Si apre un’intensa settimana politica, che si chiuderà con alcune conferme e qualche sorpresa. Al centro l’Emilia: Imola, Reggio e Rimini, le capitali delle feste di partito

Si apre un’intensa settimana politica, che si chiuderà con alcune conferme e qualche sorpresa. Al centro l’Emilia: Imola, Reggio e Rimini, le capitali delle feste di partito

Quella che si è aperta domenica 17 settembre e si chiuderà domenica 24 è una settimana importante per la politica italiana. Settimana dedicata alle feste di partito, ad esempio: a Imola il segretario del Pd concluderà la festa nazionale dell’Unità (privata del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, chiuso per far posto ad un notiziario online, di servizio); a Rimini, avrà luogo la kermesse del Movimento 5 Stelle, al termine della quale sarà designato il candidato premier (ma i giochi sembrano abbondantemente già stabiliti dalla Casaleggio e da Beppe Grillo, che si sono espressi per Luigi Di Maio); a Reggio Emilia, Sinistra Italiana dà appuntamento al secondo dei tre appuntamenti (Barletta, Reggio Emilia e Torino) in cui si divide il suo primo Festival nazionale dedicato all’uguaglianza. Ma anche Articolo1-Mdp prosegue con le feste diffuse sul territorio. In Sicilia, intanto, il prossimo 20 settembre si presenteranno i candidati alla presidenza della Regione e le liste collegate, in vista delle elezioni del prossimo 5 novembre. E nel frattempo, si attende la decisione del Tar sul ricorso presentato contro le cosiddette “Regionarie” dei pentastellati che hanno già incoronato come candidato Giancarlo Cancelleri. Sullo sfondo, le polemiche politiche e parlamentari sulle scadenze autunnali, a partire dall’impegno per la legge di stabilità e per l’approvazione in Senato della legge sullo Ius soli.

Il rebus Sicilia, in attesa del verdetto del Tar sulle regionarie dei 5stelle. Intanto, un sondaggio sorride alla sinistra, al 25% e mette ansia al Pd, dato all’8 

Partiamo proprio dalla Sicilia, dove un sondaggio realizzato dall’istituto Piepoli ha fatto tremare il Partito democratico. Il candidato del centrodestra Nello Musumeci avrebbe il 42 per cento; Fava e Giancarlo Cancelleri del M5S al 25% a pari merito e l’uomo del centrosinistra, Fabrizio Micari, solo all’8%. Per il vicepresidente dell’Antimafia, candidato della sinistra che oggi ha presentato la lista Cento passi per la Sicilia, è la prova che se si parla di “voto utile come fa il centrosinistra dovremmo dire noi ‘date un voto utile a Fava’. Come si vede sono già secondo. Capisco che da quella parte c’è un filo di terrore nei nostri confronti, ma se qualcuno vive questa campagna come una minaccia alla sua sopravvivenza non è un problema nostro”. La replica del segretario regionale del Pd, Fausto Raciti, non si è fatta attendere: “I sondaggi di Fava danno lui al 25 per cento e me prossimo pontefice”. Eppure, se la sinistra dovesse davvero confermare questo sondaggio, il Pd dovrebbe esserne felice, invece di scommettere sulla tiara papale per Raciti, anche perché la destra quasi al 50% è la vera sconfitta per tutta la regione Sicilia. Prima curiosità: mentre il segretario nazionale Renzi spara contro il fuoco amico, e mentre Andrea Orlando, intervenendo alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia, spara specificamente contro Massimo D’Alema, assunto come il nemico vero del Pd, e invitano entrambi al voto utile, il segretario regionale della Sicilia del Pd, dinanzi a sondaggi negativi spara contro Claudio Fava. Seconda curiosità: domenica anche Silvio Berlusconi aveva indicato il suo nemico, i cinque stelle, senza mai citare né Renzi, né Gentiloni, né il Pd, e qualcuno aveva inteso che aveva voluto riservarsi una via d’uscita per una eventuale grande coalizione all’italiana (riedizione del patto del Nazareno). Se due più due fanno quattro, il cedimento a destra del Partito democratico sarebbe dimostrato proprio dal tentativo di demonizzare l’unità a sinistra, che molto probabilmente sarà definita proprio al termine dell’appuntamento reggiano di Sinistra Italiana, sabato prossimo.

Il festival dell’uguaglianza di Sinistra Italiana a Reggio Emilia

“Eguaglianza: festival dei perchè e dei come”: si intitola così la Festa nazionale di Sinistra italiana che si terrà a Reggio Emilia al Chiostro della Ghiara da mercoledi 20 a domenica 24 settembre prossimi. “Abbiamo organizzato questo festival – afferma Elisabetta Piccolotti, della segreteria nazionale Sinistra italiana – per provare ad affrontare uno dei grandi temi della società contemporanea: siamo sicuri che la sempre maggiore diseguaglianza tra persone ricche e povere debba essere il nodo da sciogliere per una forza di Sinistra. Diseguaglianza nel campo del reddito, nell’accesso ad un ambiente sano, nella conoscenza, con tanti ragazzi che abbandonano la scuola”.  Diversi gli appuntamenti di rilievo in programma. Mercoledì 20 alle 19 Maurizio Landini della segreteria nazionale Cgil partecipa ad un dibattito dal titolo “Tassare i robot? Innovazione tecnologia e automazione”. Alle 21 è previsto un dibattito con Massimo D’Alema (Mdp) e Fabio Mussi (Si). Giovedì alle ore 21 Luca Telese intervista Nichi Vendola. Venerdì 22 alle ore 19 Roberto Speranza e Sergio Cofferati si confronteranno sulle politiche industriali, mentre alle 21 si terrà un incontro con la segretaria nazionale Cgil Susanna Camusso e il Ministro per la coesione territoriale e il mezzogiorno Claudio De Vincenti. Sabato alle 21 Massimo Giannini coordina l’incontro tra Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra italiana, il deputato di Mdp Pierluigi Bersani e Pippo Civati, segretario di Possibile.

