Settimana politica complessa. Si parte dal Friuli, si passa dal Primo maggio dei sindacati e si arriva alla direzione nazionale Pd. Botta e risposta Di Maio-Orfini

Settimana politica complessa. Si parte dal Friuli, si passa dal Primo maggio dei sindacati e si arriva alla direzione nazionale Pd. Botta e risposta Di Maio-Orfini

Settimana complicata, ma forse decisiva per le sorti della politica italiana. Si comincia lunedì 30 aprile con lo scrutinio delle elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia, considerate una specie di cartina di tornasole per la tenuta del centrodestra e la conferma eventuale del Movimento 5Stelle, col Pd che ha rinunciato letteralmente a giocarsi la partita. Poi, c’è la sosta per il Primo Maggio, con i sindacati che denunciano con forza l’assenza di un governo nella pienezza dei suoi poteri per dare soluzione ai mille problemi che ci affliggono, soprattutto sul piano delle decisioni economiche. E bisognerà attendere finalmente giovedì 3 maggio quando si riunirà la direzione nazionale del Partito democratico per discutere e decidere se dare inizio al dialogo con i 5Stelle. In caso affermativo, il Pd dovrebbe chiamare ad esprimersi, forse con un referendum, i propri iscritti. In attesa di questa riunione si è perso altro tempo inutilmente, e c’è qualcuno che malignamente ha sostenuto che la partita della Roma contro il Liverpool, semifinale di ritorno della Champions, in programma per mercoledì 2 maggio, fosse stata ritenuta assai più importante dei destini del partito e del governo. Qualunque sarà l’esito della direzione, in ogni caso la palla poi tornerà nel campo del Quirinale, messo assai in difficoltà soprattutto dalle dichiarazioni e dalle posizioni espresse in queste ore.

La lettera di Luigi Di Maio al Pd, pubblicata dal Corriere della sera

Per incidere nel dibattito interno al Pd, il leader pentastellato Luigi Di Maio ha pensato bene di scrivere al Corriere della sera una lettera con l’elenco dei punti programmatici da egli ritenuti molto vicini al partito di Renzi. Intanto, scrive Di Maio, “non si tratta di alleanze. Un’alleanza è uno scambio di poltrone, un do ut des dI potere. Non ci interessa”. Certo che appare uno strano modo di considerare la democrazia parlamentare soprattutto in epoca proporzionale. Ma Di Maio insiste, nel farsi del male. “Siamo nati per fare altro. Il MoVimento 5 Stelle è la prima forza politica italiana perché ha identità e valori ben precisi, che difendiamo senza compromessi”. Ci piacerebbe davvero conoscerli questi valori, ad esempio sulla questione dei migranti, o sulla differenza tra destra e sinistra. Ed ecco i punti in comune nei programmi di M5s e Pd. Ad esempio, “se si parla di Europa si parla di immigrazione. In comune c’è la revisione del Regolamento di Dublino e l’equa ripartizione dei migranti tra tutti i Paesi dell’Unione Europea. Per gestire i flussi migratori serve anche investire in sicurezza: c’è la comune volontà di aumentare le risorse per la cyber security e l’assunzione immediata di 10.000 nuovi agenti nelle forze dell’ordine”. È chiara la scelta di non esprimere alcun giudizio sui due ministri dell’Interno Alfano, ma soprattutto Minniti, che hanno determinato finora le politiche migratorie, molto male, con la costituzione dei lager in Libia, i tre miliardi di euro regalati al dittatore della Turchia, la messa al bando delle Ong, solo per citare alcune delle perle nella collana di governo di Renzi e Gentiloni. Poi c’è la lotta alla povertà: “i fondi del Rei non sono sufficienti e le politiche attive del lavoro non funzionano”. Sul lavoro, scrive Di Maio, “si può partire dal salario minimo orario, obiettivo condiviso anche dal Pd, stando al loro programma”, ma da sempre avversato dai sindacati, aggiungiamo noi, che vi vedono il rischio della disintermediazione e la distruzione dei contratti nazionali collettivi di lavoro. Ma è sul ripristino dell’articolo 18 come ponte verso il reddito di cittadinanza che Di Maio tocca l’apice della confusione, politica ovviamente. Forse la sua giovane età non gli ha permesso di ricordare cosa è stato lo Statuto dei lavoratori e cosa ancora rappresenta per la tutela dei diritti sul lavoro, nel cui contesto ha senso il ripristino dell’articolo 18. Ma tant’è. Di Maio credeva di “fare una cosa utile” e invece ha allontanato ancora di più i già tanti dubbiosi e ostili dirigenti del Pd, soprattutto di parte renziana. Infatti, il presidente del Pd, Matteo Orfini, replica a stretto giro di post su Facebook.

