I Cinquestelle in un mare di guai, tra mancati rimborsi e candidati massoni. La destra si divide sull’inciucio, e Salvini propone la contromanifestazione del 18

I Cinquestelle in un mare di guai, tra mancati rimborsi e candidati massoni. La destra si divide sull’inciucio, e Salvini propone la contromanifestazione del 18

Bufera sul Movimento 5 stelle fra mancati rimborsi dei parlamentari e candidati in odor di massoneria. Dopo il servizio de Le Iene, che ha denunciato i casi di Andrea Cecconi e Carlo Martelli, rispettivamente deputato e senatore a 5 stelle, oramai di fatto espulsi dal Movimento per aver tradito la regola della restituzione di parte dello stipendio, la polemica non cessa. Sarebbe ancora superiore, infatti, rispetto a quanto raccontato dai media, l’ammanco nel fondo per le Pmi in cui i parlamentari versano la quota stabilita. Dallo staff del Movimento non trapela alcuna cifra, anche se si parla di oltre un milione di euro. Mentre i tecnici M5s proseguono le verifiche al Mef, il Movimento tira dritto e mostra il pugno di ferro, rispendendo al mittente le accuse che piovono, in piena campagna elettorale, dagli altri partiti. “Questo è un paese strano in cui restituisci 23,1 milioni e la notizia è che manca lo 0,1”, scandisce Luigi Di Maio. “Ci sono 7mila imprese in Italia che lo testimoniano perché quei soldi hanno fatto partire 7mila imprese e 14mila lavoratori. Non sarà qualche mela marcia a inficiare questa iniziativa che facciamo solo noi e, come sanno gli italiani, da noi le mele marce si puniscono sempre”. A sua volta, lo stesso Di Battista afferma: “Io non mi lamento per il servizio che hanno fatto Le Iene. Mi aspetto però che Le Iene pubblichino un servizio sugli scontrini di Renzi, di quando era Presidente della Provincia perché quel servizio non lo pubblicarono”.

Di Maio, quindi bolla come “game over” la corsa per le elezioni di Catello Vitiello, candidato M5s, che ha ‘nascosto’ di aver fatto parte di una loggia massonica. Ma tutto questo non basta a spegnere i fari sul Movimento. Da Firenze è il segretario del Pd a lanciare l’affondo: “Ci hanno detto per anni che noi eravamo la massoneria: i massoni li candidano loro. E’ in discussione il gioco stesso della democrazia, ogni giorno il capo dei 5 Stelle si alza e dice: ‘questo non ci rappresenta’…”. A stretto giro arriva la risposta dei pentastellati: “Noi, se scopriamo che qualche candidato appartiene alla massoneria e non ce lo dice, lo cacciamo. Renzi, invece, ci fa il governo insieme. Infatti è stato al governo sia con Berlusconi, tessera P2 numero 1816, che con Verdini, di cui sono note le sue frequentazioni massoniche, come più volte ha affermato Gioele Magaldi, Gran Maestro del Grande Oriente democratico”.

Il rapporto controverso tra Cinquestelle e Liberi e Uguali

Il leader di Liberi e Uguali è entrato a piedi uniti nella polemica sui 5Stelle: “Molto spesso il M5s ha tenuto a gridare la parola onestà, noi non abbiamo bisogno di gridarla, la pratichiamo quotidianamente. E’ il nostro programma vivente. Ora il M5s è alle prese con problemi sulle liste, con la presenza di massoni, noi di Leu abbiamo curato con particolare attenzione la formazione delle liste. Il M5s ha tutta una serie di problemi, come sui rimborsi, che stanno facendo perdere smalto alla formazione”. Pietro Grasso, prosegue, intervistato a ‘Tgcom24’: “In Parlamento il Movimento dava luogo a intemperanze ma sono state riportate nel giusto alveo”. Per quanto riguarda eventuali accordi con il Movimento, Grasso ha sottolineato che “bisogna essere pronti al dialogo, sì. Ma una formazione progressista, di governo, istituzionale, può portare avanti le proprie idee solo quando sono rispettate ed eventualmente fare accordi di governo”.

La destra divisa: Meloni propone la marcia anti inciucio per il 18 febbraio, che Berlusconi e Salvini snobbano. La Lega invece punta alla contro manifestazione del 24

A parole e sopratutto a favore di telecamera il centrodestra appare coeso e compatto. Un’immagine premiata anche dai sondaggi che continuano ad indicare la coalizione come l’unica in grado di arrivare a quota 40% e quindi vincere le elezioni. A sentirli parlare, i tre principali leader, Berlusconi, Salvini e (ultima in ordine di tempo) Meloni rassicurano sulla compattezza dell’alleanza: “Lo saremo più al governo che in campagna elettorale”, ammette però la leader di Fdi che certo non nega che all’interno il centrodestra abbia qualche crepa. E se è vero che il centrodestra unito è in vantaggio, è altrettanto vero che l’obiettivo a cui Forza Italia e Lega mirano è quello di arrivare primi nella coalizione e poter così scegliere il candidato premier oltre ad avere un ‘peso’ determinante nella squadra di governo e nell’agenda dell’esecutivo. Che ognuno giochi una sua partita lo dimostra la difficoltà ad organizzare un appuntamento unitario: “Ci stiamo provando, ma è difficile trovare un punto comune con le agende piene di appuntamenti”, è la risposta che arriva da tutte le ‘anime’ del centrodestra. Un’occasione mancata, almeno così l’aveva definita Giorgia Meloni, è la manifestazione ‘anti inciucio’ in programma per il 18 febbraio in cui la leader di Fdi prenderà l’impegno con tutti i candidati nelle liste del suo partito di non appoggiare nessun governo di larghe intese. Nei piani della candidata premier di Fratelli d’Italia accanto a lei sul palco dovevano esserci sia Berlusconi che Salvini. Entrambi però hanno declinato l’invito. Ma se da Arcore continuano a ribadire che non serve fare una manifestazione per ricordare che nessuno vuole l’inciucio, il leader della Lega decide che la manifestazione organizzata esattamene una settimana dopo sulla sicurezza diventi un momento per siglare “un patto anti inciucio” con le persone. Un’idea, quella di Salvini, che fornisce l’immagine di una competizione interna proprio con Fdi.

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