Bilancio. Da martedì al Senato la manovra. Il “no” del governo alle richieste di Cgil,Cisl, Uil. Convocate assemblee in tutti i luoghi di lavoro. Poi si passerà a nuove forme di lotta. Ape social: respinto il 70% delle domande

Bilancio. Da martedì al Senato la manovra. Il “no” del governo alle richieste di Cgil,Cisl, Uil. Convocate assemblee in tutti i luoghi di lavoro. Poi si passerà a nuove forme di lotta. Ape social: respinto il 70% delle domande

Subito dopo l’approvazione della legge elettorale, se vi sarà, viste le incertezze dell’esito del voto, parte al Senato la manovra di bilancio, quella che una volta si chiamava la Finanziaria. Martedì viene incardinato il decreto legge fiscale, seguito dal disegno di legge di Bilancio. Entro il 15 dicembre il dl fiscale deve avere il sì di Camera e Senato. Il Ddl Bilancio viene di solito approvato dal ramo del Parlamento che lo riceve entro un mese. Poi lo trasmette all’altro ramo. Prima di Natale il complesso delle operazioni dovrebbe essere terminato. La manovra diventa così legge ed entra in vigore il 1° gennaio del 2018. Entra in scena anche la Commissione Ue che deve dare la valutazione se il Bilancio corrisponda a quanto il governo ha comunicato nella lettera di accompagnamento che ha preceduto l’approvazione della manovra da parte del Consiglio dei ministri. Di solito questo parere dopo una prima valutazione arriva in modo definitivo entro la primavera.

Contemporaneamente parte la campagna di mobilitazione di Cgil, Cisl,Uil che ancora attendono  i “testi fantasma”, così  li  definiscono i dirigenti sindacali, relativi alla manovra come promesso dal ministro Poletti con cui si sono incontrati senza ricevere, per altro, risposte sulla “memoria” inviata al governo con le proposte che riguardavano pensioni, lavoro, ai giovani in particolare, sanità, scuola, contratti dei dipendenti pubblici. Non c’è da meravigliarsi visto che a poche ore dalla presentazione al Senato dei provvedimenti previsti dalla manovra ancora non c’è un testo definitivo.

Il governo prosegue con i bonus a raffica consumando le scarse risorse disponibili

Una sola cosa è certa: come nel passato, nel rispetto della tradizione, si è aperta la caccia al bonus. Dal governo sono venuti segnali di piena disponibilità. Non ci sono possibilità di eliminare il superticket che riguarda analisi e medicinali, ma ci sono i bonus verdi, una detrazione fiscale del 36% per chi acquista piante per adornare il terrazzo o per chi dà una sistemata al giardino. Si è parlato anche di un “sostegno” alle atlete in stato di maternità, bonus per il Giro d’Italia, i mondiali di sci a Cortina. Si mantiene il bonus per chi compie i 18 anni e si autorizza l’acquisto di musica digitale, corsi di musica. Si elimina il bonus per l’acquisto di mobili per le giovani coppie, un bonus che ha consentito il rilancio delle più di 70mila aziende del settore del mobile. Si conferma la decontribuzione, un nuovo jobs act, malgrado il fallimento registrato, meglio che ha portato soldi nelle tasche degli imprenditori ed ha rappresentato una fucina di lavoro precario. Per la prima volta il numero di assunzioni a tempo determinato ha superato quelle a tempo indeterminato.

Queste le “risposte”, sono solo una parte, perché quando la manovra sarà definita in tutti i particolari se ne vedranno delle belle, date ai sindacati, che hanno aperto – afferma un comunicato delle tre Confederazioni – “una campagna di assemblee in tutti i luoghi di lavoro per informare e confrontarsi sugli incontri in atto con il governo sui temi della previdenza e del mercato del lavoro. Le assemblee si svolgeranno a partire dalla prossima settimana fino alla prima metà del mese di novembre”.

