Cinema. Venezia apre col botto. Il film di Cremonini dedicato a Stefano Cucchi merita sette minuti di applausi. Ben scritto il film di Chazelle, First man, su Armstrong, astronauta antieroe

Cinema. Venezia apre col botto. Il film di Cremonini dedicato a Stefano Cucchi merita sette minuti di applausi. Ben scritto il film di Chazelle, First man, su Armstrong, astronauta antieroe

La 75esima Mostra del cinema di Venezia apertasi il 29 agosto non è solo red carpet e serate di gala (con imprevista partecipazione dell’ubiquo Matteo Salvini). I due film che hanno aperto la rassegna 2018 sono particolarmente significativi e in qualche modo danno il senso che il direttore Barbera ha voluto imprimere a questa edizione, priva della presenza del Presidente della Repubblica, per rispetto dei 43 morti a Genova e dei dieci escursionisti del Raganello sul Pollino. Un’edizione politicamente scorretta? Probabilmente sì, se scorriamo l’elenco dei film in gara e non solo di quelli in gara. Intanto, i due film di apertura, First Man, di Damien Chazelle, in gara, e Sulla mia pelle, del quasi esordiente Alessio Cremonini, nella sezione Orizzonti, sono figli di un cinema impegnato, nel quale il racconto del reale, dell’evento, non ha timore di scavare nelle viscere profonde della storia, con schemi e strutture narrative forti e convincenti.

“Sulla mia pelle”, il film sull’ultima settimana di vita di Stefano Cucchi. Sette minuti di applausi. La commozione di Ilaria, che lo dedica a Salvini

Intanto, sette lunghi minuti di applausi alla conclusione della proiezione di ‘Sulla mia pelle’ il film che racconta la controversa vicenda che ha portato alla morte di Stefano Cucchi. Al termine della proiezione un lunghissimo abbraccio tra Ilaria Cucchi, presente in sala, e tutti gli attori del film alcuni dei quali, come il protagonista Alessandro Borghi, commossi fino alle lacrime. “Dedico il film su mio fratello Stefano al ministro Matteo Salvini. Chiedo a lui un incontro pubblico che non accetterà mai perché in campagna elettorale ha affermato che gli faccio schifo. Dopo aver visto il film e rivissuto quello che Stefano ha subito, non posso dimenticare quando Salvini ha detto che una eventuale legge sulla tortura avrebbe legato le mani alle forze dell’ordine e che in caso di fermo qualche sberla ci sta e se qualcuno si fa male pazienza. Una frase del genere detta dal ministro degli Interni è inaccettabile”, ha detto Ilaria Cucchi. ‘Sulla mia pelle’ racconta gli ultimi sette giorni della vita di Stefano Cucchi morto per le percosse ricevute dopo il suo arresto. un nuovo film duro e preciso, che ricostruisce fedelmente la settimana di calvario che lo portò alla morte mentre era nelle mani della giustizia italiana, incarcerato per possesso di sostanze stupefacenti. Diretto con determinazione dal quasi esordiente Cremonini, “Sulla mia pelle” si basa prevalentemente sulla performance di un Alessandro Borghi che si trasforma fisicamente per incarnare il corpo quasi cristologico di Cucchi, dando respiro e autenticità a quelle immagini da obitorio che abbiamo tragicamente imparato a conoscere. Seguendo una scansione cronachistica degli eventi che hanno portato all’arresto e alla morte di Cucchi dopo esser stato pestato mentre era in stato di fermo, “Sulla mia pelle” costruisce un ritratto capace di far indignare e di porre domande. Senza risparmiare nulla della verità della vittima, di cui non viene offerta certo un’immagine idealizzata e ripulita, ma anche senza risparmiarci l’effige del martirio cui fu sottoposto nel corso dei sette giorni di sofferenza trascorsi nelle mani di uno Stato incapace di garantirne l’incolumità.

Neil Armstrong, il “first man” sulla Luna in quel fatidico 20 luglio 1969. Ma il film di Chazelle, scritto da un grande sceneggiatore, porta sugli schermi un antieroe

