Sicuri che l’Europa di Macron sia quella degli Stati Uniti d’Europa?

Sicuri che l’Europa di Macron sia quella degli Stati Uniti d’Europa?

Ancora su Emanuel Macron: qualche dubbio, forse non infondato, su un suo “fare” politico che forse non è proprio quello che auspica chi ritiene necessaria la costituzione degli Stati Uniti d’Europa (sempre con la premessa, doverosa, che non c’è partita, se si tratta di dover scegliere tra lui e la leader del Fronte Nazionale Marine Le Pen).

Dopo aver stretto una probabilmente inevitabile intesa con Berlino e Angela Merkel, Macron, parallelamente, stringe una analoga intesa con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. I due si dicono in piena sintonia per quel che riguarda la reazione da opporre al dittatore siriano Assad, in caso di nuovo utilizzo di ordigni chimici. Del resto Macron aveva detto chiaramente come vede le cose nella lunga conversazione con una mezza dozzina di quotidiani d’Europa (per l’Italia il “Corriere della Sera”): “Se una certa linea fissata, viene oltrepassata, si interviene”. E ha assicurato di essere disposto a intervenire anche in solitaria.

Ora i “dossier” comuni crescono. La “visione” Parigi-Washington riguarda Mauritania, Mali, Georgia, Crimea; ma anche Libia e Irak, con puntate da perfezionare per quel che riguarda Ciad, Niger, Camerun, Nigeria, Benin. Insomma buona parte di quell’Africa che si dice “francofona”, ma dove ci sono interessi incrociati e in contrapposizione anche di Regno Unito, Russia, Cina. Interessi concreti: paesi poverissimi, ricchi di materie prime dal punto di vista energetico, e non solo petrolio o uranio. Ce n’è anche qualche interesse italiano (Nigeria, Egitto). Paradigmatico il caso Gibuti, dove troviamo incrociati e fronteggiati interessi francesi, americani, cinesi, italiani; perfino giapponesi.

In questo scenario, poco o nessuno spazio per Europa, Unione europea, Stati Uniti d’Europa

Ancora: per fare la guerra servono i fondi: l’assunto è al centro del vertice dei capi di Stato dei Paesi del Sahel che, insieme a Macron, valutano a Bamako il dispiegamento di un contingente multinazionale incaricato di contrastare gruppi armati e “terroristi”. Secondo ricostruzioni pubblicate dalla stampa del Mali, il costo della missione potrebbe aggirarsi attorno ai 400 milioni di euro. Al momento l’unico impegno di finanziamento, per 50 milioni, è stato annunciato dall’Alto rappresentante della politica estera e di sicurezza dell’Ue Federica Mogherini. Le ipotesi più quotate su ulteriori contributi chiamano in causa il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale ma anche singoli Paesi, a partire da Francia e Germania.

L’incertezza riguarda anche la consistenza numerica dei contingenti e i tempi di dispiegamento, previsto in teoria entro fine anno. Fonti diplomatiche citate dal settimane ‘Jeune Afrique‘ riferiscono di 5.000 uomini e di un possibile aumento fino a 10mila. A fornire i soldati dovrebbero essere i Paesi del cosiddetto G5, ovvero Mali, Burkina Faso, Niger, Mauritania e Ciad. Il teatro di operazione privilegiato sarebbe il Mali: una scelta pressoché obbligata dopo gli attentati contro i peacekeeper dell’ONU di pattuglia dal 2013 nel nord del Paese e l’incursione del commando islamista che il 18 giugno scorso ha provocato diversi morti in un resort alle porte di Bamako.