La farsa della consultazione sulla premiership dei M5S, decisa a tavolino da Casaleggio e Grillo. Sarà Luigi Di Maio il candidato

Per i Cinquestelle alle prese con le consultazioni online per la premiership non sarà una corsa solitaria, ma di fatto la strada di Luigi Di Maio non avrà ostacoli a meno di clamorosi colpi di scena. A poche ore dalla chiusura delle candidature, viene pubblicata sul blog di Beppe Grillo la lista dei nomi che si sfideranno per la carica di candidato premier e capo politico del Movimento. Sono 8, Di Maio è l’unico big, gli altri semi sconosciuti, eccezione fatta per la senatrice pentastellata Elena Fattori, personaggio comunque non di primo piano nell’universo grillino. Gli altri candidati in corsa sono: Vincenzo Cicchetti, candidato sindaco di Riccione; Andrea Davide Frallicciardi, perito elettronico, ex consigliere comunale di Figline Valdarno, in provincia di Firenze; Domenico Ispirato, ex consigliere circoscrizionale a Verona; Gianmarco Novi, consigliere comunale a Monza; Nadia Piseddu, candidata a sindaco di Vignola; Marco Zordan, 43 anni, artigiano di Arzignano, di cui non viene riportato il curriculum politico. Silenzio invece dall’altro ‘papabile’ Roberto Fico, descritto come leader dell’ala più ortodossa del movimento, quella più vicina alle origini. Questa mattina era atteso all’hotel Forum a Roma, dove Beppe Grillo alloggia durante le sue trasferte romane, ma non si è visto. Grillo è rimasto chiuso in albergo tutto il giorno, concedendo ai numerosi cronisti e cameramen che lo attendevano solo un gesto: ha calato due lenzuola annodate dalla finestra della sua camera al terzo piano. Voglia di evasione? Dalle telecamere o dalle polemiche interne al movimento? Il comico dovrebbe trattenersi nella capitale fino a mercoledì. E nella corsa alla premiership del M5s non è mancata una provocazione, a firmarla Roberto Saviano: “Questa mattina – ha scritto su Fb – mi sono svegliato con il desiderio di omaggiare Marco Pannella e la sua eterna capacità di sorprendere e sparigliare le polverose strutture della politica tradizionale. Nel 2007 si candidò alle primarie del Pd ma fu escluso perché non soddisfaceva i requisiti richiesti dal neonato Partito democratico. Ebbene, approfitto di questa sede per ufficializzare la mia candidatura a premier per il M5s. Lo faccio anche – ha sottolineato – per trarre il Movimento dall’impaccio di una situazione patetica per non dire bulgara. Per spezzare una lancia in mio favore, ammetto di non essere iscritto al Movimento, ma condivido con Luigi Di Maio lo status di indagato per diffamazione (incidenti del mestiere)”.

Il Pd? Prepara la legge elettorale, trappola per incastrare Pisapia e allontanarlo dalla sinistra

E il Partito democratico? Risolta la questione siciliana, con l’accordo ferreo di governo con l’Ap di Alfano (che intanto perde vistosamente pezzi a favore di Forza Italia, considerata il carro del prossimo vincitore), cerca di manomettere la legge elettorale, rendendola sufficientemente coerente col suo disegno di proseguire nel governo del Paese. In attesa del discorso conclusivo della festa dell’Unità a Imola di Matteo Renzi, il Pd prova a far ripartire la legge elettorale, ma non dal proporzionale su cui si era accordato a giugno con M5s, Fi e Lega, bensì su una formula che introduce un po’ di maggioritario, così da recuperare l’assenso di Giuliano Pisapia. L’ipotesi riprende il Rosatellum, per metà con collegi uninominali e per metà proporzionale, ma aumenta decisamente la parte proporzionale. Per andare in porto il progetto però richiede il consenso almeno di uno tra Fi e M5s, i due partiti proporzionalisti insieme a Mdp, che ha già chiuso la porta. Sono due gli elementi che spingono Matteo Renzi e i Dem a tentare una strada diversa dal proporzionale, per altro naufragato a giugno su un voto segreto in Aula. Da una parte un modello con un po’ di maggioritario consentirebbe un dialogo politico con Campo Progressista di Pisapia, in vista di una coalizione, come piace anche alla minoranza interna del Pd. Dall’altra si ritiene che M5s non abbia intenzione di arrivare ad una nuova intesa larga, dopo che ha posto come pregiudiziale l’approvazione della legge sui vitalizi. “Il proporzionale non è mai stata la prima scelta del Pd – ha detto Ettore Rosato, presidente dei deputati Dem – per cui stiamo facendo una verifica su una formula più maggioritaria. Tutti parlano di governabilità, vediamo se le parole si incrociano con la coerenza”. La bozza a cui si lavora prevede 231 seggi uninominali maggioritari, pari al 36%, e il 64% proporzionale, cioè 399 seggi. Il perché di questi numeri particolari risiede nell’emendamento approvato a scrutinio segreto l’8 giugno alla Camera, che ha fissato in 231 i collegi complessivi della Camera.

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