Tra rumori di ferraglia nello spazio, tecnologia vintage, claustrofobia, orgoglio americano e un inedito anti-eroe astronauta, forse anche troppo distaccato verso moglie e famiglia, arriva al Lido ‘First Man’ (‘Il primo uomo’) di Damien Chazelle film che ha aperto la 75/ma Mostra di Venezia. Diretto da Damien Chazelle (La La Land) interpretato da Ryan Gosling, Jason Clarke e Claire Foy e prodotto dalla Universal Pictures che lo distribuirà dal 31 agosto, il film racconta la storia piena di ostacoli della missione Nasa per far sbarcare un uomo sulla luna, Neil Armstrong, seguendo la sua vita dal 1961 al 1969. Un film serrato e dallo stile classico quello di Chazelle – scritto dal premio Oscar Josh Singer (Spotlight) e tratto dal libro di James R. Hansen – che il regista riconosce diverso dai suoi precedenti: ”In genere – dice – ho lavorato su storie che mi appartenevano di cui avevo esperienza, ma non in questo caso’. ‘Ho avuto tanto aiuto dai figli di Armstrong e dalla moglie e ho parlato con tante persone che lo conoscevano – dice Gosling – Ho scoperto che era umile e introverso e così ho cercato di rispettare il più possibile il suo carattere”. Insomma per l’attore canadese ”più che un eroe americano, Armstrong resta un eroe dell’umanità, una persona umile che al ritorno dalla Luna ha con grande generosità spostato l’attenzione dei media da se stesso alle 400 persone, tecnici e scienziati, che hanno permesso la sua impresa e di cui era solo la punta dell’iceberg”. Sulla claustrofobia del film dice invece Chazelle: ”Nasce dal fatto che ho realmente visto quelle navicelle dell’epoca e mi sono reso conto di quanto fossero piccole. Ho cercato così di far sentire quel vuoto nero in cui si muovevano tutti gli astronauti e anche il fatto che si muovessero su una specie di lattina volante”. Il regista conferma poi la verità di una scena clou del film in cui si vede un Armstrong costretto dalla moglie, prima della sua missione sulla Luna, a parlare ai figli della possibilità di un suo non ritorno: ”Era un modo di onorare il fatto che per i due figli maschi Armstrong non era certo un astronauta, ma solo il padre che avrebbero potuto perdere. Volevamo essere rispettosi di quello che era successo e che mi aveva confermato la stessa moglie dell’astronauta”.

I film in concorso e fuori concorso della 75esima Mostra del Cinema di Venezia

Nella selezione ufficiale, a contendersi i premi ed in primis a concorrere per il titolo di miglior film sono stati selezionati 21 lungometraggi, la cui presentazione è prevista per i prossimi giorni. Già da giovedì 30 agosto saranno svelati rispettivamente due film tra quelli in concorso, ossia “Roma” di Alfonso Cuaròn e “The Favorite” di Yorgos Lanthimos con Olivia Colman, Emma Stone e Rachel Weisz. Fuori concorso il documentario italiano “Isis, tomorrow. The lost souls od Mosul” di Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi e il film di Bradley Cooper, girato con la collaborazione di Lady Gaga, “A star is born”. E ancora si proseguirà venerdì 31 con due fuoriclasse, tra cui i fratelli Coen che presentano in concorso il loro western rivisitato “The ballad of Buster Scruggs” con Tim Blake Nelson, James Franco, Liam Neeson e Tom Waits e il regista francese Olivier Assayas con “Doubles vies” interpretato da Guillaume Canet e Juliette Binoche.

Tra gli altri titoli in concorso, “The Mountain” di Rick Alverson, “The Sisters Brothers” di Jacques Audiard; gli italiani “Suspiria” di Luca Guadagnino e “Capri-Revolution” di Mario Martone che insieme al documentario “What You Gonna Do When The World’s On Fire? “ di Roberto Minervini completano la nostra tripletta di rappresentanza alla Mostra.

Tra i film fuori concorso italiani, per la categoria Fiction le pellicole “Una storia senza nome” di Roberto Andò e “Les Estivants” di Valeria Bruni Tedeschi, e Gastòn Duprat con “Mi Obra Maestra”.

Nella categoria Eventi Speciali sono previsti “They’ll Love Me When I’m Dead” di Morgan Neville e “The Other Side of the Wind” di Orson Welles, insieme alle proiezioni eccezionali de “L’amica geniale” di Saverio Costanzo, tratta dal libro di Elena Ferrante, “Il Diario di Angela. Noi due cineasti” di Yervant Gianikian.

Nella categoria Orizzonti, tra i titoli italiani abbiamo “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini, interpretato da Alessandro Borghi, che ripercorre gli ultimi momenti della vita di Stefano Cucchi. E ancora, “Deslembro” di Flavia Castro, “Un giorno all’improvviso” di Ciro D’Emilio, “La profezia dell’armadillo” di Emanuele Scaringi.

La categoria Venezia Classics, tra le varie pellicole internazionali come “Brick and Mirror” di Ebrahim Golestan e “La strada della vergogna” di Kenji Mizoguchi, batte bandiera italiana con “Il portiere di notte” di Liliana Cavani, “Il posto” di Ermanno Olmi, “La notte di San Lorenzo” di Paolo e Vittorio Taviani, “Morte a Venezia” di Luchino Visconti.

Per la categoria Sconfini, campeggiano anche qui molti titoli italiani: “Il banchiere anarchico” di Giulio Base; “Il ragazzo più felice del mondo” di Gipi; “Arrivederci Saigon” di Wilma Labate; “Camorra” di Francesco Patierno.

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