Orfini ridicolizza la lettera di Di Maio e rigetta l’offerta

“Quando abbiamo cominciato a creare lavoro abbiamo avuto Di Maio contro. Quando abbiamo preso misure contro la precarietà abbiamo avuto Di Maio contro. Quando abbiamo approvato la prima misura di contrasto alla povertà abbiamo avuto Di Maio contro. Quando siamo riusciti a invertire il segno del Pil per riportare il paese in crescita abbiamo avuto Di Maio contro. Quando abbiamo provato a rendere più trasparente il funzionamento della democrazia applicando l’art. 49 della Costituzione abbiamo avuto Di Maio contro. Quando abbiamo approvato la legge sulle unioni civili abbiamo avuto Di Maio contro. Sui titoli sono sempre tutti d’accordo. In fondo chi non direbbe di essere contro la povertà? Lo dice pure Casapound. Ma quando si è trattato di agire siamo stati insultati e ostacolati in tutti i modi. Perché il M5s con noi e con questa agenda non c’entra nulla. E non basta una letterina di Natale a cambiarne la natura e nascondere la realtà”, scrive su Facebook il presidente del Pd, Matteo Orfini.

Berlusconi pensa alla mossa del cavallo? Centrodestra in Parlamento per un governo di minoranza

Se il dialogo tra Movimento 5 Stelle e Pd fallisse, toccherà al centrodestra andare “in Parlamento a chiedere il consenso o almeno l’astensione alle altre forze politiche e ai singoli parlamentari sulla base di un programma che riprenda quello votato dai nostri elettori che ci hanno fatto arrivare primi alle elezioni”. E se invece trovassero un’intesa? “Sarebbe la fine del Pd, e un grande e grave problema per il Paese”. Così Silvio Berlusconi fa il punto sul quadro politico in una intervista al Corriere della Sera, in cui afferma, tra l’altro, che le parole di Di Maio sulla volontà di proporre una legge sul conflitto di interessi che vieterebbe a chi fa politica di possedere televisioni “mette in pericolo una delle maggiori aziende che fanno comunicazione e cultura in Italia e in Europa, dando lavoro a decine di migliaia di persone, ed è grave minacciare l’avversario politico di colpirlo nelle sue proprietà personali”. Tornando a un eventuale governo di minoranza, il leader di Forza Italia è ottimista: “In Europa sono nati molti governi di questo tipo, con buoni risultati e nemmeno di breve durata. Solo da noi sembra una cosa strana”, afferma, sottolineando che, sebbene vi siano “non poche” possibilità di tornare a elezioni, “un nuovo voto porterebbe a pochissimi cambiamenti”. Quanto all’ipotesi di un esecutivo di carattere istituzionale: “Non mi pare un’ipotesi possibile: non sarebbe giusto avere un governo non scelto dagli elettori. Di questo comunque ragioneremo in seno alla nostra coalizione se e quando si dovesse porre il problema”. Per il momento, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è “saggio ed equilibrato, un arbitro imparziale e prudente. Ho piena fiducia in lui e nelle sue scelte”. Il voto del Friuli Venezia Giulia – chiede, infine, il Corriere – può avere un riflesso sulla crisi di governo?”. Berlusconi dice: “dopo il Molise una nuova affermazione del centrodestra unito confermerà che siamo la prima forza politica del Paese, quella che gli italiani hanno scelto per governare e che ha il diritto e il dovere di esprimere il prossimo governo”. Dal Friuli a sua volta Matteo Salvini ribadisce le sue polemiche nei confronti di Di Maio e dei 5Stellle: “Noi i programmi non li cambiamo in corsa: abolire l’infame legge Fornero sarà la nostra priorità. Voglio andare al governo con chi ci darà una mano per fare, per realizzare il programma premiato dagli elettori. Gli italiani meritano rispetto, altro che governi col Pd!”, scrive il segretario della Lega Matteo Salvini su Twitter.

Dal governo, si espone Calenda e lancia invece l’esecutivo istituzionale

“Un governo istituzionale, aperto alla partecipazione di tutti i partiti non composto da figure dei partiti e con obiettivi che siano condivisi”. E’ la proposta fatta dal ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, intervenendo a In ½ più di Lucia Annunziata. Un governo, spiega, “che tocchi i nodi rimasti in sospeso, che non sono solo la legge elettorale ma anche, ad esempio, una clausola di supremazia che quando c’è un interesse nazionale in ballo prevalga su questo federalismo scoordinato che abbiamo”. Insomma, aggiunge Calenda, “non sto dicendo che è facile”, e si dice poi contrario “a un governo fatto di professori”. Infine, parla da iscritto: “Il Pd non può fare un accordo con M5s perché finirebbe per esserne solo la ruota di scorta. Poi – ha continuato – M5s ha una leadership carismatica, che non è Di Maio ma Grillo. In ogni passaggio importante dall’esterno della politica delle svolte”. Non possiamo che augurare un buon lavoro. All’Italia e al presidente della Repubblica.

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