“Giù le mani dall’informazione”, i giornalisti italiani pronti a mobilitarsi contro gli attacchi alla Costituzione da parte del governo

“Giù le mani dall’informazione”, i giornalisti italiani pronti a mobilitarsi contro gli attacchi alla Costituzione da parte del governo

Il governo pentaleghista sembra entremamente monolitico quando si tratta dei rapporti con la libera stampa: un suol uomo nell’arte del linciaggio e delle minacce. La lettera del presidente del Consiglio Conte a Repubblica, nella quale motiva la sua totale indisponibilità a farsi intervistare da quel quotidiano, che pare abbia scritto articoli “ideologici” contro di lui; la portavoce del ministro Salvini che tira via con uno strattone il ministro dell’Economia Giovanni Tria nella sala stampa di Palazzo Chigi, per evitare che risponda alle domande; l’occupazione manu militari della Rai attraverso un escamotage pentaleghista che ha portato a presiederla un noto esponente dell’ultradestra come Marcello Foa, sono solo alcuni degli eventi che hanno costellato la doppia missione del governo: da una parte, zittire la libera stampa, minacciandola, e dall’altra occupare tutti gli spazi delle testate del servizio pubblico. Infine, v’è da aggiungere il pericoloso progetto del sottosegretario all’editoria Crimi di eliminare l’Ordine dei giornalisti mentre è in atto l’applicazione della riforma.

Ma il gesto certamente più dirompente, e il più incline a forme di di autoritarismo d’altri tempi, è l’attacco che il vicepremier e ministro Luigi Di Maio ha portato nei confronti delle testate del gruppo Gedi, in particolare Repubblica e L’Espresso, “sconsiderato” e di “una gravità inaudita”. Non solo, “ha portato un cazzotto all’art. 21 della Costituzione e al diritto dei cittadini ad essere informati”. Di fronte a questo atteggiamento, di fronte al presidente del Consiglio Giuseppe Conte che si pone come “il grande inquisitore contro la libertà di stampa”, Fnsi, Usigrai e Ordine dei giornalisti hanno svolto una conferenza stampa nel corso della quale – in risposta non solo a Di Maio ma ad un atteggiamento sempre più diffuso da parte del governo nel suo insieme – hanno annunciato una serie di iniziative di protesta (tutte da organizzare): a partire – sul modello americano anti Trump – da un editoriale di contenuto analogo da far uscire lo stesso giorno su tutti i giornali italiani per arrivare ad una manifestazione che coinvolga non solo i giornalisti ma tutte quelle fette della società (spesso quelle più in difficoltà) che hanno bisogno della libera informazione.

La conferenza stampa nella sede della Fnsi, il sindacato dei giornalisti italiani

Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario e presidente della Fnsi, Vittorio Di Trapani, segretario dell’Usigrai, e Carlo Verna, presidente dell’Ordine dei gionalisti, hanno incontrato in una conferenza stampa colleghi, cdr, rappresentanti degli organismi territoriali della categoria per manifestare la preoccupazione di tutti per attacchi, a partire da quelli di Di Maio – per i quali il ministro “dovrebbe chiedere scusa” – che hanno come obiettivo quello di “indebolire l’informazione”, con sullo sfondo “un disegno molto più ampio, un disegno che punta a indebolire l’art. 21 della Costituzione (dedicato alla libertà di stampa) e i valori contenuti nella prima parte della carta. Si punta ad eliminare ogni intermediazione”.

L’attacco alla libertà di stampa è stato feroce. E la reazione non può che essere collettiva

Il segretario dell’Usigrai Vittorio Di Trapani ha parlato di “un attacco alla libertà di stampa, non al gruppo Gedi. “La reazione deve essere collettiva, corale”, ha aggiunto. Alla maggioranza “preoccupa molto tutto ciò che va contro il governo”, che “anche oggi ha espresso ostilità nei confronti della stampa. Il premier Conte ha scritto una lettera a Repubblica sugli attacchi di Di Maio e in replica ad un editoriale del direttore Mario Calabresi ma non l’ha inviata al giornale romano, l’ha fatta pubblicare da un altro giornale”. Un modo per non avere rapporti, “un grande inquisitore contro la libertà di stampa”. Per Giuseppe Giulietti, presidente della Fnsi, le dichiarazioni di Di Maio sono state “un cazzotto all’art. 21 e al diritto dei cittadini di essere informati. La libertà di informazione – ha chiarito – è la premessa di ogni ordinamento democratico. Quella del vicepremier – ha rilevato – è stata una aggressione senza precedenti non solo ai giornalisti ma a tutti i cittadini italiani. È stato un attacco alla mediazione, ai corpi intermedi. E non è una questione isolata. La minaccia di abolire l’ordine dei gironalisti è grave – ha spiegato Giulietti – si fa mentre gli ordini regionali stanno studiando la riforma”. Secondo Giulietti “ci voglio trascinare nel fango, per poi dire che abbiamo preso la bandiera della corporazione, della casta. Ma non è così!”.

Le proposte di mobilitazione sul tappeto. Ma è necessario ritornare nelle scuole e nelle università, per rilanciare l’articolo 21 della Costituzione

Due le proposte sul tappeto, dunque: da un lato lanciare un appello agli editori per aderire a una giornata per la libertà di stampa, in cui tutti i giornali pubblichino editoriali per denunciare l’attacco alla libera stampa in atto; dall’altro organizzare una manifestazione basata sul cosiddetto “modello Ostia”, che coinvolga non solo i giornalisti per far emergere la consapevolezza che “è a rischio tutto l’impianto democratico del paese e che è sotto attacco tutta la prima parte della Costituzione”. Il “modello Ostia” è stato raccontato con un aneddoto da un esponente dell’associazione della stampa cattolica: durante la manifestazione contro le pesanti minacce del clan Spada alla giornalista Federica Angeli di Repubblica, egli incontrò una donna, dipendente dell’Ama, che alla domanda su cosa facesse là gli rispose: “la vita della giornalista, la libertà di espressione ci riguarda tutti, a prescindere”. Ecco, la grande preoccupazione iniziale dei vertici del sindacato dei giornalisti, di una mobilitazione letta come un sorta di rivendicazione corporativa, così potrebbe svanire. Il problema resta sempre quello: come mobilitare l’opinione pubblica generale, le coscienze democratiche. Forse, è anche giunta l’ora che il sindacato dei giornalisti riapra una grande campagna per educare alla libertà di opinione studentesse e studenti di ogni ordine e grado, tornando nelle scuole e nelle università, per ricominciare un lungo lavoro presso le nuove generazioni. Così si formano sempre nuovi lettori, e i nuovi custodi della Costituzione.

“Siamo di fronte a un disegno ben preciso – ha detto il segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso -. L’obiettivo è impedire alla stampa di fare il proprio lavoro. La reazione deve essere comune e rumorosa e la strada, vista l’adesione dei comitati di redazione e dei colleghi, è quella giusta”. “Vogliono che reagiamo come corporazione ma non è così – aggiunge Giulietti -: non si aggrediscono solo i cronisti, ma tutta la comunità. Si mina il diritto di informare sia dal lato del raccogliere le notizie che da quello di conoscerle”.

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