Mattarella chiede altre 48 ore di tempo per riflettere. Difficile immaginare quale sarà il risultato lunedì. Intanto si apre la gara all’insulto tra Berlusconi e i Cinque Stelle, mentre il Pd attende

Mattarella chiede altre 48 ore di tempo per riflettere. Difficile immaginare quale sarà il risultato lunedì. Intanto si apre la gara all’insulto tra Berlusconi e i Cinque Stelle, mentre il Pd attende

Dopo due giorni di ‘esplorazioni’ della presidente del Senato siamo giunti a questo: weekend di riflessione per il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, sugli “spunti” forniti dalla stessa presidente Casellati (ma quali sarebbero questi “spunti”? bravo chi lo sa); il centrodestra ufficialmente dilaniato dalla lite tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, con il primo ormai disposto a scaricare il secondo, che a sua volta oltrepassa il Rubicone dell’insulto; il Movimento 5 Stelle che osserva compiaciuto i mal di pancia altrui in attesa di capire come e dove andare a parare; il Pd – scansato da tutti a eccezione dell’ex Cav – che continua a domiciliarsi sull’Aventino, diventato non più una scelta ma una residenza coatta. Quello che non ci voleva, in effetti. Dopo due giorni di ‘esplorazioni’ l’aria si è fatta pesante, anzi sempre più pesante, e il tasso di intossicazione collettiva esagerato. Non era questo l’intento del Colle, immaginiamo, anche se le speranze di giungere a una soluzione parevano fin da subito oggettivamente scarse. La presidente Casellati, nell’aprire una fessurina, ha riconsegnato il cerino acceso nelle mani di Mattarella: il quale, oltre a essere abbastanza irritato per l’atteggiamento tenuto dai vincitori-nonvincitori delle elezioni, oltre a considerare fantasiosa l’ipotesi di un ritorno alle urne, adesso spera che qualcosa possa accadere da qui a lunedì. Se no dovrà re-intervenire, battendo la strada impervia di una terza via, cioè di un terzo nome, o di un nome terzo, extraparlamentare. Si alzano i livelli dello scontro e del cattivo gusto. In un ordinario venerdì di baruffe, c’è chi parla di cessi (Berlusconi riferendosi ai M5S), chi accusa di saper solo insultare (Salvini riferendosi a Berlusconi e quindi ai cessi di cui sopra) e chi (riferimento al Pd) dall’isolamento in cui si ritrova mantiene un atteggiamento quasi snobistico nei confronti di coloro che si azzuffano. Sembra che nessuno abbia a cuore il sentimento degli italiani, che nessuno si preoccupi della noia di chi da oltre un mese e mezzo sta assistendo a un teatrino grottesco. Nel frattempo il Parlamento resta paralizzato, dopo due mesi dal voto, i problemi aumentano e le diseguaglianze pure, e sul tappeto restano gli impegni economici strutturali del Def e della prossima legge di bilancio. Insomma, c’è molto per essere arrabbiati.

Salvini: “qualcuno vuole arrivare al governo tecnico alla Monti. Farò tutto il possibile per evitarlo”

Intanto, in questa fase di stallo, le cronache raccontano anche di telefonate e tanti messaggi di Salvini, molti dei quali con il leader del M5S Luigi Di Maio. Salvini dal salone del Mobile, in tour fra gli stand, loda le eccellenze del made in Italy, ma la testa è al governo. E a ricordargli la questione esecutivo ci pensano i cronisti che lo incalzano. “Piuttosto che riportare il Pd al governo faccio tre passi avanti io. Se Berlusconi vuole riportare il Partito democratico al governo lo faccia senza la Lega”. Passi verso chi, con chi? Alla domanda se l’alleanza del centrodestra è al capolinea, il leader leghista si limita a dire: “Vedete voi, anche nel centrodestra c’è chi gioca a distruggere, io da giorni sono qui che provo a costruire”. Insomma, il numero uno del Carroccio si sente chiamato in causa: “Aspettiamo la riflessione. Spero di essere oggetto di questa riflessione ma non so se posso ambire a tanto”. Il leader della Lega insiste con il suo ultimo mantra: “Ho la netta sensazione che ci sia qualcuno che vuole perdere tempo, che non vuole nessun governo per arrivare a un governo tecnico alla Monti, telecomandato da Bruxelles per spennare gli italiani. E per evitare questa fregatura farò tutto quello che è possibile, mettendomi anche in campo in prima persona”.

