Bankitalia. Gentiloni: “Non parlo neppure sotto tortura”. No, deve parlare. Scenario melmoso, Costituzione sfregiata. Appello di 46 economisti. Calenda, “fatto grave”. Scotto, spettacolo indecente. Fratoianni, ridicolo Orfini. Si chiama fuori Berlusconi

Bankitalia. Gentiloni: “Non parlo neppure sotto tortura”. No, deve parlare. Scenario melmoso, Costituzione sfregiata. Appello di 46 economisti. Calenda, “fatto grave”. Scotto, spettacolo indecente. Fratoianni, ridicolo Orfini. Si chiama fuori Berlusconi

“Delle nomine per Bankitalia non parlo nemmeno sotto tortura. C’è una procedura che investe diverse istituzioni”: così Paolo Gentiloni ha avvertito i giornalisti che, a Bruxelles, a conclusione del  vertice Ue in cui come al solito non si è concluso nulla, lo attendevano in conferenza stampa. Ha ripetuto, come una nenia, che sarà salvaguardata l’autonomia dell’Istituto, poi una bugia grande come una casa quando ha affermato che i rapporti fra governo e Pd sono “ottimi”. Altrettanto ha fatto Renzi Matteo, dal fortino del “Frecciabianca”, una ridicola messa in scena per la gioia degli scriba al suo servizio, quando ha dichiarato che “il rapporto con il governo è ottimo”. Tutti sanno che si tratta di una bugia da dividere in due, che conviene a l’uno e all’altro. Gentiloni deve far buon viso a cattiva sorte. Ha dovuto subire la pressione del segretario dem che ha ordinato il voto di fiducia sulla legge elettorale ed ora si trova a fare i conti con una vicenda più grande di lui che mette in discussione non solo il suo ruolo ma soprattutto quello del Presidente della Repubblica. Quando Renzi Matteo, dal treno-burla in viaggio verso Brindisi fa sapere che lui “fra i banchieri e i risparmiatori” sceglie questi ultimi non solo dimentica i suoi rapporti con il mondo della finanza, vedi sostegno alle Leopolde, ma anche le banchette toscane, non solo quelle piccole.

Dal Paese una richiesta forte e limpida di  fare chiarezza

No, il presidente del Consiglio deve parlare. Dal Paese viene questa richiesta, forte e limpida. Siamo in presenza di uno scenario melmoso dentro il quale nasce la mozione del Pd. 46 economisti hanno sottoscritto un appello per chiedere “un passo indietro della politica” sul tema della nomina del nuovo numero uno di via Nazionale. Tra loro l’ex presidente delle Fs Marcello Messori, il docente della Statale Giorgio Barba Navaretti, il professore della Bocconi Fabrizio Onida, l’esperto di diritto bancario Marco Onado, Nicola Rossi e Gianni Toniolo. I firmatari dell’appello chiedono al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio dei ministri “di non assecondare l’irrituale mozione di alcuni gruppi parlamentari orientata ad ‘aprire una nuova fase’ in Banca d’Italia che a loro dire si realizzerebbe negando la conferma del Governatore Visco”. Nell’appello si afferma che “siffatte irrituali richieste sono lesive dei poteri di proposta e di nomina che la legge riserva all’autonomia del presidente Consiglio e del presidente della Repubblica”. Infine si valuta pericoloso il tentativo di politicizzare le nomine ai vertici di una istituzione la cui indipendenza tecnica e operativa, garantita anche dall’appartenenza al Sistema delle banche centrali europee, è indispensabile all’esercizio della vigilanza sul sistema bancario italiano e alla partecipazione della Banca d’Italia alle decisioni di politica monetaria della Banca Centrale Europea

