Def e dintorni. Le bugie del governo hanno le gambe corte. Un Report della Fondazione di Vittorio e la pagella di Moody’s bocciano la politica economica. Un’ignobile farsa in attesa della manovra di Bilancio. Aumento del part time involontario e lavoro a termine riguardano oltre 4,5 milioni di persone

Def e dintorni. Le bugie del governo hanno le gambe corte. Un Report della Fondazione di Vittorio e la pagella di Moody’s bocciano la politica economica. Un’ignobile farsa in attesa della manovra di Bilancio. Aumento del part time involontario e  lavoro a termine riguardano oltre 4,5 milioni di persone

Renzi Matteo e i ministri che con lui hanno governato, si fa per dire il paese, e che come Pier Carlo Padoan e Giuliano Poletti ci sono ancora e si occupano di Economia e di Lavoro dovrebbero rileggere qualche libro che racconta i miti e le leggende che hanno segnato la lunga storia dei popoli. Per esempio potrebbero trarre qualche insegnamento da una leggenda che ancora oggi mantiene piena attualità. C’era una volta, così iniziano le storie, una persona che si chiamava Prometeo il quale, racconta la leggenda donò agli uomini il fuoco. Viene ricordato come un grande amico del genere umano, simbolo di ribellione, delle lotte per il progresso, la libertà, contro il potere.  Gli venne l’idea di costruire  la statua di una donna, la chiamò Verità. Mentre stava per concludere l’opera venne chiamato con urgenza da Giove. Dette l’incarico ad un suo apprendista, di nome inganno, di terminare l’opera. Lui si mise al lavoro, entusiasta al punto tale che, finita la statua, ne fece un’altra uguale. Ma  gli mancò la materia prima e non riuscì a farle i piedi. Quando  Prometeo tornò al suo laboratorio rimase talmente ammirato che  nel forno infilò ambedue le statue. Quando le tolse, una presa a camminare, l’altra senza piedi non si mosse. Da qui il proverbio “le bugie hanno la gambe corte” e, di conseguenza, la verità cammina sempre con le proprie gambe.

Se Renzi Matteo, segretario del Pd, Padoan, Poletti, e anche l’ultimo arrivato, il presidente Gentiloni riprendessero nelle mani qualche prontuario che richiama i miti e le leggende forse smetterebbero di raccontar balle, bugie. Dovrebbero chiedere scusa ai cittadini, complici gli scriba che ne assecondano parole e fatti e diffondono fake news, notizie false. In questi giorni, mentre andava in scena una ignobile farsa, sullo stato della nostra economia  raccontata in quelle pagine, quasi duecento che pomposamente definiscono la nota di aggiornamento del Documento di economia e Finanza, il  Def per poi tradurre nella manovra di Bilancio che entro il 20 ottobre deve essere presentata al Parlamento, se ci fosse stato un novello Prometeo chissà quale statua  avrebbe modellato. La grande bugia, potrebbe essere il titolo di un bel film, parte da alcuni dati resi noti dall’Istat secondo cui grazie all’azione del governo di questi quattro anni, Renzi, poi Gentiloni, siamo tornati al numero di occupati al livello del 2008, una sorta di novello miracolo economico. Da qui una spensierata allegria, quasi un inno alla gioia. Ma la statua della Verità, quella autentica, che aveva i piedi, si è messa a camminare ed ha sbugiardato i governanti, malgrado i media abbiano fatto finta di ignorare per non disturbare i manovratori, i governanti. Due soggetti, lontani le mille miglia l’uno dall’altro, quasi in contemporanea, esprimono, con dati alla mano, valutazioni del tutto diverse da  quelle  espresse dal governo. Si tratta della Fondazione Di Vittorio che fa capo alla Cgil e della agenzia americana di rating, Moody,s che valuta i titoli, le obbligazioni, lo stato delle imprese, i crediti, la seconda agenzia che ha dati sempre aggiornati. Partiamo dal Rapporto della Di Vittorio, realizzato in questo mese. Padoan in particolare nel corso di numerose interviste, subito seguito da Gentiloni e poi da Renzi il quale annunciava  la fine dei gufi smentiti dai fatti, emettevano suoni di gioia annunciando al popolo che il totale del numero degli occupati era tornato al livello del 2008,  risultato “incredibile, straordinario”, trillavano. Incredibile, davvero, perché è una notizia falsa.

