Fca Pomigliano e Nola: per 3400 a rischio il posto di lavoro. Marchionne aveva assicurato nuovi progetti. Ottenuti i finanziamenti pubblici sono rimasti lettera morta. Re David (Fiom): una situazione inaccettabile. Schiavella (Cgil Napoli): i lavoratori espropriati dei loro diritti

Fca Pomigliano e Nola: per 3400 a rischio il posto di lavoro. Marchionne aveva assicurato nuovi progetti.  Ottenuti i finanziamenti pubblici sono rimasti lettera morta. Re David (Fiom): una situazione inaccettabile. Schiavella (Cgil Napoli): i lavoratori espropriati dei loro diritti

“Fca Pomigliano e Nola. Adesso tutti  al lavoro”. Non è un annuncio, non è  una notizia positiva per più di tremila lavoratrici e lavoratori. Tutt’altro. È un grido di allarme, lo slogan di un incontro promosso a Pomigliano da Fiom Cgil di Napoli e Campania. A settembre del 2018 terminerà l’utilizzo del contratto di solidarietà e non sarà più possibile per circa 3.400 lavoratrici e lavoratori fare ricorso ad altri ammortizzatori sociali. Come è nello “stile” di Marchionne, l’ad del gruppo, Fca aveva  assicurato che nel 2018, finito l’utilizzo di tutti  gli  ammortizzatori sociali, i lavoratori sarebbero tornati “tutti al posto di lavoro”. Ma “nel 2018 finiranno solo gli ammortizzatori ma i lavoratori non torneranno a lavorare”, ha detto il segretario generale della Fiom, Francesca Re David nel corso dell’incontro. La direzione aziendale, infatti, nonostante gli impegni assunti negli incontri sindacali, non ha ufficializzato i nuovi progetti per lo stabilimento. A ciò si aggiunge il susseguirsi di notizie sulla vendita di parti o di tutto il gruppo. Tutto questo non può non alimentare preoccupazioni tra i lavoratori.

“Noi siamo molto preoccupati – ha continuato Re David – e queste cose succedono solo in Italia. Fca ha ottenuto i finanziamenti, come altre aziende, per venire al Sud, e ha avuto tutti gli ammortizzatori sociali del mondo, ma continua a chiudere stabilimenti o a non programmarne il futuro. E questa è una cosa inaccettabile”. Re David, inoltre, ha sottolineato che dal 2010, anno in cui si consumò la rottura sindacale per l’investimento di Fca a Pomigliano, “il piano industriale per questo sito cambia di anno in anno ed è sempre disatteso. L’unica cosa certa – afferma la segretaria generale della Fiom- sono i compensi dati a Marchionne per risultati che noi non vediamo né per lo sviluppo né per l’occupazione. L’idea che abbiamo è che le operazioni di Fca sono fatte solo per ragioni finanziarie e non industriali”. Proprio qualche giorno fa Fca aveva dato l’annuncio che solo 300 lavoratori su 830 precari della Fca di Cassino sarebbero tornati in fabbrica. Per gli altri neppure il sostegno degli ammortizzatori.

Non c’è futuro per il Mezzogiorno senza un forte e innovativo apparato produttivo e industriale

Anche a fronte di una situazione economica e sociale che si va sempre più aggravando, intervenendo  all’incontro con i lavoratori Fca di Pomigliano e Nola, il segretario generale della Cgil di Napoli, Walter Schiavella ha affermato che “in questi ultimi anni, il lavoro è stato considerato esclusivamente nella sua dimensione di costo. Ed oggi, mentre a Roma si discute di Legge di Bilancio, qui a Pomigliano, parallelamente, prendiamo atto di un piano industriale non ha mai dato certezze e che ha privato i lavoratori dei loro diritti. La lenta ripresa che viene sbandierata – ha proseguito – non ha diminuito le diseguaglianze e non ha risolto il problema dell’occupazione giovanile e del Mezzogiorno. Occorre cambiare le politiche economiche e sociali del Paese e anche le scelte sul sito produttivo di Pomigliano”. “Il nostro obiettivo – ha concluso  – è la piena occupazione, da realizzare su tre piani: quello dei processi produttivi e della mission dello stabilimento, quello della collocazione di queste scelte all’interno delle strategie future dell’automotive e quello dell’organizzazione produttiva, dei processi di partecipazione e dei diritti. Non è una battaglia che riguarda solo Pomigliano, ma deve diventare una battaglia di tutti, perché non è immaginabile un futuro di crescita economica e sociale dell’area metropolitana di Napoli e dell’intero Mezzogiorno senza un apparato produttivo e industriale forte e innovativo”. L’incontro è stato presieduto dal segretario generale della Cgil Campania, Giuseppe Spadaro. “L’area industriale di Pomigliano – ha detto – deve essere necessariamente rilanciata. Siamo molto preoccupati per il destino di uno stabilimento ancora senza prospettive concrete e di cui non si conoscono i progetti”.

Share