Ruolo determinante della ministra Finocchiaro e della sottosegretaria Boschi

Sono aperti tutti gli interrogativi, chi, come, dove quando, perché, le regole del giornalismo anglosassone. L’unica cosa certa è che una mozione che rappresenta una vera e propria bomba ad orologeria calata sul sistema democratico viene concertata via telefono, chat. I giornalisti si devono trasformare in segugi, ognuno, deputati, ministri, sottosegretari, viceministri, fornisce una sua versione. Vi sono deputati dem che, senza neppure arrossire, dicono che hanno sottoscritto ma senza aver neppure letto il testo. La ministra Finocchiaro ha fatto la spola fra la sottosegretaria Boschi, qualche ministro, si dice Padoan, e qualche deputato che dissentiva e che è stato convinto alla terza revisione del testo. Si parla sui media del ruolo fondamentale svolto dalla sempre presente Boschi, la quale dovrebbe star lontano quando si parla di banche, ma Gentiloni deve chinare la testa, accettare che sia lei a guidare la partita tanto da far partire da Palazzo Chigi un comunicato in cui si esprime piena fiducia nell’operato della suddetta. Sbotta Arturo Scotto, deputato di Articolo 1-Mdp: “Credo che dopo le dichiarazioni dei ministri, i retroscena, sull’attivismo di sottosegretari in odore di conflitto di interessi e le chat di corrente pubblicate su grandi giornali, Gentiloni abbia il dovere di venire in Parlamento a spiegare cosa sta accadendo nel Governo. Il paese non può assistere a questo spettacolo indecente senza che ci sia un chiarimento pubblico e non un chiacchiericcio raccontato dal buco della serratura”. Deve chiarire Gentiloni, in modo particolare il compito spetta ad Anna Finocchiaro, la dea ex machina dell’operazione, quando e come il governo ha approvato la mozione. Non dubitiamo delle loro affermazioni a sostegno del Renzi il quale ha detto e ribadito che “Gentiloni era d’accordo”.

Quali e dove i ministri che hanno dato il loro consenso

Così come non è molto chiaro quali sono i ministri coinvolti che hanno manifestato consenso con la mozione. Per quanto riguarda Padoan, ora forse in silenzio stampa, si conosce una litigata via telefono proprio sulla mozione. Forse dall’altra parte vi erano lo stesso Renzi e la ministra. Calenda, il ministro per lo sviluppo economico non ha peli sulla lingua nell’esprimere il proprio dissenso. Dice “di non credere che una parte del Pd punti ad un disegno di indebolimento del governo. Se questo di Bankitalia è stato un incidente, chiudiamolo quanto prima. Se invece è una strategia, non è buona ed è un fatto grave”.

Le sciocchezze di Matteo bis, presidente del Pd

Si prende l’onere di dare una risposta l’immancabile presidente del Pd, l’ultrà renziano, Orfini Matteo. Verrebbe voglia, come diceva Virgilio a Dante, non ti curar di lor ma guarda e passa ma due righe le merita, tanto in basso è caduto il Pd per meritarsi un siffatto presidente. “Ma che modi sgarbati! – inizia il nostro, anzi il loro, e se lo tengano stretto, così perdono sempre più voti – è la critica che si leva negli editoriali curiosamente uguali della grande stampa. E al coro degli scandalizzati corrono ad aggiungersi molti leader storici della sinistra italiana e qualche loro epigono, giovani leoni che ruggiscono quando c’è da fare la sinistra nei convegni e nei talk show, ma fanno le fusa come gattini coccolosi quando si ritrovano di fronte il salotto buono del paese”. Gli risponde Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana: “Dopo Renzi ecco Orfini. Capisco che siamo a pochi mesi dalle elezioni, ma francamente cercare di trasformare il Pd nel difensore dei risparmiatori appare ridicolo. Dove erano Renzi ed Orfini – prosegue il leader di Si – quando denunciavamo le troppe debolezze e le compiacenze della politica verso il sistema bancario? Dove erano mentre si regalavano miliardi alle banche senza colpire i responsabili dello sfascio?”. ”La verità – prosegue – è che il governo ha scaricato i costi dei fallimenti sui piccoli risparmiatori senza nessun intervento di riforma del sistema. Da anni proponiamo di separare banche di investimento e banche di risparmio. Ma su questo fronte non abbiamo mai ricevuto risposta. Noi non intendiamo in nessun modo fare sconti a Bankitalia per le responsabilità di mancata vigilanza di questi anni. Ma ancor meno siamo disposti ad accettare che il Pd ribalti la realtà per nascondere le sue responsabilità”. Sente odor di bruciato Silvio Berlusconi che ieri in una dichiarazione era parso sostenere la mozione del Pd. Puntualizza: “Non abbiamo accettato l’atteggiamento avuto in Parlamento dal Partito democratico e abbiamo denunciato il loro opportunismo fuori luogo e pericoloso per la nostra democrazia”. Conclude: “Abbiamo tenuto, noi, un comportamento limpido. Dalla parte dei cittadini, ma difendendo sempre e comunque le nostre istituzioni repubblicane”.

Share