sono sbarcato da un aereo e sono venuto qui. Non ho aderito ad un’audizione, ma ad un’informativa. Il tema è da informativa non da audizione, non sono in grado di fare un’audizione. Se non siete d’accordo me lo dite e io, non vi offendete, me ne vado”, ha detto Tria, di fronte alle opposizioni che chiedevano un dibattito sulla manovra, anziché ascoltare solo una comunicazione. Maria Elena Boschi ha attaccato il presidente della commissione Claudio Borghi che aveva annunciato una audizione e quindi un dibattito. Crosetto (Fdi) rinunciava al suo intervento: “Capisco – diceva – che le domande che vorrei farle non troverebbero una risposta, quindi è inutile perdere tempo”. Renato Brunetta (Fi) mette in luce la contraddizione in cui si trova il ministro: riferire al Parlamento i dettagli di una manovra che o non cambia – come dicono Salvini e Di Maio – o cambia, e allora i discorsi sull’impatto espansivo vanno a farsi benedire. Alla fine Tria  cerca di rassicurare i parlamentari sulla manovra, che lui stesso, dice, cerca di cambiare le cifre, i saldi finali, l’impatto sulla crescita. “Il tempo che state impiegando sulla legge di Bilancio – dice – non è sprecato”.  Non ci credono i deputati delle opposizioni e abbandonano la seduta. Tutto è provvisorio. Una sola certezza, l’abbandono dell’Aula, appunto. Un gesto simbolico, di grande significato, un segnale, un richiamo al ruolo del Parlamento umiliato dal governo gialloverde.

La Commissione Bilancio della Camera, un lavoro del tutto inutile

Con una giornata come questa, con i problemi che l’Italia ha di fronte rimaniamo basiti di fronte alle dichiarazioni in cui si esercitano Conte, Salvini, Di Maio. Viene da chiederci ma di che va discutendo la Commissione Bilancio della Camera? Non della manovra di Bilancio, degli emendamenti, quelli veri che pesano, tanto per dirne due, quota cento per rivedere la riforma Fornero e  il reddito di cittadinanza. Sono la polpa della manovra perché Salvini, in campagna elettorale, ha promesso che avrebbe stracciato la “Fornero” e tutti avrebbero avuto il via libera per andare in pensione qualche anno prima di quanto avviene adesso e Di Maio ha  fondato la sua campagna elettorale sul lavoro ai giovani e siccome non c’è ti faccio avere un assegno che dura per alcuni anni a patto che tu non rifiuti per due o tre volte di seguito quello che ti offrono i centri per l’impiego. Si dà il caso che i soldi non ci sono e se anche ci fossero, dovrebbero essere spesi per investimenti che producono lavoro, che i centri per l’impiego, quei pochi che esistono, non sono attrezzati per una operazione che riguarda centinaia di migliaia di persone. Per le pensioni si scopre, fra l’altro, che dovrebbe trattarsi di una “una tantum” che dura tre anni e poi se la vedrà un altro governo. E anche per finanziare il reddito di cittadinanza non ci sono i soldi, non si sa ancora come dovrebbe funzionare, chi stampa le schede elettroniche per riscuotere.

