Articolo1-Mdp. Seconda giornata della festa del lavoro a Napoli. Grasso invoca l’approvazione dello ius soli. Delrio invita Mdp al tavolo dopo le elezioni. Franceschini pensa alla coalizione Pd-Mdp-Pisapia. Bersani smonta tutto e dice cose di sinistra

Articolo1-Mdp. Seconda giornata della festa del lavoro a Napoli. Grasso invoca l’approvazione dello ius soli. Delrio invita Mdp al tavolo dopo le elezioni. Franceschini pensa alla coalizione Pd-Mdp-Pisapia. Bersani smonta tutto e dice cose di sinistra

Seconda giornata della festa nazionale del lavoro di Mdp a Napoli. Molti gli ospiti importanti, dal presidente del Senato Pietro Grasso, a Pier Luigi Bersani, che si è confrontato col ministro Delrio, a Dario Franceschini. Il presidente del Senato ha affermato che lo ius soli non può cadere nell’oblio ed essere rimandato alla prossima legislatura: “Mi sembra che si punti più a valutazioni di ordine elettorale che non alla giustezza della legge”. “Io dico, abbiamo fatto una lotta per il codice antimafia e l’abbiamo vinta. Perché non possiamo farla anche in questa legislatura con lo Ius soli? Poi non sono un idealista, bisogna cercare i voti, prima mettere in sicurezza i conti, ma sono fiducioso che dopo la legge di bilancio ai possa approvare” ha rilanciato. Il Partito democratico ci crede e metterlo in chiaro è ancora un esponente dem nell’esecutivo, Graziano Delrio: “Siamo ancora in tempo. Non arrendiamoci all’inverno prima di avere combattuto. È una battaglia non di un gruppo politico, ma di civiltà. Penso che i partiti non devono dare ordini, perché è un voto sui diritti”. Poi l’affondo al Movimento 5Stelle: “Vogliono astenersi, ma come fai ad astenerti sui diritti. Io mi appello alla coscienza di tutti”. Anche Pier Luigi Bersani punta sull’immediato: “Non possiamo permetterci di dire ‘facciamolo la volta prossima’. O adesso o mai più. Speriamo di poterci riprovare. Un centrosinistra che separa i valori che afferma dal combattimento è morta. Puoi farcela o non farcela ma devi far vedere che combatti per le tue idee”. Anche Massimo D’Alema, aprendo la festa provinciale di Mdp a Bologna, è intervenuto sullo ius soli, sostenendo le ragioni dell’approvazione: “ci batteremo fino alla fine perché la legge sullo ius soli si faccia, si spera che il Pd almeno sui diritti civili ci sia, anche se non ha molta simpatia per gli operai”. Secondo D’Alema, lo stop alla legge “è un gravissimo errore”.

Sullo ius soli perfino il Vaticano è contrariato e imbufalito

Al di là delle posizioni politiche, comunque, lo stop su questa legge così delicata non è piaciuto in Vaticano, che oggi ha detto la sua e senza mezzi termini. “Non vedo perché si è ritenuto di accelerare sui diritti delle persone di uno stesso sesso che vogliono vivere insieme, ma non si ritiene di dare diritti e doveri a italiani mantenuti senza cittadinanza”, ha ammonito monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei. E non è tutto. “Su questo tema – ha osservato – si sono scaricate tante tensioni, tutto ciò che di peggio attiene all’immigrazione e tutto quello che è legato al terrorismo. Chi parla di ius soli invoca queste motivazioni che non c’entrano niente: lo ius soli non riguarda chi, per un motivo o nell’altro, mette piede sul suolo italiano”. Di fatto, ha attaccato: “La stragrande maggioranza delle donne migranti che arrivano in Italia non sono partite incinte, ma sono state violentate. Se una di loro partorisce appena arrivata sulla spiaggia, sicuramente non avrà la cittadinanza italiana”.

Il confronto tra Bersani e Delrio. Pier Luigi parla di sinistra, lavoro, universalità della scuola e della sanità, Graziano rilancia il confronto programmatico a dopo le elezioni 