Di Maio: “sono fiducioso per natura”

Su Salvini, Di Maio si limita a dire che egli è “fiducioso per natura”, mentre altri esponenti pentastellati si esercitano a bruciare Silvio Berlusconi dopo la sentenza di Palermo sulla trattativa Stato-mafia (di cui diamo conto in altro articolo). In ogni caso,  “sono fiducioso di natura”, risponde il capo politico del M5S, Luigi Di Maio, intercettato dai cronisti prima di partire per il Molise, a una domanda sulla formazione del governo. “Ora aspettiamo il presidente Mattarella”, aggiunge, e a chi gli chiede se riponga fiducia nel presidente della Repubblica, replica: “Come minimo”. Su Salvini che insiste sull’accordo con il Movimento, infine, sottolinea: “Ne prendo atto”.

Il Pd di Martina respinge le avances di Berlusconi

Il Pd respinge le “avances” di Silvio Berlusconi e resta alla finestra nella partita per tentare di formare il nuovo governo. Lo stato maggiore Dem scommette che alla fine Luigi Di Maio e Matteo Salvini troveranno un accordo, ma le varie anime sono in fibrillazione nel caso di un mandato esplorativo al presidente della Camera Roberto Fico, a cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella potrebbe chiedere di sondare un eventuale accordo tra M5s e democratici. Respingere al mittente le aperture di Berlusconi è stato facile. Il leader di Forza Italia, oggi in Molise, si è detto “contrario al no deciso che dice la Lega e dice Fratelli d’Italia alla possibilità di aprire un discorso sul programma al Partito democratico che credo invece, dal punto di vista della responsabilità e della democrazia, sia anni luce davanti ai Cinquestelle”. Parole che spaccano il centrodestra (“Piuttosto che riportare il Pd al governo faccio tre passi avanti”, ha replicato Matteo Salvini) ma che ricompattano il campo Dem. Un netto stop a Berlusconi è venuto dai renziani. “Salvini – afferma il capogruppo al Senato Andrea Marcucci – stia tranquillo, il Pd non pensa minimamente di poter sostenere un governo della Lega e del centrodestra. Dopo 50 giorni il teatrino messo in piedi da chi ha vinto le elezioni, sta diventando davvero indecoroso”. E anche il segretario reggente Maurizio Martina rispedisce l’offerta al mittente. “Quello che abbiamo visto fino a qui – ha scritto su Facebook – è un caos inaccettabile per il Paese da parte delle forze che hanno prevalso il 4 marzo. Hanno raccontato agli italiani che avrebbero fatto tutto facile, tutto subito, tutto nuovo. E invece siamo alla paralisi e alle logiche della vecchia politica. Abbiamo visto 45 giorni di tatticismi esasperati, giochi di posizionamento e ripicche. L’esatto contrario di quello che serve all’Italia che invece ha bisogno del massimo della chiarezza e della serietà”.

Il Pd di Renzi, sornione, per ora mantiene le posizioni, in attesa degli sviluppi futuri

La situazione si farebbe però ben più complicata nel caso in cui Mattarella giocasse la carta Fico. Non a caso lo stesso Martina oggi ha tenuto a ribadire che i Dem hanno una “posizione chiara”, dicendo “a chi pensa di dividerci che questo scenario non esisterà mai”. Una puntualizzazione anche ‘preventiva’, in un partito in cui, soprattutto con il passare dei giorni, si affacciano le divisioni sulla possibilità di avviare un dialogo con i pentastellati, superando così la linea ufficiale dell’opposizione in Parlamento. Anche per questo le varie minoranze (in primo luogo l’area di Andrea Orlando e quella di Gianni Cuperlo) ieri hanno chiesto la convocazione di una direzione per discutere della linea, visto il rinvio dell’assemblea. “Il partito deve posizionarsi. Se si chiude il tentativo di accordo in corso dobbiamo capire che profilo di opposizione fare. Se non si chiude bisogna capire come si sta nella fase nuova”, ha detto stamani Orlando. Parole chiare, che rispecchiano una posizione non marginale nel partito, ma i cinque stelle, in particolare l’area che fa riferimento a Fico, più propensa a trattare con il Nazareno, sanno che un governo M5s-Pd potrebbe nascere solo con il via libera di Renzi, che ha la maggioranza dei gruppi parlamentari. Per questo in questi giorni, secondo quanto si apprende da fonti Dem, ‘pontieri’ pentastellati hanno cercato di aprire un canale di comunicazione con il senatore di Rignano, con messaggi e ambasciate. Senza per il momento riuscire a smuoverlo dalla posizione del no. O almeno così fa sembrare, lui.

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