Si allungano i tempi di discussione della manovra di Bilancio

Di tutto questo si discute a Bruxelles visto che si tratta di iniziative non sostenute in Bilancio, tutto in deficit, al punto tanto che sono lo scoglio vero di cui si discute con la Ue. La Camera non avrà il piacere di votare una manovra di Bilancio degna di questo nome, dal momento che il governo non ha presentato gli emendamenti. Non solo, si discute proprio di questi due provvedimenti, in rapporto al deficit e alla apertura della procedura di infrazione per debito eccessivo decisa dalla Commissione Ue e approvata dall’Eurogruppo, 28 paesi su 28, eccetto ovviamente l’Italia. La procedura, se non interverranno modifiche sostanziali alla manovra di Bilancio, il 19 di questo mese verrà aperta. Il governo, allo stato, manda alla Camera una manovra provvisoria.  E verrà votata con la fiducia. Non solo, il presidente Conte annuncia all’Avvenire: “Sto mettendo a punto una mia proposta che l’Unione Europea non potrà non prendere in considerazione. Arriverà ad horas”. Ed aveva spiegato che la proposta da lui messa a punto “non compromette affatto gli interessi degli italiani e quindi nemmeno le riforme programmate”. “Ho alcune prime proiezioni – diceva – sull’effetto economico di quota 100 e Reddito di cittadinanza. Questo può darmi un margine di manovra da spendere e utilizzare nel negoziato”. Quanto alla riduzione del deficit chiesta dall’Ue, ha chiarito: “Se recuperiamo delle somme, ragionevolmente ci potrà essere. Ma in questo momento non fornisco nessun numero perché il negoziato  è in corso”. Altra iniziativa provvisoria, visto che  le parole latine significano “a momenti, nelle prossime ore”. E ciò non poteva oggettivamente avvenire dato che Tria sta trattando con Bruxelles e, guarda caso, è stato richiamato a Roma perché in Commissione Bilancio prima dell’esame degli emendamenti le opposizioni hanno chiesto notizie sugli incontri che Tria sta avendo  con i Commissari Ue in particolare sul deficit. Vogliono sapere, direttamente dal ministro del Tesoro, a che punto sta la trattiva sulla manovra. Non è un caso che Televideo abbia cassato l’annuncio del presidente del Consiglio.

La protesta dei parlamentari dell’opposizione. Il ministro va alla Camera

Tria infatti alle ore 19 si presenterà in Commissione per fare il punto della situazione. Dovrà per forza di cose illustrare le posizioni che i Commissari Ue, Moscovici e Dombrovskis, hanno preso al riguardo degli emendamenti chiave della manovra, quota cento e reddito di cittadinanza, di cui i deputati non hanno notizia   essendo stata rinviata al Senato la presentazione degli emendamenti di cui il ministro del Tesoro ha discusso con  Bruxelles. Non a caso appena terminato il G20 a Buenos Aires con un volo diretto era arrivato nella capitale del Belgio per trattare con i Commissari. Trattativa interrotta dal momento che il presidente Conte lo ha richiamato con urgenza a Roma per illustrare ai deputati della Commissione Bilancio a che punto sono i colloqui. “Da giorni e settimane stiamo discutendo di qualcosa che non esiste, sembra che ci sia già un accordo per ridurre deficit al 2%”, aveva  detto il capogruppo dem in Commissione, Luigi Marattin, seguito da Andrea Mandelli (Fi), da Guido Crosetto di Fdi e da Leu, Stefano Fassina, e dal rappresentante del misto Salvatore Caiata.

Si dice nella sede del ministero che Tria non abbia preso bene la richiesta di Conte di tornare subito a Roma per riferire alla Commissione Bilancio. Si allungano i tempi della trattativa e si avvicina il 19 dicembre quando dovrebbe prendere il via la procedura di infrazione. Afferma il ministro dell’Economia meglio noto come il ministro del Tesoro: “Speriamo di non andare in recessione (se per la seconda volta il prossimo calcolo del Pil fosse ancora in negativo la recessione sarebbe un dato di fatto con le conseguenze che ne deriverebbero, ndr) di fare una manovra che ostacoli questo orientamento dell’economia”. I tempi per evitare la procedura d’infrazione, afferma, “sono stretti. Le priorità politiche del governo, reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni, vanno salvaguardate”. Poi ha annunciato che “si stanno studiando le stesure e che restano da definire i costi”. Insomma, come dire che siamo ora al punto di partenza e che l’arrivo non è certo. Il tutto  ignorato dal Parlamento i cui membri per informarsi devono leggere gli articoli dei giornali. Eppure dal balcone di Palazzo Chigi i gialloverdi avevano annunciato la vittoria  su tutta la linea. Anche questa uscita fa parte del “provvisorio”, la specialità dei gialloverdi.