Ma la seconda giornata della festa di Mdp è stata importante anche per registrare i rapporti tra Pd e sinistra.  Rispondere da sinistra al tema dell’insicurezza imparando a “cambiare registro e poter parlare direttamente alla gente”, è il monito che Pierluigi Bersani lancia dalla festa nazionale di Mdp-Articolo1 a Napoli. Bersani sottolinea che mentre la destra “ha cambiato registro”, la sinistra “si trova ancora a masticare parole prima vincenti e ora tagliate fuori”. Diversa, invece, la consapevolezza dimostrata da quelli che definisce “due vecchietti, Sanders e Corbyn, che stanno provando a rispondere da sinistra al tema dell’insicurezza”. Compito della sinistra, allora, è avanzare “proposte nuove intorno a 4 cose che possano limitare la disuguaglianza. Cioè gli investimenti per il lavoro, un sistema universalistico per scuola e sanità, una fiscalità fedele e progressiva e, infine, una legge che difenda i cittadini dal mercato”. “Come puoi affermare valori di eguaglianza se non combatti per questi a casa tua”, si chiede Bersani invitando a reagire e “rimediare perché la destra sta entrando nella testa della gente da due anni”. A Bersani ha cercato di replicare il ministro Delrio, intanto sostenendo che egli non fa certo “parte di un partito di destra”, e poi ha ribadito che “con questa legge elettorale dobbiamo metterci a sedere un secondo dopo con chi condivide delle priorità per il paese”. Insomma, “la coalizione non è all’ordine del giorno, nei sistemi elettorali proposti”. Certo, “nessuno è autosufficiente, neanche il grande partito della Merkel. Nessuno può avere deliri di onnipotenza. Quello che ha fatto la Merkel 5 anni fa, mettersi a sedere con l’Spd… In italia andrà fatto immediatamente dopo le elezioni. E credo che si parta dal campo di centrosinistra, mi pare assolutamente chiaro”. Delrio assicura di non essere rassegnato alle larghe intese: “No! Noi giochiamo nel campo del centrosinistra, chiediamo fiducia al centrosinistra”. Insomma, ha concluso Delrio, “non chiudo il dialogo a sinistra con Mdp e Pisapia, spero che abbia successo il loro tentativo di allargare il campo di centrosinistra. Io non sono un esponente di un partito di destra”. Eppure, sulle “provocazioni” di Bersani sui valori e i programmi della sinistra ha preferito glissare. Lo stesso Bersani ha dovuto perfino ribadire un paio di concetti fondamentali nella relazione politica col Pd. Intanto, ha ammonito, “non trattateci come chi vuol far vincere la destra, perché la destra ha già vinto, e ora dobbiamo rimediare”. E infine, secondo Bersani, una parte dell’elettorato del centrosinistra trova “indigeribile” un “Pd a trazione renziana”. Infatti, “ci divide un punto di fondo, quello che ha convinto me a prendere un’altra strada. Abbiamo un 20%-30% di elettorato di centrosinistra che si rifiuta testardamente di andare a votare o addirittura, per un 5%, vota Grillo o va a destra. Risulta indigeribile, per un pezzo rilevante di elettorato di centrosinistra, un centrosinistra a trazione Pd e un Pd a trazione renziana”.

Bersani rigetta il Rosatellum, che produce una caterva di nominati ed è “la fiera dei trasformismi”

Il Rosatellum non porta alle coalizioni ma ad “apparentamenti” tra partiti, peraltro con una “caterva di nominati”, e punisce chi vuole andare da solo come Mdp. Lo ha detto Pier Luigi Bersani parlando alla festa di Mdp. “Questa proposta è la fiera del trasformismo e del comando. Che sia fatta contro di noi è il meno… Noi presentammo in commissione prima delle ferie estive un emendamento che proponeva Mattarellum con simbolo e programma di coalizione e primarie di collegio. In subordine, bocciato questo, diciamo tedesco. Noi siamo ancora fermi lì”. Ha aggiunto Bersani: “Questa proposta qui (il Rosatellum, ndr) ha alcuni difettucci che mi paiono abbastanza evidenti. Primo, è del tutto improprio parlare di coalizione: sono coalizioni farlocche, sono apparentamenti di partiti che presentano il loro simbolo. Con un candidato che trascina con sé una caterva di nominati, 64% del Parlamento. E una forza che volesse andare da sola, mettiamo noi, sarebbe dimezzata”.

Franceschini: “cercare di ricomporre tra Pd e Mdp” per scongiurare la vittoria della destra o di Grillo

L’invito al dialogo tra Pd e Mdp è arrivato dal ministro Franceschini: alla vigilia di elezioni nelle quali gli avversari saranno destra e M5s, Pd e Mdp devono trovare il modo di “ricomporre” un legame, per unire il centrosinistra e provare a vincere. “Io penso che adesso – al di là di dire è stato questo o quest’altro (a provocare la rottura, ndr) – di fronte ai rischi che abbiamo in Italia, cioè ritrovarci il centrodestra o Grillo a guidare il Paese, si debbano accantonare alle distinzioni e cercare di ricomporrre. Lo dico al mio partito e lo dico a voi. Non mi interessa parlare del passato”. “Penso – ha aggiunto – che si debba essere chiari e onesti quando si discute: la scissione non è avvenuta sulla linea politica. Il problema è nato sulle persone, il motivo per cui non ho condiviso, ho criticato la scissione è perché quando non si è d’accordo sulle persone ci si scontra dentro il partito, non si va via”. E ha lanciato l’invito a ricomporre, almeno in una coalizione, quello che era il Pd:  “con alcuni eravamo nello stesso partito fino a qualche mese fa, faccio molto fatica a pensare che siano avversari e vorrei ci fosse lo stesso ragionamento dalla parte opposta. Un conto è non essere più nello stesso partito, un conto è essere avversari. Si può non essere nello stesso partito, ma essere nella stessa coalizione”. Come si evince, sia da parte di Delrio, sia da parte di Franceschini, due ministri che hanno condiviso tutte le scelte del governo Renzi, da dove trae origine la decisione della scissione, non vi è stata alcuna autocritica, anzi, il passato, le responsabilità personali e politiche, sono stati messi da parte solo perché si è individuato il rischio di “consegnare il paese alla destra o a Grillo”. Eccolo il leit motiv prevalente, che gli esponenti importanti del Pd continuano a sostenere ovunque, perfino alla festa nazionale di Mdp dedicata al lavoro, che i due ministri hanno contribuito a uccidere, prima con il Jobs act e con l’abolizione dell’articolo 18, e poi regalando 40 miliardi alle imprese per non assumere. Complimenti per il coraggio.

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