Il  recupero sulla occupazione si deve al balzo in avanti del lavoro a termine

Il recupero sulla  occupazione – è scritto nel  report della Di Vittorio – si deve, numeri alla mano al balzo in avanti del lavoro dipendente a termine (il tempo determinato raggiunge il numero più alto dal 2004 a oggi, arrivando a 2,8 milioni, con un aumento di quasi un milione rispetto all’anno iniziale). Non solo. A fronte di una sostanziale parità del tempo indeterminato, si registra un forte calo del lavoro autonomo (che scende ad agosto a quota 5,3 milioni, circa 900 mila in meno rispetto al 2004), mentre cresce il part time, soprattutto involontario, che raggiunge nel suo complesso i 4 milioni e 329 mila occupati (un milione in più rispetto al 2008). Ma il dato forse più interessante che emerge dal report è un altro: a questi numeri complessivi non corrisponde un eguale innalzamento delle ore lavorate (nel secondo trimestre 2017 sono il 5,8% in meno di quelle del 2008, 10,9 contro 11,6 miliardi) e delle unità di lavoro standard, vale a dire gli equivalenti a tempo pieno (il 4,5% in meno, 1,15 milioni di unità di lavoro equivalenti a tempo pieno in meno nel 2017 rispetto al 2008).

Fammoni: peggiorato il mix di occupazione. Scacchetti: lavoro più debole, più precario, più povero

“Insomma, al di là della retorica sulla crescita numerica degli occupati – afferma il Report reso noto da Rassegna.it – la verità è che in Italia siamo ben lontani dalla piena o anche ‘massima’ occupazione, sia per numero di ore lavorate, sia per unità di lavoro, sia anche – rispetto alla media europea – per tasso di occupazione”. “I numeri – commenta Fulvio Fammoni, presidente della Fondazione Di Vittorio – dimostrano come sia profondamente cambiato e peggiorato il mix di occupazione. L’aumento del numero dei precari sommato al part time involontario produce una cifra record di oltre 4,5 milioni di persone che svolgono un’attività che non hanno scelto e che non vorrebbero”.

Commenta Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil: “Alla crescita degli occupati non corrisponde una crescita analoga dei posti di lavoro standard e delle ore lavorate. Segno che il lavoro che si è generato in questi mesi è più debole, più precario, più povero e quindi non riesce a migliorare significativamente gli indicatori che, nonostante la ripresa del Pil e della crescita, ci tengono lontani dai principali Paesi europei, come Francia, Germania e Regno Unito: tasso di occupazione e indice di disoccupazione”. Scacchetti  rivolta al governo, afferma che “serve forte discontinuità nelle scelte di politica economica. La stessa discontinuità che la Cgil  propone con il Piano del lavoro e con la Carta dei diritti. A questo proposito, ci aspettiamo risposte concrete dal governo in merito alle nostre proposte unitarie su pensioni, lavoro, giovani, sanità e contratti. Consegnare un futuro migliore alle nuove generazioni non può che significare partire dall’investimento sul lavoro di qualità, dalla valorizzazione della contrattazione, da un sistema di welfare e previdenziale solidale e universalistico”. Ma il governo sembra avere smarrito i due progetti messi a punto dalla Cgil. Non solo. Nel dibattito sul Def che si  è svolto nelle aule del Parlamento, per esempio, rispondendo ad una richiesta di Articolo 1-Mdp sulla necessità di eliminare il super ticket sulle visite ha dato una risposta negativa facendo però presente che  in un arco di tempo si sarebbe proceduto ad eliminare questa odiosa tassa. Leggendo le cronache dei giornaloni scopre che il “lasso di tempo” sono quattro anni. L’ammalato nel frattempo, nell’attesa di non pagare il superticket per analisi e visite mediche ha tempo di morire.

Agenzia di Rating: appena due gradi sopra la soglia dei “titoli spazzatura”

Veniamo a Moody’s. Non modifica la nostra classifica, il nostro rating resta BAA2, siamo appena due gradi sopra la soglia tra i cosiddetti “titoli spazzatura” e gli altri. “Servono riforme economiche e fiscali”, dice l’Agenzia. Ma il Def , la manovra di Bilancio che si annuncia non ne prevede. “Per  il passaggio dell’outlook da negativo a stabile è necessario, secondo l’agenzia di rating, che sia più chiara la strategia sulle riforme strutturali e sulla politica fiscale per una significativa e sostenibile riduzione del debito pubblico”. È come andar di notte rileggendo la nota di aggiornamento del Def. “Resta da affrontare in particolare”, sottolinea Moody’s, “il problema del debito pubblico. L’Italia ha una finestra di tempo limitata per invertire il trend del debito prima che i tassi di interesse riprendano a salire. Il rating potrebbe essere tagliato, avverte Moody’s, se non saranno messe in campo misure sufficienti. In questo scenario ha un ruolo determinante anche la politica. Gli ultimi sondaggi, evidenzia l’agenzia, suggeriscono come dalle urne uscirà un risultato molto probabilmente incerto, con un Parlamento ‘sospeso’, con nessun partito che guadagnerà la maggioranza per formare un governo”. Viene da dire che ci vorrebbe un Prometeo per dar vita ad una statua della Verità, quella con i piedi.

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