Da Bruxelles insistono e chiedono il rispetto del Patto di Stabilità

Prima che Tria salisse sull’aereo che lo riportava a Roma Pierre Moscovici aveva fatto il punto con i giornalisti. I quali avevano preso la “parte buona” della dichiarazione mettendo in sottordine le conclusioni del Commissario per gli affari economici della Ue. Dice che “il dialogo con l’Italia (sulla manovra, ndr) è in corso, diventa più intenso, vediamo un tono diverso, un diverso modo di cooperare e vediamo l’Italia disponibile ad ascoltare il nostro punto di vista e risolvere i problemi”.  Poi sottolinea come  positivo  il fatto che “ora il dialogo è cominciato davvero su metodo e sostanza. A Buenos Aires abbiamo avuto discussioni positive con Conte e Tria, e abbiamo deciso di proseguire nell’interesse generale e abbiamo dato mandato ai nostri team di lavorare in quella direzione”. Ma ora, puntualizza,  aspettiamo i dettagli sulle modifiche da apportare alla manovra: “Non stiamo mettendo in discussione la riforma delle pensioni, sta al Governo fare le sue scelte politiche, stiamo solo cercando di assicurare il rispetto del Patto di stabilità”. Questo è il problema. Interviene anche Mario Centeno, presidente dell’Eurogruppo il quale sottolinea che la procedura in corso “è guidata dalla commissione e non possiamo assumere il rischio  di  una situazione nella quale il dialogo non ci sia”. Quanto al peso che ha il caso italiano nel confronto sulla riforma dell’unione monetaria, di cui i ministri hanno discusso a lungo ieri senza trovare soluzioni, il presidente dell’eurogruppo ha detto: “Non ci sono interferenze tra questa discussione e il caso italiano sulle legge di bilancio”.

Il presidente del Consiglio, dopo gli elogi, sta a guardare e scarica su Tria

E a questo punto interviene il presidente del Consiglio, colui cui Salvini e Di Maio hanno affidato le sorti della manovra  di Bilancio e del governo, tessendone le lodi, un vero e proprio panegirico. Ci viene da osservare che, a parte la proposta da lui annunciata, tutto il lavoro grava sulle spalle di Tria. Conte parla come se davvero fosse il protagonista di questa storia. Sempre all’Avvenire fa sapere che  quello con la Ue “è un negoziato vero. Il mio obiettivo è evitare all’Italia una procedura d’infrazione che fa male al nostro Paese e rischia di far male anche all’Europa. Sto mettendo a punto una mia proposta che l’Unione Europea non potrà non prendere in considerazione. Arriverà ad horas”. Ma l’horas come abbiamo detto è già passata, transitata fra le cose provvisorie. Il progetto che Conte vuole presentare “non compromette affatto gli interessi degli italiani e quindi nemmeno le riforme programmate. Ho alcune prime proiezioni sull’effetto economico di quota 100 e Reddito di cittadinanza. Ciò può darmi un margine di manovra da spendere e utilizzare nel negoziato”. Quanto alla riduzione del deficit: “Se recuperiamo delle somme, ragionevolmente ci potrà essere. Ma in questo momento non fornisco nessun numero. Perché il negoziato riesca occorre riservatezza”. Tanta riservatezza che neppure partecipa al negoziato. Così è sicuro di non cadere in tentazione. E scarica su Tria il gravoso compito, primo fra tutti quello di presentarsi alla Camera e rendere conto di quanto sta avvenendo, delle trattive, degli incontri. Forse si sente un presidente provvisorio, ad uso e consumo di Salvini e Di Maio che non hanno, come si dice, neppure le physique du role. Ma loro pensano solo alle elezioni.

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