I sindacati chiedono un incontro a Gentiloni che non trova il tempo di rispondere

Nel frattempo i sindacati attendono ancora una risposta da parte del presidente del Consiglio cui avevano scritto chiedendo un incontro sulla legge di Bilancio ed in particolare sul tema della previdenza e del mercato del lavoro. Ancora non è arrivata alcuna risposta. Gentiloni, forse impegnato ad arginare il suo predecessore in merito alla nomina del governatore di Bankitalia, non ha trovato il tempo neppure di inviare una mail. In linea con Renzi Matteo che i sindacati li ha sempre tenuti alla larga, classificandoli fra i gufi, quando andava bene. Da qui le assemblee che potrebbero essere “il preludio” ad una mobilitazione facendo riferimento a quanto affermato da Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, quando subito dopo l’approvazione della legge di Bilancio da parte del consiglio dei ministri aveva affermato che “lo sciopero non è una parola abrogata” sottolineando in particolare che la manovra “favorisce le rendite e mantiene lo status quo”. A rendere ancor più pesante la situazione sono i dati che riguardano l’esito delle domande per l’accesso all’Ape sociale e all’anticipo pensionistico per i precoci, definiti dai sindacati di “una gravità estrema”. Infatti, due domande su tre sono state respinte dall’Inps.

Ghiselli (Cgil) e Piccinini (Inca). Ape, situazione incredibile. Governo e Inps intervengano subito

Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil ha affermato: “L’istituto e il governo devono immediatamente porre rimedio ad una situazione incredibile nella quale lo spirito e la lettera delle norme vengono ignorati, impedendo così a decine di migliaia di persone di accedere alle prestazioni cui hanno diritto”. “Ma oltre a questo, sarà necessario, per il prossimo anno – ha proseguito Ghiselli – apportare delle modifiche sostanziali a questi strumenti per permettere a molti più lavoratori di poterne usufruire, in una condizione di maggior certezza procedurale e normativa”. Ad aggravare ancor più la situazione il fatto che a coloro che presentano regolare domanda, che sono in perfetta regola con i requisiti richiesti viene risposto con una lettera in cui neppure si motiva perché la domanda è stata respinta. Interviene anche l’Inca Cgil con la presidente Morena Piccinini la quale afferma che “le nostre previsioni sulle tante, troppe domande respinte di Ape sociale si sono avverate. I dati comunicati dal direttore generale dell’Inps, Gabriella Di Michele, alla commissione Lavoro della Camera, confermano quanto era stato preannunciato nel dossier del patronato della Cgil il 12 ottobre scorso. Il 70% delle domande respinte dicono sostanzialmente  – prosegue  Piccinini – che ci sono problemi sostanziali di interpretazioni delle norme, che vanno risolti. L’auspicio è che gli ulteriori chiarimenti, non ancora noti, ma comunque forniti ad Inps dal ministero del Lavoro soltanto dopo la denuncia di Inca, vadano nella direzione di un allargamento della platea dei beneficiari. Quanto alle risorse già stanziate per una platea previsionale di circa 60 mila domande, e che inevitabilmente resteranno inutilizzate – aggiunge – pretendiamo che vengono ugualmente spese per consentire a tanti disoccupati, invalidi e precoci di essere riammessi, come è giusto che sia. Quanto sta succedendo sull’applicazione dell’Ape sociale – afferma – resta inaccettabile e non cancella le responsabilità sui ritardi con cui Inps e Ministero del lavoro stanno cercando di porvi rimedio, ammesso che le nuove disposizioni ministeriali siano effettivamente estensive e non invece rivolte a togliere da una imbarazzante quanto davvero poco comprensibile posizione in cui si è ficcata Inps”. “Il riesame delle domande respinte, promesso dall’istituto previdenziale – prosegue Piccinini – deve essere fatto applicando correttamente la normativa e non con arbitrarie interpretazioni, che rischiano di vanificare lo spirito della legge istitutiva dell’indennità  Ape sociale e, soprattutto, ad azzerare le già magre aspettative di numerosi lavoratori, che versano in precarie condizioni occupazionali, ultrasessantatreenni, ai quali va riconosciuto il sacrosanto diritto di poter anticipare il pensionamento di tre anni”.

Share