Palestina. Il giorno della collera, dopo la preghiera del venerdì, un milione di persone in strada per protesta contro la decisione di Trump di Gerusalemme capitale d’Israele. Sarà rabbia ogni venerdì

Palestina. Il giorno della collera, dopo la preghiera del venerdì, un milione di persone in strada per protesta contro la decisione di Trump di Gerusalemme capitale d’Israele. Sarà rabbia ogni venerdì

Decine di migliaia di manifestanti, forse addirittura un milione, secondo fonti locali, hanno marciato oggi nella Striscia di Gaza per protestare contro il riconoscimento degli Stati Uniti di Gerusalemme come capitale d’Israele. Lo hanno detto i corrispondenti dalla Striscia palestinese dell’agenzia France Presse. Centinaia i palestinesi feriti da armi da fuoco durante gli scontri con i soldati israeliani vicino alla barriera di sicurezza al confine tra l’enclave palestinese e il territorio israeliano, secondo il movimento di Hamas islamico che controlla Gaza. Dopo la preghiera collettiva del Venerdì musulmano, decine di migliaia di persone sono scese nelle strade in diverse zone della Striscia con i manifestanti che hanno alzato striscioni con la scritta: “Tutta la città di Gerusalemme è nostra”. Hamas ha lanciato un appello ad “assediare” le ambasciate degli Stati Uniti in tutto il mondo in risposta al riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele. “Invitiamo la gente libera del mondo ad assediare le ambasciate Usa in tutto il mondo, finché Trump non ritirerà la sua dichiarazione”, ha dichiarato il vice capo del movimento a Gaza, Khalil al Hayah. “La nostra rivoluzione in Palestina e all’estero non cesserà finché non rettificherà la sua dichiarazione”, ha insistito. Durante la dimostrazione – convocata da tutte le fazioni palestinesi contro la decisione di Trump su Gerusalemme subito dopo le preghiere del venerdì nelle Moschee – è stato chiesto di continuare la protesta ogni venerdì. Subito dopo manifestanti si sono diretti verso la barriera di demarcazione con Israele dove sono cominciati scontri con l’esercito dello Stato ebraico.

Quattro morti, due a Gaza e due in Cisgiordania, e oltre 250 feriti: questo il bilancio del secondo venerdì di collera proclamato dai palestinesi contro la decisione di Trump su Gerusalemme. La tensione, a dieci giorni dall’annuncio, non sembra scendere. Scontri si sono registrati in molti luoghi della Cisgiordania e nella Striscia, ma anche manifestazioni in Israele, mentre un poliziotto israeliano è stato accoltellato da un palestinese che, secondo la polizia dello Stato ebraico, aveva indosso una cintura esplosiva. Sulla Spianata delle Moschee di Gerusalemme dopo la preghiera si è svolta una manifestazione contro Trump alla quale hanno partecipato, secondo le autorità islamiche del luogo, circa 30mila persone. Se la maggior parte di queste ha lasciato con calma il posto, piccoli incidenti si sono poi verificati alla Porta di Damasco. La polizia israeliana e le forze di sicurezza – dopo gli appelli dei giorni scorsi da parte palestinese – hanno rafforzato la presenza in tutte le zone di attrito ma non hanno ristretto l’accesso alla Spianata ai fedeli musulmani, così come invece era accaduto in passato.

Gli scontri si sono svolti a Gaza, Betlemme, Hebron, Nablus, Jenin, Tulkarm, Qalqiliya e vicino a Ramallah, nella strada tra Bet El e Gerusalemme. In quest’ultimo luogo Mohammed Amin (18 anni, di un villaggio nei pressi di Hebron), ha accoltellato in maniera non grave un poliziotto israeliano durante gli scontri. Colpito e “neutralizzato” dagli spari di reazione degli altri agenti, “il terrorista – ha detto il portavoce della polizia Micky Rosenfeld – è stato avvicinato dai poliziotti, che hanno trovato sul suo corpo una cintura esplosiva. Questo – ha aggiunto – ha portato ad un’altra sparatoria per timore che il terrorista potesse farla detonare”. La polizia ha anche aggiunto di avere il sospetto che si sia “travestito da giornalista”. Portato via in ospedale da un’ambulanza della Mezzaluna Rossa, il palestinese è morto in ospedale per le ferite, come ha fatto sapere il ministero della Sanità locale. Il secondo palestinese, identificato in Bassel Mustafa Mohammed Ibrahim (29 anni), è stato ucciso, secondo la stessa fonte, per le ferite riportate al petto durante violenti scontri, con sassaiole e molotov, con l’esercito israeliano. A Gaza gli altri due morti, uccisi entrambi quando, dopo la manifestazione, centinaia di dimostranti si sono diretti alla barriera di protezione con Israele tirando sassi. I due, raggiunti secondo il ministero della Sanità locale dai colpi dell’esercito israeliano, sono Yasser Sukar (23 anni) e Ibraheem Abu Thuraya (29): quest’ultimo aveva entrambe le gambe amputate. Molti anche i feriti. A Sakhnin, città araba nel nord di Israele, migliaia di persone hanno manifestato contro Trump chiamati dalla ‘Lista Araba Unita’, terzo partito della Knesset. A Gerico, sempre in Cisgiordania, un negoziante ha apposto sul suo locale un cartello che vieta l’ingresso “ai cani e agli americani”: “Al-Quds (Gerusalemme) – ha spiegato l’uomo – è la capitale della Palestina”. Ora si aspetta la visita del vice presidente Usa Mike Pence, ma prima di lui è in arrivo il negoziatore di Trump Jason Greenblatt per colloqui legati agli sforzi di pace.

Migliaia di persone sono tornate oggi in piazza ad Amman e in altre città della Giordania dopo la preghiera islamica del venerdì per manifestare contro la decisione del presidente americano Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. Durante i raduni, autorizzati dalle autorità, i manifestanti hanno bruciato bandiere americane e hanno scandito slogan chiedendo di interrompere le relazioni diplomatiche con Israele. Nell’ovest di Amman un gruppo di attivisti continua intanto un sit-in davanti all’ambasciata statunitense, intorno alla quale sono state rafforzate le misure di sicurezza, così come intorno a quella israeliana.

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